Domenica, 18 Ottobre 2009 13:41

Molto rumore… per uno spettacolo

Scritto da Christian Auricchio
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[TEATRO]

Immy2MILANO- Scritta tra il 1599 e il 1600, Molto rumore per nulla è senz’altro una delle opere shakespeariane più fortunate sul versante della rappresentazione teatrale: merito sicuramente dei dialoghi, che in quest’opera raggiungono livelli altissimi.

Problematica resta la sua collocazione: a lungo infatti è stata considerata, a torto, una commedia romantica per i temi amorosi e per la struttura ricca di elementi farseschi; ma ad un’analisi più approfondita, è chiaro che l’opera rientra invece a pieno titolo nel novero delle tragicommedie, nelle quali l'elemento comico si fonde a quello tragico, qui rappresentato dalla finta morte di una delle protagoniste, la giovane Ero e dal complotto ordito da Don Juan per tentare di evitare quello che era ormai considerato un inevitabile lieto fine. Ed è proprio con questo classico, in scena fino al 18 ottobre, che prende il via la nuova stagione del Teatro Carcano di Milano. Lo spettacolo, che ha debuttato lo scorso settembre al Teatro India di Roma, è l’esito di un laboratorio teatrale tenuto da Gabriele Lavia con una ventina di giovani  attori, che in scena fanno un po’ di tutto: cantano, suonano, ballano, oltre ovviamente a recitare.

Preceduto da un piccato (e doveroso) comunicato di protesta contro gli oramai annuali tagli al Immy3Fondo Unico per lo Spettacolo, la pièce inizia a muovere i suoi passi presentando in scena tutti gli attori di nero vestiti, con i costumi a piè di scena che danzano e cantano dal vivo. Poi la rappresentazione entra nel vivo: siamo in Sicilia e per la precisione a Messina, dove il ricco Leonato (portato in scena da un ottimo Pietro Biondi, una delle più belle voci del doppiaggio italiano) accoglie nella sua magione il principe d’Aragona don Pedro (Salvatore Palombi) di ritorno dalla guerra insieme ai suoi più fidati compagni. L’atmosfera frizzante dell’ estate mediterranea fa da sfondo al fiorire del tenero amore tra il giovane Claudio (Francesco Bonomo) e la figlia di Leonato, la dolce Ero (Tamara Balducci), ma è il burrascoso rapporto che si instaura tra l’altra figlia di Leonato, Beatrice (Federica Di Martino) e Benedetto (interpretato da uno strepitoso Lorenzo Lavia) a regalare i momenti migliori in scena. I due hanno infatti caratteri simili e agli antipodi allo stesso tempo: in particolare, i punti di contatto sono legati soprattutto all’ avversione nei confronti di qualsiasi legame amoroso, mentre le differenze risiedono nei loro tratti caratteriali. Tanto è irruenta e mascolina Beatrice, tanto è pavido e dai modi gentili Benedetto. Insomma tutto farebbe pensare che tra i due mai e poi mai possa nascer un qualche rapporto, figuriamoci l’amore, eppure…grazie agli abili trucchi messi in atto tanto da Don Pedro e la sua corte, qualcosa tra i due inizia a cambiare.
Memorabile, a tal proposito, la scena del giardino in cui Benedetto crede di origliare, ma in realtà ascolta solo quello che vogliono fargli sentire. Ma come scritto in precedenza Molto rumore per nulla non è solo una commedia: infatti nell’imminenza delle nozze tra Claudio ed Ero, il viscido don Juan (impersonato in modo azzeccatissimo da Alessandro Riceci) geloso del favore che Claudio gode presso don Pedro, fa di tutto per screditare Ero, costringendo la poverina a fingere addirittura la propria morte. Insomma, come si può notare, i temi cari a Shakespeare ci sono un po’ tutti: le battaglie vinte o perse, gli intrighi di palazzo, gli inganni d’amore, il dilemma tra l’essere e l’apparire. E a mio avviso la semplice messa in scena di un simile testo non può che essere un successo.

Immy4Ma la regia di Gabriele Lavia si spinge oltre: infatti per sottolineare lo spirito giocoso che anima gran parte di questa pièce si fa ampio ricorso alla musica e alle canzoni, con esecuzioni dal vivo realizzate dagli stessi attori, cosa che rende particolarmente piacevole la rappresentazione. Altra scelta che merita un plauso è legata ai costumi, che sono a volte indossati, a volte solo appoggiati o trascinati da attori vestiti con semplici abiti neri. Il motivo di questa alternanza non è però casuale: gli abiti di scena infatti non sono altro che una maschera che la società ci impone, che spesso accettiamo per inedia, ma altre volte rifiutiamo. Non a caso, nelle scene più concitate, come quella in cui Beatrice vorrebbe uccidere Claudio per aver involontariamente calunniato sua sorella e Benedetto invece vorrebbe prima approfondire l’accaduto, c’è uno scambio di costumi tra i due, ad ulteriore dimostrazione di chi sia a portare i pantaloni nella coppia.
E veniamo ora alle note dolenti, partendo da una delle figure portanti della pièce ossia Beatrice, il cui personaggio appare in certi momenti un po’ forzato ed eccessivamente caricaturale nei suoi atteggiamenti da ragazzaccia di città. Ma il vero punto debole dello spettacolo arriva nel secondo tempo con le scene che vedono per protagonista la ronda: sono scene queste che oltre ad essere eccessivamente macchiettistiche, hanno anche l’indubbio difetto di rallentare non poco il ritmo incalzante del racconto. E a giudicare dal gelo sceso in sala in quei momenti non è stata solo una mia impressione.

Christian Auricchio

Letto 7723 volte Ultima modifica il Domenica, 18 Ottobre 2009 13:47

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