Mercoledì, 24 Novembre 2010 00:42

Novecento, regia di B. Bertolucci

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NovecentoBertolucciCINEMA D’ANNATA-“Guardali, Ragazzo! Guarda come sgobbano! Io ci ho messo settant’anni per
veder lavorare un padrone...tu ne hai a malapena 12, Olmo.”

Magistrale epopea che oscilla tra mito, romanzo fiume, documentario, film kolossal transoceanico (merito anche della presenza di attori del calibro di Robert De Niro, Gerard Depardieu e Donald Southerland, nei panni del terribile e luciferino Attila: gerarca fascista e “cane” personale del proprietario terriere Alfredo) o semplicemente storia di una nazione agli albori, del capitalismo e della rivoluzione industriale (che inizialmente si ripercuote sui mezzi agricoli per sfoltire la mano d’opera ed elevare ulteriormente quella figura astro nascente del nuovo millennio: l’imprenditore capitalista), per sconfinare poi nel ventennio fascista (terzo capitolo della trilogia di Bertolucci dedicata ai gerarchi assieme a Il Conformista e Strategia del Ragno), per concludere poi con la liberazione del ’45 da parte degli alleati, momento in cui tutti i nodi giungono al pettine, momento che coincide con la fine (temporanea si sa) del regime dei padroni.
La storia procede su tre livelli ben distinti, tuttavia collocati in moto perpetuo e parallelo (come binari di un treno): Olmo e Alfredo Bellingheri, l’uno figlio di stirpe contadina, orfano per di più, l’altro figlionovecento2 dei padroni (nati fatalmente lo stesso giorno); le rispettive caste di appartenenza, sempre in conflitto ed incapaci di comprendersi, ed infine la grande storia, entità alla quale non si sfugge; entità che detta legge su tutto e su tutti, a prescindere dalla casta d’appartenenza che in partenza vede privilegiato qualcuno e dà per sconfitto qualcun altro.

Bertolucci copre quasi 50 anni di storia senza mai indugiare nella narrazione, senza mai disorientare chi guarda, esibendo tutti i repertori della quale oramai é maestro, selezionando accuratamente i picchi d’interesse giusti per raccontare la sua storia (La Storia, quella con la “S” maiuscola) e per non risultare mai inopportuno, scontato, ripetitivo (nonostante la storia, per ironia della sorte tenda a ripetersi manifestando la propria tragicità intrinseca nell’ironia). Bertolucci omaggia la sua terra d’origine dipingendo coloro che dagli albori l’hanno portata sulle spalle (fardello compreso) con fierezza fino ai nostri giorni.
Più che una semplice pellicola un vero e proprio monumento nazionale.

Luca Vecchi

Letto 8008 volte Ultima modifica il Domenica, 02 Gennaio 2011 11:42
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