Giovedì, 03 Giugno 2010 11:13

LETTERATURA VI_ Alla ricerca del Cap. VI, Par. 2

Scritto da Salvatore Insana
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Ultimo appuntamento con le selezioni prefinalissima MArteLive anche per la competizione letteraria, in questa occasione contraddistinta dal prevalere della femminilità nelle sue molteplici evoluzioni.

Per prima, Rossella Falace e il suo poetico Circuito Interrotto, percorso solitario compiuto nel “caotico non finire” chiamato vita, volo a ritroso nelle ferite del passato. Qui in forma di ri-presentazione grave di dolci traumi, tracce di un essere senza calcoli né spiegazioni, tracciato scomposto di deliri che magari non possono essere (stati) vissuti ma certamente ipotizzati formulati e immaginati attraverso connessioni di parole o per mezzo di versi che parlano di una percezione sofferta tanto della vanità quanto della vacuità del nostro agire (“Anni perduti”), delle metamorfosi di un Io che non sopporta limiti (“Il colore dell'ambra”) e che persiste in ostinati tentativi di ri-definizione del proprio posto/ruolo nel continuo percorso di smarrimento-disorientamento voluto-subito (“Sacerdotessa di Orchi e dei”), tra luoghi fisici e mentali (“A Napoli”).
Per mezzo di versi di un'anima mancante di preziosi momenti di presenza svaniti (“I fili invisibili”), assorbita da una malinconica vaghezza di prospettive (“Assenza”) e colta più volte dalla volontà di lasciarsi andare con imprudenza e senza difese (“AMAnTi”) o strategie davanti al corso delle cose, nell'intensità del cogliersi disarmati di fronte agli eventi che ti attraversano.
Come il Neither beckettiano, non si va da nessuna parte, piuttosto “Avanti e indietro, avanti e indietro, questo è”.

E poi, a segnalarsi per l'enfasi teatralizzante e l'abito manicomiale sfoggiato per la performance, Simona Novacco con il suo BabaueBaobab, viaggio in un mondo altro, diviso, dove accadono cose le cui fattezze risentono sempre di un tendenziale squilibrio tra concretezza e fantasia.
In una dialogica fittizia che tanto avvicina al procedere mentale dello schizofrenico, ogni parola rimanda altrove, come suono prima che come senso o significato.
Tra allitterazioni, vertigini della lista, iterazioni narrative in un'interrogazione costante del proprio (saper) guardare e sentire. Un ripetuto tornare sui propri passi, a metà tra l'immersione in un universo da favola infantile e la tentata condivisione d'un altrimenti cieco flusso interiore. Stando sottosopra, se è il caso “in anticipo sul nostro ritardo”, nell'intimità d'un soggetto colto sempre sull'orlo del disperare, in lotta contro il becero Kronos e nel rispetto verso tutto quel che uomo non è: “nomi continuate a chiamarvi. Oggetti riprendete a girare. Cose che non si vedono restate qui. Noi chiudiamo gli occhi – promesso”.

Salvatore Insana

Letto 5644 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Giugno 2010 11:15

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