Mercoledì, 29 Aprile 2009 01:02

II serata al MArteLive 2008

Scritto da Redazione
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La formula è sempre la stessa (anche perché formula azzeccata non si cambia, semmai si rinforza…) e continua a funzionare bene: artisti delle più svariate discipline si esibiscono contemporaneamente nei diversi spazi dell’Alpheus. Il fulcro della serata si sposta da un punto all'altro, anzi ogni spettatore è libero di costruirselo da sé, in una esplorazione che abbraccia ogni aspetto più inaspettato dell'arte.  L'offerta non manca, questo è certo: come ben sappiamo, un centinaio di artisti si esibisce ogni serata. Si può passare da un momento all’altro dal giocoliere, al musicista, al fotografo, al pittore, fino al writer e all’artigiano.

L'Alpheus pullula di gente "comune" e di artisti di vario genere, che si mescolano, si fondono tra loro, e soprattutto stanno finalmente sullo stesso livello. Ma la cosa che più colpisce del MArteLive, quella che ci affascina ogni sera e riesce, settimana dopo settimana, a non farcelo sembrare un evento ripetitivo, è la costante presenza di novità, dovuta anche al carattere particolarmente estemporaneo della manifestazione e alla straripante creatività dei suoi partecipanti.

Oltre ad essere una semplice esposizione artistica, quello a cui abbiamo assistito è un evento che riesce sempre a coinvolgere attivamente lo spettatore. E la magia risiede anche nel fatto che le diverse arti si incontrino ma non si sovrappongano: appena entrati nel cortile dell'Alpheus ci ritroviamo già davanti a quattro esibizioni in contemporanea: i giocolieri, i writers e un’artigiana che espone i suoi prodotti. C'è anche una suggestiva esibizione blues che avviene dentro un autobus.

Per quanto riguarda la musica, durante questa seconda serata abbiamo ascoltato i suoni soft e ricercati dei RareTracce, ospiti della sezione Big. Belli gli assolo di sax, o l'intenso duetto pianoforte - chitarra sul finale de "Il manichino".
Sempre tra i nomi conosciuti c’è stato Andrea Ra e Marco Conidi, fresco dell'esibizione di Piazza S. Giovanni al concertone del Primo Maggio. E' lui il big, ma anche la sua band si fa onore, e i virtuosismi con gli strumenti sicuramente non si risparmiano.
A seguire il rock puro dei Madreperla, che alternano ballate a pezzi più “duri” come “Non pensare”.

Gli artisti emergenti sembrano già dei veterani sul palco. E’ vero che sono stati i finalisti delle selezioni che si sono svolte in tutta Italia, e questo significa che un pezzo di strada l’hanno già fatto. Ma le loro esecuzioni sono davvero tutte ad un buon livello. Abbiamo ascoltato i suoni delicati di Marco Guazzone al pianoforte, quelli grintosi di AlanParker e dei TheLemmings, le canzoni stile cantautore dei VersoEst e il rock con rimandi pop dei Wonkies.

Il pubblico viene reso partecipe e protagonista, oltre che spettatore, per esempio con i servizi fotografici che vengono fatti in istantanea nella sala del set fotografico. O con le jam sessions, durante le quali il pubblico viene continuamente invitato a prendere in mano uno strumento ed unirsi all’esibizione. Ed infatti il turn-over tra i musicisti resta abbastanza rapido. I suoni che ne escono fuori rimandano soprattutto al blues e al jazz - come classico di ogni jam session che si rispetti – ma arrivano a toccare anche accenti reggae, rock, pop, dipende dall’occasione. Ogni nuovo musicista ci mette del suo, senza però interrompere l’armonia.

Impressionano perché nelle jam sessions l'improvvisazione non riguarda un singolo individuo, ma richiede la destrezza di più artisti che suonano davanti al pubblico una musica che non hanno mai provato prima. E qui scatta la sapienza di chi sta agli strumenti, che oltre alla creatività deve possedere una grande sensibilità nei confronti di quello che fanno i compagni, oltre alla capacità di creare subito un grande feeling con loro.
Sono tante le sezioni, e qualche riga è poca per citarle tutte. Ma se lo meriterebbero, perché ognuna di queste sa regalare sensazioni inaspettate e delle ore davvero piacevoli.

(Stefania Carta)



Andrea Ra @ MArteLive 2008

Cantante, odontotecnico, esperto e addirittura laureato in letterature scandinave, ma soprattutto straordinario e virtuoso bassista. Il camaleontico Andrea Ra è davvero una scatola delle sorprese: quando pensi di conoscerlo alla perfezione sa conquistarti e sconvolgerti con qualcosa di nuovo, di mai visto e mai sentito prima. Ospite della seconda serata Alpheus di MArteLive 2008 insieme a Marco Conidi, si presenta sul palco con quel fare disinvolto e la sua faccia un po’ meravigliata, mentre con altrettanta disinvoltura sceglie di sperimentare per la prima volta una formula più che innovativa: basso, voce e batteria. Niente di più essenziale, la personificazione dello scheletro sonoro che regge ogni singolo brano (parlando soprattutto di rock) che ascoltiamo nel corso della giornata.
Il risultato è sorprendente, il basso riempie di suono la sala e non si sente la mancanza né di una chitarra né di un’altra presenza sul palco: un’ora buona di musica semplice ma intensa, di corde frustrate, tirate, tappate, usate e maltrattate, di bacchette che picchiano sul rullante e sui piatti senza sosta e senza inibizioni. I brani sono quelli di “Scaccomatto” e del recente live “Le bighe sono pronte”, a partire da “Aria fresca”, passando per “Balli con me”, fino ad arrivare a “Ovunque tu” e alle tinte scolorite della cover di Lucio Battisti “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”.
Durante la serata ho tentato di avvicinarmi ad Andrea Ra con qualche domanda, per curiosare tra le idee e i progetti che bollono in pentola e per capire da quali riflessioni è nata questa scelta temeraria. Impresa ardua, visto che stiamo parlando di un personaggio che è tutto fuorché schematico e ordinato, una sorta di funambolo della musica e della chiacchiera disimpegnata.

Andrea, raccontaci cosa succede in questi mesi nel mondo di Ra…
Ultimamente sono stato un po’ impegnato perché ho seguito il tour dei Diaframma come bassista, quindi ho fatto anche molte altre cose esterne rispetto al progetto Andrea Ra. Proprio in questo periodo mi trovo in studio per registrare il nuovo disco, perché l’ultimo che ho fatto era un semplice disco live, quello della Locanda Atlantide.

Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo disco?
Molti brani rock: il genere è sempre rock perché poi artisticamente produco sempre io, mi piace controllare e pensare agli arrangiamenti. Il vero problema è scegliere i pezzi, ne rimarranno fuori molti e ancora non so bene quali farò. Anche perché molti di questi sono nati tanti anni fa, per cui nel corso del tempo li senti inevitabilmente vecchi… poi in realtà ci vuole sempre un orecchio esterno, io sono troppo coinvolto, di parte… scegliere è difficile…

Un tuo commento sulla serata e sulla performance di questa sera?
Con lo staff MArteLive siamo ormai amici da anni, quindi con loro mi sento a casa, in famiglia. Quello di questa sera è stato un concerto piuttosto atipico, basso e batteria, solo due elementi. Una cosa che non fa mai nessuno. Si tratta di un esperimento, di una cosa mai fatta prima: un’esibizione molto sperimentale, con un suono molto scarno e molti assoli, in cui entrambi ci troviamo ad improvvisare sul palco.

Prossima data?
Il 30 maggio al ConteStaccio…Vi aspetto!!!

(Federica Cardia)

 


Let's start movies!

Si aprono le danze: è iniziata la gara dei corti alla seconda serata del MArtelive 2008. Apre “Una goccia di sabbia” (Roberto Grifoni & Andrea Vaccarella), la storia di un ragazzo che turbato dalla visione di un documentario sui cambiamenti climatici, riporta nel sogno le suggestione di quanto visto. Al pubblico il reportage del suo viaggio onirico. Sicuramente viene trattato un tema importante e più che attuale. Finale inquietante: il giovane protagonista finisce soffocato dalla sabbia!

“Frocio di coccio” (Luca Di Giovanni), forse un corto di ispirazione almodovariana? È la storia di un gay che fa una brutta fine perché troppo ingenuo. Crede nella bellezza e nell’amore, ma si scontra con la politica. In questo corto tutto si rapporta alla politica. Nel finale la tragicomica morte di Saro, si risolve in un’indagine insabbiata da questioni di potere. Chissà…
Un racconto poetico di una realtà drammatica, “Il male assoluto” (Francesco Col angelo). La formula narrativa trova il racconto in contemporanea da una parte di momenti tragici e traumatici della vita del piccolo protagonista; dall’altra di tratti della sua vita da adulto in cui si dimostra come un passato doloroso possa essere superato. Francesco risulta un adulto che non ripete sugli altri gli errori e i soprusi commessi su di lui da bambino.
“33 secondi” (Massimiliano Davoli) che uniscono quattro destini: quello di un attore, di una spacciatrice, di un nerd, e di un ispettore d’igiene. I protagonisti, tutti con stili di vita e modi di fare diversi, si ritrovano uniti in un finale tragico che vede interagire i loro destini sebbene non si conoscano. Stesso tempo per tutti, ma percezioni diverse. Questo corto è il racconto e l’intreccio dei loro punti di vista.
È la volta del misterioso “Elme” (Andrea Clapier). In 6 minuti circa viene raccontata la storia di una bimba che riceve da un personaggio oscuro e ignoto un manoscritto. Intolato? Elme!
Ad anni di distanza la bimba ormai donna, proprio da quel testo ottiene l’ok per mettere in scena un film tratto proprio da quel manoscritto misterioso.

“Delay” (Diana de Polis), è la storia di un barbone che fa la cavia in cambio di denaro. Lo vediamo vagare per Roma sconvolto dalle immagini che solo i suoi occhi possono percepire. Si tratta di “altri” uomini comuni che come fantasmi semitrasparentitalvolta interagiscono con la gente reale. Si scontrano con questi ultimi o riescono a modificarne umore e stato d’animo senza che entrambi (sia i “reali” che gli “immaginari”) possano accorgersene.
Documentario amoroso ispirato al cinema muto è “Una gita in città” (Fabrizio D’Errico).
Qui vengono riportati i giochi affettuosi di una giovane coppia al risveglio domenicale che decide di fare una bella gita in città.

La seconda serata di gara si chiude con un bilancio di corti centrati su immagini liriche mai del tutto drammatiche (mi riferisco a “Una goccia di sabbia” e “Il male assoluto”) . Ironia a tratti in “Frocio di coccio”. Storie di relatività nel caso di “33 secondi” e “Delay”. Assoluto mistero per “Elme”. “Leggerezza” poetica in “Una gita in città”. Insomma una tranche di corti del tutto gradevoli e mai scontati.
Che ci riserverà la prossima serata?

(Gabriella Radano)

 


Alessandro Mannina: la vita di un uomo tra luci ed ombre

Luci soffuse e colori sfumati, mentre un uomo cattura i raggi di luce per leggere un po’ di sé al pubblico affezionato del MArteLive. Un pubblico che ha stentato a capire il suo modo di scrivere, ma che solo i più attenti hanno saputo apprezzare e comprendere. Amicizie illegali, questo è il titolo del lavoro in versi di un giovane artista dei Castelli, Alessandro Mannina, il quale ci ha regalato la lettura di esseri alla ricerca di un proprio io vagando nell’architettura urbana, nei fitti cunicoli cittadini dove ogni incontro è come uno scontro con se stesso. Con la realtà quotidiana che nasconde la voce umana che vorrebbe vibrare fino a spaccare il mondo.

I suoi versi hanno spezzato le tre esibizioni teatrali della serata e ci hanno consentito di fare una riflessione tra ciò che abbiamo visto e ciò che la nostra mente immagina mentre Mannina legge i suoi versi. Una voce un po’ dark che non si confonde nel buio della notte ma che si apre a sfondi indecifrabili e dall’odore marcio. Un’amara consapevolezza di qualche cosa che si è spezzato, quell’equilibrio forse troppo fragile che ci tiene al mondo, ma con un futuro mai del tutto irrecuperabile.
La sua è una riflessione tragicomica delle nostre circostanze, del nostro modo di rapportarci agli altri esseri viventi e alle sfumature dei rapporti con l’ambiente circostante.

Non erano versi semplici da comprendere, nemmeno scontati, perché in fondo ognuno di noi ha provato anche solo per un poco la futilità e fugacità del nostro essere nel mondo contemporaneo delineato da false promesse e blocchi di incertezze.
Ho avuto il piacere di ascoltare Mannina e il suo tentativo di aprirsi al pubblico, non è un artista che si nasconde o che cade in facili tentazioni, ma neanche uno che rimane a guardare mentre qualcuno fuggiva via per non sentirsi addosso la voce della verità che si faceva spazio tra il mormorio e l’eccitazione per la serata letteraria e teatrale ormai avviata.
La serata era quella giusta, forse non il pubblico. Ma del resto nessuno è profeta in patria.

Sono sicura che il nostro caro Alessandro proverà a riconquistarci magari aggiungendo qualcosa in più al suo temperamento e alla sua voglia di comunicare tutto il mondo che respira dentro ad ogni essere vivente.
Mentre la luce svanisce dal viso di Alessandro sento che forse le sue parole meritano una pausa di riflessione prima che le danze dello spettacolo teatrale riprendano a muoversi sul palcoscenico in attesa. Taccio.

(Eva Di Tullio)

 


Concorso Un Palco per Tutti MArteLive 2008- II serata

Seconda serata al MArteLive 2008, oserei dire quasi deludente, forse anche a causa di aspettative troppo cariche per i nuovi 5 gruppi emergenti presenti. C’è da segnalare, in primo luogo e a beneficio del dubbio, che le imperfezioni e gli inestetismi musicali ascoltati magari sono stati dovuti ad una lunga serie di problemi con l’audio, risolti al meglio possibile dal tecnico presente in sala. Insomma esecuzioni non perfette, ma altamente perfettibili quindi.
In rigoroso ordine cronologico per primo è salito sul palco Marco Guazzone, giovanissimo cantautore romano. Molto preparato musicalmente, lui come del resto tutta la sua band, il progetto musicale sviluppato in inglese ci è parso un tantino indefinito. Nonostante le tante esperienze live dell’autore, probabilmente un progetto più italianofilo risulterebbe più facilmente apprezzabile, anche grazie all’ideazione di spunti che lo rendono comunque interessante e degno di attenzione.
Secondi i VersoEst, band folk romana con intenzioni vagamente retrò non particolarmente valorizzate da un sound orecchiabile ma poco distintivo e da testi poco coinvolgenti. Le potenzialità ci sarebbero pure, ma forse andrebbero sviluppate con un po’ più di personalità, soprattutto perché i ragazzi hanno il merito ed il coraggio di aver scelto un genere poco battuto e assai coinvolgente. Aspettiamo di vederli ancora all’opera…
Terzi, in ordine di apparizione i The Wonkies, gruppo rock torinese (sulla falsariga dei REM?). I ragazzi hanno dimostrato di avere del carattere nel modo di suonare, nonostante un ensemble musicale ancora acerbo e dei testi che andrebbero maggiormente distinti. Sono giovani e si faranno col tempo, crediamo, ma partono da una base davvero interessante che, speriamo, sapranno sfruttare al massimo delle possibilità.
Quarti gli Alan Parker, giovane band torinese, che hanno presentato un progetto non ancora maturo nel suo insieme, ma distinto da un ensemble musicale notevole e degno di nota. La parte cantata non è risultata né orecchiabile né accattivante, ma la melodia musicale di impronta rockeggiante è risultata molto apprezzabile e ricca di energia. Confidiamo nella presa di coscienza di una maturità che gli permetterà di trovare un loro segno distintivo anche nel cantato.
Infine, ultimi i The Lemmings, gruppo a tratti rock, a tratti punk (specialmente nel modo di vestire), con venature reggae e ska di contorno. Questi giovani musici hanno apportato una ventata di influenze varie che hanno come risultato una contaminazione che a volte funziona da arricchimento del carattere generale della musica proposta, e a volte no. Anche per loro buon sound, ma accompagnato da testi da rivedere un pò. Nota di merito alle presenze femminili sul palco: una bassista ed una corista/cantante di carattere!
Anche per questa settimana La Loba chiude il suo ululato musicale e, come sempre, a risentirci alla prossima puntata del MArteLive!

(Edyth Cristofaro)

 


Scatti di poesia e provocazione

La sezione fotografia in questa serata non poteva essere più varia e contraddittoria: tenerezza, realtà del quotidiano e smitizzazione di una sublimazione infantile. L’importante resta sempre trovare il modo giusto di farlo. Certamente la giovane Daniela La Porta ha una buona tecnica, ma i suoi scatti sarebbero nulli senza la sua sensibilità.

Il suo progetto descrive una carezza dell’immagine femminile e questa visione è accompagnata dalle parole di Alda Merini.
Poesia per spiegare altra poesia. L’installazione meritava di più, le luci erano troppo forti per i colori tenui e le ombre. Queste foto hanno bisogno di tempo e di giuste condizioni per essere apprezzate perché esprimono una fragilità che è difficile esternare in un luogo non attento. Lo sguardo delicato di Daniela in questa sequenza racconta la fragilità femminile e ci piace ritrovarla perché ogni rudimento dell’arte passa dal fragile per arrivare alla forza, proprio com’ è la vitalità femminile.

Sguardo freddo e provocatorio seguono questa morbidezza. Il contrasto è notevole quando subito dopo troviamo Ken loves Ken. I volumi di Marco Bennet sono disfattisti, logorano un mito che ha accompagnato la nostra generazione: Barbie, la bambola perfetta, non è più presente lasciando lo spazio della sua perfezione al suo “compagno” Ken. Del resto la formazione di questo fotografo non poteva che portarlo alla discussione sociale. L’assenza della femminilità accostata a una visione che è solo grazia, è una scelta indubbiamente coraggiosa nell’esposizione. Scatti semplici e volutamente interrogatori vicino a ciò che invece è solo esplicativo. Ecco come l’arte fotografica può esprimere antinomie, non facendo solo opera di decifrazione, ma anche di trasformazione e valutazione.

Ma è indubbiamente l’apertura dell’esposizione che ci rende la funzione sociale della fotografia. Vi troviamo Spazi multiculturali a Roma. Il reportage di Chiara Fornesi è un classico racconto. In questo aggettivo si esprime la capacità della fotografa di guardare con occhio non superficiale e profondo ciò che è la realtà. Chiara ha un’inclinazione naturale alla semplicità. Non rende le accelerazioni della realtà e blocca con occhi che ricordano il sentimento pasoliniano. Spiega i migranti e i poveri di oggi che non possono non somigliare a quelli di ieri. Nonostante la materia possa trarre in difficoltà, la fotografa riesce a non cadere in ripetizioni o in citazioni forzose, sembra piuttosto schiava di una certa essenzialità, le immagini non sono spoglie né povere sono piuttosto visioni che ci mancano e dovremmo avere sempre con noi.
La fotografia riporta la realtà in primo piano forse la vuole sognare o magari sdrammatizzare, ma deve trovare spazio in cui dichiararsi, le sale dell’Alpheus sono un modo forse veloce per far scorrere le costruzioni delle immagini digitali, ma sicuramente diverso e, in qualche modo, anche audace, perché non provare quindi?

(Rossana Calbi)

 


Al MArteLive la moda insegna ad essere uniche!

La sezione Moda&Riciclo, nella seconda serata del MArteLive, ci ha fatto entrare in un vero e proprio atelier. Mani che correvano su stoffe e modelle. Manichini che si imponevano con la loro presenza per rendere più vera e reale la stessa creazione. Questa calda serata ci ha fatto vivere il backstage della realizzazione di moda. L’entrata dell’Alpheus è stata contemporaneamente la bottega di una piccola sartoria, la vetrina di un negozio del centro e il retroscena di uno spettacolo teatrale, perché le proposte realizzate non sono moda da sfilare, ma preziosità che si sublimano ai nostri occhi avidi di trasformazione.

Le donne proposte da Rea Piacchiarati sono doppie, perché richiedere un unico aspetto al carattere espressivo di una donna sarebbe impresa impossibile. Dunque si è signore e si è bambine, in un gioco di specchi continui si riscopre la femminilità nel suo corrispettivo infantile. Abbiamo già da bambine insito il desiderio di esprimerci e di giocare con il corpo e con i volumi che lo coprono. Scoprire i tessuti di Rea Piacchiarati ci riporta in una favola, il ricordo va alle immagini dei fratelli Grimm. Rea ci presenta bambine da proteggere con tessuti morbidi e caldi e donne che scoprono nuove trame, come la spugna, per colorarsi. Come di fronte alla casa di marzapane, la scoperta degli abiti di Rea ci riconsegna lo stupore infantile.
Una delle peculiarità dell’animo femminile è quello dell’evoluzione. Una donna deve trovare nelle sue espressioni esterne la sua continua voglia di cambiamento, deve raccontare la sua quotidianità, il suo desiderio con decori che presentano i suoi lustri come medaglie. Così Nicola Rastelli rende omaggio al prestigio dell’essere donna con ghirigori che si attorcigliano alle dita e decorano ciò che rappresenta al meglio la produttività della donna. Le mani diventano lo spazio per ricordare quello che è il nostro passato e così anche Nicola indora “donne bambine” con pietre che si sovrappongono o si sostituiscono a tappi di bottiglie. L’artigianato che Nicola presenta è da qualche anno l’ispirazione di stilisti che lanciano accessori legati allo stile kidult, ma Nicola è manualità e tradizione non pura commercializzazione. Questo è il modo per tornare all’elaborazione e alla manifattura e non all’omologazione.
Non si torna indietro con la riscoperta dell’artigianato ma si guarda avanti con la promessa dell’unicità. Per questo la moda degli stilisti che hanno vestito l’entrata dell’Alpheus, non guarda al passato anche quando regala favole, piuttosto ci dà modo di procedere avanti strutturandosi sulla tradizione.
Guardiamo certamente avanti con le inserzioni di Claudia Coppola che tende all’oriente e all’essenzialità. Si percepisce e si tocca con mano immediatamente la tradizione della manualità sartoriale. Claudia è una giovane stilista che deve fare ancora costruzione sui suoi modelli. Gli spessori devono gestire un corpo e saperlo sostenere e da questo punto di vista le sovrapposizioni dei materiali ci convincono, l’idea della disegnatrice e modista deve crescere pur continuando a proporre quello che è un talento spontaneo per descrivere una visione totale.
Il MArteLive dà modo e tempo di presentarsi e di crescere. Questa nuova sezione ci sta raccontando degli stilisti che hanno diversa ispirazione e propulsione verso le novità del glamour. Seguiremo i loro passi e li vedremo diversi e maturi, per adesso guardiamo al MArteLive come ad un presupposto perché ciò accada.

(Rossana Calbi)

 


Il_7 sulla Pittura Live: II serata

Ho apprezzato il vigore espressionista del segno del pugliese Orodé che, all’insegna di una vitalità irruente ma raramente sgarbata si accanisce spesso su malcapitate figure emaciate e nervose, ma si spende anche su terreni impervi come il mosaico irrorandolo di energia cromatica e gestuale. In altre prove, il suo tratto autorizza reminescenze di Schiele e rimandi al fumetto contemporaneo; tuttavia la sua ispirazione ga-loppa irrefrenabile, quasi incurante del medium che utilizza: ceramica, sassi, specchi, pittura ed oggetti vari.
Sul sito www.fragmentart.it troverete esempi dell’indefessa atti-vità di smontaggio e rimontaggio di una realtà già di per sé segmentata in porzioni mai ferme, ma che la personalità di Orodè riassembla con un fare poetico eppure concreto che si libera dai vincoli precostituiti e libera una positività entusiasta degna degli artisti da bottega rinascimentale a cui si è sentito vicino soprattutto negli anni del suo apprendistato presso il suo mentore V. Brunetti, in provincia di Lecce.
Jader Scarfagna lascia che tutte le superfici che tocca si popolino di creaturine infide, scevre da buonismi ma delineate con cura meticolosa da illustratore di razza. Alcune perfide figure monoblocco, dotate di coda e sormontate da una sorta di aureola artificiale hanno riempito la faccia inferiore di una tavola da skateboard su cui poi i giunti che dovrebbero portare le ruote sono stati avvitati fuori posto, secondo una logica da detourneament che ha reso l’oggetto un pezzo unico destinato ad arricchire la collezione privata di qualche fortunato. Lo pseudonimo dell’artista, Mr. Klevra, deriva dalla traduzione in ebraico dell’espressione cane rabbioso, ed infatti il personaggio ricorrente nelle sue composizioni dettagliate di ispirazione fantasy e street, al contempo, è un Bull Terrier con la caratteristica testa oblunga, tutto sommato non troppo arcigno. Chiedetegli di mostrarvi il suo book: vi stupirete della pulizia del segno e della prolificità dell’invenzione.
Michelangelo Belfiore su un pannello di legno diviso in quadranti stava dando vita ad una scena post-atomica che però vanta l’ascendenza di Roy Liechtenstein nelle campiture pseudo-retinate replicate invece da Michelangelo con interventi rigorosamente manuali. La stilizzazione geometrica non è ingenua, come potrebbe sembrare, ma piuttosto è funzione diretta di un immaginario cybernetico che pone giganteschi ed enigmatici robots al centro della scena; nel quadro che l’artista stava realizzando dal vivo l’androide stava affacciandosi all’interno di un Colosseo bloccato tra le sue pinze come fosse una scodellona o un teatro portatile. Secondo l’artista in questa serie viene visualizzata un’Apocalisse condotta da colossi meccanico-elettronici anziché dai “soliti” angeli o demoni.
Fabio Imperiale dipinge con cura neoclassica delle donne probabilmente fatali e sicuramente ieratiche con pennellate accurate di colore steso tono su tono, apparizioni levigate dotate di una certa aura affabile che sottende un feticismo latente. Notevoli le applicazioni di papier collèe sullo sfondo attorno alle figure, tocco che garantisce una diversificazione tattile dell’insieme e l’allusione – attraverso i titoli di giornale visibili – a significati sotterranei inscritti nel sottile strato materico. Insinuante.

(Marco Settembre)

 


Teatro al MArteLive 2008

L’atmosfera era quella giusta: accogliente e calda; il pubblico era quello giusto: il numero perfetto per uno spettacolo che va in onda fuori dalle consuete sale teatrali; il tono anche era quello giusto: comico quanto basta e solenne quanto serve...
Questo e altro ancora agli spettacoli teatrali della seconda serata del MArteLive.
Ogni spettacolo è unico nel suo genere. Può piacere, appassionare, divertire o accattivare.
Qualunque siano i toni o le modalità, in genere ogni spettacolo riesce a cogliere il bersaglio:il suo pubblico.
Il tempo di seduzione, 15 minuti a spettacolo, è più che sufficiente, ma ovviamente ciò dipende maggiormente dagli artisti in scena, dalla loro bravura e dalle loro finalità.
E se gli attori fanno la scelta giusta, sanno comunicare, trasmettere e soprattutto divertire e coinvolgere certamente con gran successo!

Tango della compagnia del “Teatro in finestra” ha aperto la serata. Quattro attori esordienti ma con la giusta carica emotiva di chi vuole farsi apprezzare. Volano applausi e risate tra il pubblico mentre gli attori vanno alla ricerca di un qualche testo da proporre ad un fantomatico pubblico. E nell’eterna indecisione alla fine mettono in scena un mix di personaggi di varie storie, dando origine ad uno spettacolo molto divertente. Gli stessi attori sembravano divertirsi, e nel caso in cui si fossero “anche” sbagliati, l’errore non avrebbe dato nell’occhio, perchè questo spettacolo era un “caos ordinato” di alternanze di ruoli e di personaggi.

Da Sofocle a Shakespeare passando per Moliere e Pirandello in un continuo turbinio di scambio di battute piccanti. Ma il lieto fine è alle porte e le luci si spengono.
Il secondo spazio teatrale, più impegnativo, intitolato Cha@ ti amo? vede due attori alzare i toni drammatici di un’esistenza materna condannata a vedersi portare via il proprio figlio. Una tragedia che apre le porte alla riflessione: chi ha portato via il figlio dalla madre? Esiste davvero questo figlio che cresce tra le braccia di un’altra donna? Bravi gli attori a creare il giusto equilibrio tra suspence e realtà. Le luci calano mentre l’amore materno si consuma tra le lacrime di una maternità rubata.
E infine a concludere la serata della sezione teatro la Compagnia “Bluebox Project”, è stato Il signor Zebra che però spero mi perdonerà per essermi persa il suo spettacolo!

(Maria Logroio e Eva Di Tullio)

Letto 24141 volte Ultima modifica il Venerdì, 08 Maggio 2009 00:16

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