Mercoledì, 24 Novembre 2010 10:38

Valeria Caboi: ballare è un’esigenza culturale

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Sarda di origini, romana d’adozione, in vacanza-studio a Londra, spera di ritornare in Italia per continuare la sua personale ricerca coreografica e di fare della sua arte un lavoro retribuito e garantito. Non è una sognatrice, ma un artista giovane, con le idee chiare e tecnologiche!!!

 

Valeria Caboi, vincitrice della Sezione Danza MArteLive 2010, si racconta in questa intervista.

Ciao Valeria, innanzitutto auguri per la tua vittoria al MArteLive. Incominciamo dalla Valeria_Caboifine: Sei a Londra in questo momento, ci spieghi cosa stai facendo?
Grazie mille! A Londra sto frequentando un Master of Art in danza contemporanea alla London Contemporary Dance School, che è connessa con il Conservatoire of Dance and Drama e quindi con l'università. Di conseguenza l'attestato è equiparato alla nostra laurea specialistica in materie umanistiche. Oltre alle lezioni di danza, studio anche materie teoriche e discipline complementari come anatomia, somatica o video danza.

Come mai hai deciso di emigrare in Inghilterra, c’è qualcosa nella danza italiana che non ti convince?
Nessuna critica alla danza Italiana! Credo che in Italia abbiamo un’enorme ricchezza artistica e un potenziale superiore a quello della media dei danzatori e coreografi europei. Il problema dell'Italia è che a livello politico l'arte e la cultura non vengono considerate come un patrimonio o una ricchezza. Gli esigui finanziamenti disponibili dopo gli ingenti tagli delle ultime finanziarie sono per lo più destinati agli enti lirici. Questo è il risultato anche di una forma mentale che tende a conservare più che ad incentivare l'innovazione. Ed è per lo stesso motivo che non esistono scuole di danza contemporanea in grado di rilasciare un diploma di laurea.

Come è stata la tua esperienza al MArteLive?
Molto positiva! Mi sono iscritta al concorso solo perché avrei avuto la possibilità di mettere in scena la mia performance almeno una volta, ma a dire il vero ero pienamente convinta che fosse uno di quei concorsi dove si sa già il vincitore prima che si cominci (pregiudizio non certo infondato, chi danza in Italia lo sa bene!). Invece mi si è rivelata davvero una organizzazione pulita: le persone che ne fanno parte faticano seriamente e lo fanno per passione, non certo per soldi. Poi hanno apprezzato il mio lavoro, come potrei dire che è stata un esperienza negativa??

Valeria_Caboi3Al MArteLive hai portato un pezzo che interagiva con un video, quanto sei interessata all’interazione delle nuove tecnologie con la danza?
Interessata al punto che ho dedicato a questo parte della mia tesi universitaria, e anche ora continuo a lavorarci, sia nella teoria che nella pratica. Sono convinta che nonostante la materia prima delle arti performative sia il corpo umano, e nonostante questo corpo non possa prescindere dalla presenza dal vivo e dalla condivisione di uno stesso spazio con gli spettatori, il futuro di queste arti sia comunque in relazione alle nuove tecnologie.
Ad un certo punto nella danza si è sentito il bisogno di togliersi le scarpette da punta e il tutù e ballare a piedi nudi, è stata un’esigenza culturale. Ora una simile esigenza sta spingendo nella direzione del digitale, a cominciare dal teatro, ma anche nella danza, e questo fa nascere un dilemma interessante tra la materialità del corpo e l'impalpabilità del sistema binario che finalmente provano ad interagire in maniera organica.
Fortunatamente ho trovato due collaboratori, Antonella Sabatino per il video e Enrico Pisci per il montaggio audio, con i quali sono riuscita a trovare quest'organicità nel lavoro, sono stati entrambi molto bravi a catturare l'atmosfera di cui avevo bisogno e trasformarla in pixel e beat.

Il tuo “solo” oltre ad interagire con la tecnologia era molto ironico. La tendenza attuale Valeria_Caboi1della danza contemporanea, soprattutto in Italia, va nella direzione inversa! Ci spieghi secondo te, che ruolo debba avere l’ironia nella creazione di una coreografia?
A dire il vero non avevo premeditato l'ironia, ma ne sono molto fiera! Il mio solo parla di un essere umano che prova a smarcarsi dalla opprimente dominazione di un mano gigante, un potere che decide per lui, e qui non c'è nulla di ironico! La mano però è la mia. La stessa mano che dal video domina il corpo è allo stesso tempo in scena e fa parte di quel corpo. L'ironia credo sia tutta qui, l'ambiguità e l'incertezza di assegnare una fonte precisa a questo potere straziante rende il personaggio goffo, ma mi sono accorta di questo solo quando ho visto la gente sorridere, in realtà il mio personaggio è disperato, un po' come L'uomo che ride di Hugo, ma sicuramente meno romantico!

Veniamo alle tue origini, la Sardegna. Pensi che si sia qualcosa nella tua danza che rimanda alle suggestioni e alle energie di quella terra?
La Sardegna non ho bisogno di evocarla come uno spirito esterno, credo sia intrinseca nelle cose che un Sardo produce, soprattutto fuori dall'isola o all'estero. Potrei forse fare un parallelismo tra la liberazione dal potere in Gest Azione e la lotta per l'indipendentismo Sardo, ma la verità, se devo essere onesta, è che non ho pensato a una liberazione in particolare, è semplicemente una sensazione e un’idea che ho sia nella mia natura che nella mia cultura, che non è fatta per forza solo di Sardegna, ma che non ne può prescindere.

Quale sarebbe la tua massima aspirazione come danzatrice e come coreografa? E quali sono i tuoi progetti per il futuro e soprattutto pensi che ritornerai in Italia?
Questa è la domanda più difficile! La massima aspirazione credo sia riuscire ad esplorare questo mondo della danza e del digitale e capirne il linguaggio multiplo, intrecciato, riuscendo a farne qualcosa di produttivo (se poi vogliamo discutere su cosa sia la produttività al giorno d'oggi credo ci Valeria_caboi2voglia un libro intero!); il problema è che senza finanziamenti è difficile riuscire a permettersi le strumentazioni per fare qualcosa di serio! Se parliamo di sogni, appunto, mi piacerebbe riuscire a far sì che gli artisti non debbano scappare dall'Italia, che sia semplice per una persona giovane avere un reddito garantito, come succede agli artisti in Francia per esempio, per poter avere il tempo di sperimentare e creare. Credo che tornerò presto in Italia anche per questo, non mi considero un cervello in fuga (non esageriamo con la presunzione!!), ma è giusto che se abbiamo qualcosa di buono da dare lo facciamo anche nella nostra terra... e mi pare di aver risposto anche alla domanda successiva…

Ti aspettiamo in Italia quindi il più presto possibile: in bocca al lupo per tutto!
Crepi! Un saluto grande a tutti voi

Valeria Loprieno
Foto: Federico Ugolini e Laura Fioravanti

Letto 11207 volte Ultima modifica il Mercoledì, 24 Novembre 2010 10:47

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