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Mercoledì, 22 Dicembre 2010 11:01

Il vetro colorato di Valerio Modesti

Scritto da Shiba
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[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

Omino_Shiba-okIngolfata nella folla natalizia, con una stretta alla gola che è una via di mezzo tra la crisi di panico all’agorafobia, prendo coscienza del fatto  che lo shopaholic è una malattia che si può tenere sotto controllo. La folla di Natale è talmente asfissiante da rendere anche una semplice passeggiata una vera tortura, quindi manterrò il mio imperativo: impensabile fare acquisti sotto Natale!

Quando credo di riuscire a ricucire le mie mani bucate e trovare il tempo per bere un bicchiere di vino in pace, senza pensare all’arte né alla gente che fuori si accalca, ecco che i demoni tornano a perseguitarmi.

Entro al Faenas Cafè, di via Portuense, Roma; più che per sete o per il desiderio dell’ennesimo foto5aperitivo, per la luce blu che emana la vetrina nel buio della prima serata.
La luce blu è quella di un’abat- jour di vetro colorato. Un blu che incastra il rosso, come il cielo tiene legato a sé i pianeti. La luce è calda e confonde le due “fiamme” di colore, il blu e il rosso che si uniscono in un indaco che può diventare anche rosa o viola.
Sono incappata in uno dei tanti mercatini organizzati in occasione del Natale.  Ma non trovo gli oggettini simpatici o le chicche inutili di stravaganti artisti, il mercatino è incentrato tutto sui giochi di colore e di trasparenze degli incastri di Valerio Modesti. Il giovane mastro vetraio si trastulla nella sua birra, come se fosse ad un incontro tra amici, in effetti deve aver trascorso talmente tanto tempo con quei frammenti di sabbia e luce da considerarli quasi come delle scorie delle sue stesse mani.

L’esposizione L’arte del Vetro, spiega un mestiere antico come quello del vetraio, per un giovane ragazzo che fotografa le sue opere con il cellulare; racconta la scelta contro corrente di Valerio che preferisce l’handmade alla produzione industriale; e con semplicità priva di ogni polemica, deride la stessa serialità. Così un comodino dell’IKEA diventa una lampada o forse un’installazione.
Le definizioni in questo ambito sono sempre e comunque imprecise, sempre al limite tra l’artigianato e la produzione artistica. Quindi una farfalla si può incastrare in un mobiletto asettico e creare poesia, è la rivisitazione del banale che diventa bello.
Richiami ovvi all’art nouveau e anche all’arte clericale, che si trasforma mantenendo un rigore classico e un’estetica delle proporzioni. L’utile che diventa bello e i pezzi di scarto che diventano una nuova materia d’arte.
Tagli, incastri e spazi che si riempiono. Creazioni che seguono un progetto e lampi di genio che invadono direttamente le mani per trasformarsi in un tavolino che rende omaggio a Klimt, o in una lampada di legno e vetro bianco che sembra far parte dell’illustrazione di una favola.
Tutti i ninnoli di luce e le immagini riflesse della serata hanno l’aria della favola, del resto ci stiamo avvicinando velocemente a Natale, se non ci si fa abbagliare in questi giorni? Forse qui, tra queste luci soffuse e il rame dei legami, si può pensare di fare qualche regalo da mettere sotto l’albero…

Shiba

Letto 6275 volte Ultima modifica il Giovedì, 23 Dicembre 2010 11:59

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