Mercoledì, 27 Febbraio 2008 16:28

Dark: the other side of the moon...

Scritto da Edyth Cristofaro
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Parafrasiamo pure (più o meno) una famosa canzone dei Pink Floyd e lasciamoci andare alla cultura dark: tutto nero e niente arrosto, un fumè ingrigito dal tempo, un modo di vivere e pensare la vita e le sue correnti (fredde) di pensiero o solo l’altra parte della Luna, quella che è al buio perché non è illuminata dal Sole?
Ci scusiamo per non voler, intenzionalmente, intervenire nella disquisizione medica sulla capacità della cultura dark di segnare profondamente o meno lo stato depressivo di una persona, perché secondo noi, sarebbe come dire che la Chiesa Cattolica ha il diritto di intervenire
sulla decisione di avere o non avere rapporti sessuali ante matrimonio, ma ci limitiamo a presentare il nostro nuovo numero come un approfondimento e non come una esaltazione della cultura nerissima dei seguaci del gotich inglese...

Sarà perché crediamo fermamente nelle capacità di recupero delle persone o perché, piuttosto, ogni corrente di pensiero è il risultato di un percorso più personale di quel che si creda, ma crediamo che sia giusto intervenire senza demonizzare o esaltare nessuno, ma sempre in linea con la nostra tendenza a dare possibilità a tutti di esprimersi.

Nero è un colore, a dir la verità è anche un colore che in cromoterapia protegge dalla negatività, ma nell’ambito dark nero diventa un simbolo, una capacità di riconoscimento, un vessillo da portare apertamente, più per identificarsi in qualcosa che per contestare qualcosa.

Nero come la notte, come le atmosfere buie che da piccoli ci spaventavano tanto (alzi la mano chi non ha mai urlato alla mamma di volere la luce accesa per poter dormire!), come i film che abbiamo imparato a guardare muniti di cuscino copri- occhi e copri- urla.

Nero come tutto quello che non conosciamo, e non perché lo dipingiamo con tinte fosche, ma solo perché non si può immaginare diversamente ciò che è sconosciuto, ma anche nero come ciò che vorremo dimenticare e lo dipingiamo di nero per non poterlo vedere più.

Nero come la sofferenza dell’anima, come la vita di un adolescente che in qualche cosa dovrà pur credere per poter crescere ed approdare all’età semi- adulta in un mondo come questo, che offre sempre troppo poche possibilità di fiducia.

Nero come un momento feeling blue (chiedo venia per il giro di parole) o groove, come direbbero gli Americani, che ne sanno sempre una più del Diavolo stesso, ma sempre con il desiderio di vedere l’arcobaleno…un giorno…

Buona lettura!
Letto 4135 volte Ultima modifica il Venerdì, 24 Aprile 2009 00:21

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