Giovedì, 24 Febbraio 2011 12:04

Eclettismi jazz: i Quintorigo

Scritto da Giampiero Amodeo & Paola D'Angelo
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[MUSICA]

quintorigo_plays_mingus_ROMA- Panta Rei, tutto scorre. Diciamo questa banalità una volta per tutte e lasciamocela definitivamente alle spalle. Che si tratti di teoria del divenire o semplicemente di entropia, il concetto è semplice: niente resta mai uguale a se stesso.

Soltanto i distratti e i nostalgici non arriveranno mai a capirlo. Sempre a tirare in ballo i bei tempi del Bim Bum Bam, della Girella, de “Il primo album era meglio” e altre frasi inutili sul genere “Quando c’era lui i treni partivano in orario”. Tutto si trasforma, tutto scorre come un fiume, per cui tanto vale lasciarsi andare. Lo spiegava Eraclito e ce l’ha ribadito il Wu Wei, ma lo abbiamo capito definitivamente con il jazz.
L’eclettismo musicale è proprio una delle componenti più ammirate e al tempo stesso diffidate dal pubblico moderno. Spiega che il viaggio è sempre più affascinante della meta da raggiungere, ma anche che a lungo andare si rischia di perdere se stessi per sempre.
Sono quasi dieci anni che i Quintorigo si sono allontanati dalla ribalta sanremese, e da almeno cinque al loro nome è stata associata una delle frasi più nostalgiche di sempre: “Da quando se n’è andato il vecchio cantante non sono più come una volta”. Una sentenza sputata più dalla retorica che dai fatti. La band di Valentino Bianchi, Stefano Ricci e dei fratelli Costa, non si è fermata mai un minuto. Il loro progetto su Mingus è considerato uno dei migliori album jazz degli ultimi anni, e nonostante il cambio di due vocalist le loro performance in pubblico non hanno mai subito rallentamenti o interruzioni di sorta. Il loro punto di forza è sempre stato nel contrasto tra strumenti classici e voce: dal rock graffiante di John De Leo al trasformismo melodico di Luisa Cottifogli, fino al blues dell’attuale frontman Luca Sapio.

La loro nuova formula musicale è stata proposta a Roma gli scorsi 10 e 11 febbraio, alla Fnac e al Circolo degli Artisti. English Garden, questo il titolo del nuovo disco, ha il chiaro intento di portare il fascino delle sonorità contaminate della band al di fuori dei confini italiani.
L'idea di passare all'inglese - spiega Luca - è perché la formula Quintorigo in Italia ha avuto un grande riscontro, ed era un peccato tenerla ferma qui. Una formula così originale, fatta di archi, sassofono e voce, con incastri ritmici di una certa complessità, poteva avere un suo senso se ben esportata”.
Del resto l’inglese è la lingua del rock, ammette Valentino Bianchi. “Stiamo concretizzando un nostro espatrio momentaneo dall'Italia - prosegue -  E poi a noi piace anche rinnovarci, svoltare e stupire il nostro piccolo pubblico. Abbiamo già dimostrato di amare il nostro paese, ora ci piacerebbe fare qualcosa fuori, e questo progetto è a nostro avviso abbastanza internazionale”.

Una trasferta ideologica non priva di compagni di viaggio del calibro di Juliette Lewis, che ha offerto la sua collaborazione in due pezzi del neonato album. “Juliette - spiega Valentino - è stata una sorpresa inaspettata anche per noi. Ha mostrato l'umiltà di ascoltare il nostro materiale e di apprezzarlo, è venuta con noi a Rimini per tre giorni e ci siamo divertiti parecchio. Abbiamo mangiato, bevuto e suonato: è così che sono nate Lies e How Does It Feels. Una collaborazione che è anche un'amicizia, e che sicuramente avrà dei risvolti nel prossimo futuro, con qualcosa dal vivo”.

Aprono il concerto con “Candy man” e per circa quarantacinque minuti il live è dedicato quasi interamente ai nuovi brani tutti dal sound fortemente blues, manca però quel tocco di sperimentazione che da sempre connota l'attività dei Quintorigo. Le canzoni sono pulite, lineari e più blues del previsto, ma loro renderebbero un capolavoro anche “Il ballo del qua qua”.
La voce di Sapio è penetrante, ti graffia, ti scuote e infine ti delizia con dei meravigliosi gorgheggi degni del miglior Stratos. Mentre i quattro musicisti sono irrefrenabili, in primis il sassofonista Valentino Bianchi che realizza una serie infinita di assoli lasciando spesso i due fratelli Costa e Stefano Ricci divertiti da cotanta fantasia.
Ci regalano un breve tuffo nel passato con “La nonna di Frederik”, “Heroes”, “Highway Star”, ”Purple Haze”, in cui Luca Sapio da tutto se stesso dimostrando di possedere una voce duttile e potente, e infine “Kristo Si!”.
Solo un piccolo bis, ma fosse stato per loro, avrebbero continuato per ore perchè il pubblico non era ancora sazio, i Quintorigo si divertono come ragazzini alla prima session e il mormorio intorno chiede qualcosa in italiano, qualche vecchio successo. Ma il tempo è tiranno e devono cedere la sala alla programmazione successiva del locale. Il pubblico abbandona le richieste e i Quintorigo lasciano nell'aria un desiderio: quello di rivederli presto per un live molto più lungo…

Scaletta:
Candy Man
Somewhere Else
English Garden
The Place They Claimed
How Does It Feel?
Heroes
Teardrops
Purple Haze
The Fault Line
Shepered Of The Sheep
Hangman Blues
La nonna di Frederik
Lies!
Higway Star

encore:
Kristo Si!

Giampiero Amodeo & Paola D’Angelo

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