Mercoledì, 09 Febbraio 2011 11:20

Ancora e sempre il genio Camilleri

Scritto da Eva Kent
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[L'ILLETTERATA]

evakent406 a.C.: un lungo assedio costringe la città di Akragas (Agrigento) ad arrendersi ai Cartaginesi. Kalebas cerca di scappare fuori dalle porte della città, tramite un ingresso segreto, nel farlo incorre in un incidente che lo condurrà alla morte. Con lui svanisce nel nulla della terra il sacchetto di monete d’oro che portava con sé.

1909 (d.C.): in un campo da dissodare un contadino trova una piccola moneta d’oro, unica, preziosissima conosciuta come la “piccola Akragas”. Vuole farne dono al medico che, a suo tempo, gli salvò la gamba dalla cancrena. Per l’emozione il Dottor Stefano Gibilaro, medico condotto di Vigata, cade da cavallo e si rompe la gamba.
Comincia così la nuova storia che ci propone il genio indiscusso di Andrea Camilleri, La moneta la-moneta-di-akragasdi Akragas, che tra risvolti inaspettati, situazioni tragiche, ammazatine varie ed esilaranti episodi, ci condurrà  di nuovo tra le campagne di Vigata, raccontandoci quella parte di storia triste che comprende il famigerato terremoto di Messina di fine 1908.
La conclusione del racconto è come sempre imprevedibile e ricca di colpi di scena, in cui beffe e dappochezza umana fanno da contraltare all’intelligenza e all’ironia eccelsa della narrazione.
Non solo Montalbano, eppure Vigata rimane territorio d’elezione delle storie che Camilleri ambienta in terra di Sicilia, stavolta al soldo dei tipi della Skira Edizioni (per i quali già nel 2009 aveva pubblicato nella stessa Collana Narrativa Il cielo rubato. Dossier Renoir).
Come scrive egli stesso nella Nota a fine romanzo: “Questa storia nasce da una cronaca, o da una leggenda, familiare. Secondo la quale un nostro lontano parente, lontano anche nel tempo, che era medico e numismatico, incontrò un giorno un contadino che gli mostrò, per regalargliela, una monetina d’oro che aveva rinvenuto zappando. Il medico la riconobbe all’istante, era la favolosa piccola Akragas. […] Tutto il resto è stato inventato da me di sana pianta (beninteso, fatta eccezione del terremoto di Messina), anche i nomi dei personaggi.”.
I luoghi di Camilleri, l’inevitabile inflessione dialettale delle sue composizioni letterarie, tirano in ballo una considerazione che non può essere taciuta in alcun modo: l'essere siciliani non è un fatto solo akragasanagrafico, piuttosto è quella che si potrebbe chiamare una condizione dello spirito. La sicilianità diviene una potenzialità che consente di esprimere il meglio o il peggio dell'umanità, ma anche la normalità, sempre senza risultare banale o prevedibile. Non è mai per caso che il buono è buono, o il cattivo è un assassino, piuttosto il risultato è frutto di situazioni inevitabili. La ragione che condiziona le circostanze è sempre più forte e guida ciascun evento. I personaggi degli autori siciliani rappresentano categorie assolute del genere umano che potrebbero essere riassunte nell'infinito. E così anche la capacità riflessiva, la propensione ad una sorta di filosoficità, tutto contribuisce a costruire intorno allo scrittore, un’aura di genialità confermata dal tempo, dai successi e dalle idee, che nascono da qualunque pretesto, anche una semplice leggenda familiare.

Andrea Camilleri, La moneta di Akragas, Skira Edizioni, pag. 115, € 15

Eva Kent (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

 

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