Martedì, 14 Dicembre 2010 23:38

Festival de Cine Italiano de Madrid

Scritto da Laura Fioravanti
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[CINEMA]

logo_FestivalMADRID- Solo qualche giorno fa ci lasciava uno dei padri del cinema italiano, il maestro Mario Monicelli, autore di capolavori come Guardie e Ladri, I Soliti Ignoti, L'Armata Brancaleone e Un Borghese Piccolo Piccolo (giusto per citare i più altisonanti), e viene spontaneo collegare l'avvenimento con un'altra scomparsa importante, sempre recentissima, questa volta riguardante il cinema spagnolo.

Il 13 novembre scorso la stessa sorte è toccata infatti al grande Louis Berlanga, a Madrid. Riflettendo su questi due avvenimenti viene da chiedersi e prendere coscienza di quanto sia grande il patrimonio artistico-culturale che tali nomi lasciano ai postumi, è spontaneo rendersi conto dell'eredità cinematografica di cui beneficiamo. Non si può non fare un confronto, perciò, in questi giorni di commemorazione, con quanto si vede attualmente sugli schermi.
La capitale spagnola in questo ci aiuta, proponendoci una settimana ininterrotta di grandi proiezioni di documentari, cortometraggi, e lungometraggi, dibattiti e interviste con grandi nomi del cinema contemporaneo del belpaese. Il Festival De Cine Italiano de Madrid, giunge quest'anno alla sua terza edizione, sponsorizzato e organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura di Madrid e da Cinecittà Luce Filmitalia, un' evento di qualità a ingresso libero, con proiezioni in diversi siti dal 26 novembre al 2 dicembre.

A rappresentare il cinema italiano pellicole del calibro di 20 Sigarette di Aureliano Amadei e Gorbaciof di Stefano Incerti.
20 sigarette, opera prima, presentato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, con tutto lo strascico che un film che tratta il tema della guerra in Iraq, vista dagli occhi di un giovane aspirante attore può avere. La vicenda, tratta da una storia vera, vissuta realmente dal regista, narra gli avvenimenti di un giovane ragazzo anarchico romano, che nel 2003, all'età di 28 anni, figlio del precariato e senza un soldo, ha la fortuna di essere chiamato da un amico della madre a partire per l'Iraq, dando vita al suo sogno più grande: realizzare un film. Anche se non sarà proprio lui il regista, e non sarà nemmeno pagato per il lavoro svolto, Aureliano vive l'esperienza con spirito avventuriero, anche a discapito delle opposizioni mosse dai suoi amici del centro sociale, dalla madre e dalla pseudo- fidanzata, un coro unico di voci contro di lui, preoccupati per la sua incolumità.

Ma a tranquillizzarli ci sono la voce del regista, Stefano Rolla e ancora più forte quella della logoFest_img_GRFarnesina, secondo cui gli italiani in Iraq, in “missione di pace” sono al sicuro e non c'è niente di cui preoccuparsi. Purtroppo non è così, e la pellicola di Amadei lo grida forte e chiaro. Il protagonista ha infatti solo il tempo di fumarsi 20 sigarette da quando atterra l'11 novembre 2003 alla base White Horse, a quando si ritrova coinvolto nell'attentato di Nassirya in cui morirono 19 italiani, il 12 novembre 2003, presso la base MSU italiana dei Carabinieri, Aureliano tornerà in patria, come unico superstite della strage.

Di tutt'altra fattura la pellicola di Stefano Incerti. Un racconto per immagini sviluppato tutto intorno alla figura  di Marino Pacileo, detto Gorbaciof per una grande voglia rossa sulla fronte, egregiamente interpretato da Toni Servillo.
Lo scenario e' quello della Stazione Centrale di Napoli, in cui la macchina da presa si muove sfuggente seguendo il passo del protagonista, che cammina a passo spedito sempre negli stessi luoghi, tra il lavoro come contabile del carcere di Poggioreale e il ristorante cinese dove appena finito il turno, si dirige ogni giorno a giocare a poker. Unico bagliore di luce tra la fronte sempre aggrottata di Gorbaciof e la sua vita squallida di venduto al gioco d'azzardo, è la giovane Lila (Mi Yang, famosa attrice cinese) per cui il protagonista nutre un forte sentimento, nascosto e reso impossibile dalla barriera linguistica che li divide. A causa di un forte debito contratto dal padre di Lila, Gorbaciof che teme che l'uomo la possa far prostituire per estinguerlo, si mette a sua protezione, sottraendo dalle casse del carcere il denaro del debito che il padre di Lila deve restituire agli strozzini.
Un grazie al regista per averci regalato una storia, che quasi mai si era vista sullo schermo. Grazie per avere affrontato il tema del gioco d'azzardo, tanto attuale in questo periodo di crisi, e un'ulteriore grazie per averlo rappresentato attraverso la figura di Gorbaciof, un mediocre uomo senza affetti e senza legami che butta via la sua vita e tutti i suoi guadagni nell'unica cosa che molto probabilmente lo fa sentire vivo.

Laura Fioravanti

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