Martedì, 26 Ottobre 2010 13:00

Il Palimpsest di Stanley Donwood

Scritto da Shiba
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shibaNon un videoclip, ma delle immagini incorniciate per raccontare la musica degli anni ’90. Sulle pereti della Galleria Mondo Bizzarro ‘ascolto’ un altro nome di rilievo internazionale, Stanley Donwood. Lo storico creatore delle opere illustrative della musica dei Radiohead, da cui Thom Yorkecon,  non si riesce a separare neanche quando lavora come solista, presenta in Italia, fino al 30 novembre 2010,  una retrospettiva dei sui lavori.

La storia di un percorso che si intreccia con la musica, la abbraccia tenendola ferma in una spirale per bloccarla su una lamina dorata. La galleria di via Reggio Emilia a Roma, diventa il luogo dove si cancella la scrittura dalla pagina e se ne scrive una nuova. I lavori di Stanley Donwood esposti Stanley_Donwood1in Olanda, Barcellona e Londra e le nuove ‘creature’, per scrivere un nuovo percorso, raccolte in un'unica programmazione d’intenti, da qui il titolo della mostra, Palimpsest.

Dopo l’attenzione quasi spasmodica degli anni ’60 – ’70 verso l’immagine che presentava la musica di un disco, l’incursione di Michael Jackson nel pop surrealismo che sceglie per Dangerous Mark Ryden, rendendo omaggio all’immaginario di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, ritroviamo non un’attenzione al packaging o alla presentazione estetica dell’artista, ma la ricerca di una spiegazione visiva immediata di un lavoro che dura lo spazio di una decina di canzoni. Un connubio tra musica e immagine, che non si limita al videoclip e che pone l’accento su uno spazio ridotto (12x14cm), ricerca difficile nei tempi di YouTube, dello “scarico” selvaggio e, al meglio, di un’immagine ridotta per CD. Lo hanno fatto i Radiohead con questo artista che richiama le tematiche problematiche della band.

I soggetti si leggono facilmente, soprattutto nei primi lavori, la ricerca diventa più sottile negli ultimi. Nei mari di spirali in cui è facile perdersi, l’artista fa precipitare il proprio equilibrio in giochi ipnotici. Fin troppo facile il richiamo all’immaginario di Escher, bianco e nero, nero e bianco in infinite linee e scale, in un “montaggio delle attrazioni” di Ejzenstejniana memoria, qui le immagini sono incorniciate e la violenza è sottile e non celata. Il terrore del secolo scorso che ritorna lieve in questo primo decennio del terzo millennio.
fotoDan Rickwood, nome vero di Danwood, non ha però la tensione apocalittica delle immagini degli anni ‘20, il suo è, piuttosto, un racconto onirico di una realtà che si stratifica lentamente e si annoda nell’inconscio, fino a ripetersi negli accordi ripetuti e ripetitivi della musica dei Radiohead.
In questa mostra è esposto un percorso che vede il colore, le lamine, le stampe, il bianco e nero, incubi su carta di un ragazzo che ha vissuto in pieno il punk e lo ha superato raccontando una “collezione di storie miserabili” (Slowly Downward: A Collection of Miserable Storie, 2001). Nessuna apocalittica visione, piuttosto il racconto di un sogno con le immagini entrate negli occhi guardando un semplice TG, delle tristi e quotidiane storie in cui, tra una spirale e un’altra, poter incastrare un pensiero in più.

www.mondobizzarrogallery.com
Dal LUNEDI al SABATO con orario 12-20
DOMENICA con orario 16-20
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Shiba

Letto 6602 volte Ultima modifica il Martedì, 26 Ottobre 2010 13:10

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