Giovedì, 03 Giugno 2010 11:07

FOTOGRAFIA VI_ Loop musicali, tango e maschere

Scritto da Rossana Calbi
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giovanni.buonomo-fotografiaI cinque finalisti della sezione campana del MArteLive arrivano nella sala rossa dell’Alpheus. Nulla di meglio che il rosso di queste pareti per le foto di Dario De Cristofaro, indubbiamente le più espressive dell’intera collettiva.

Tango, bianco e nero, unici scatti bicromatici in una congenie di colori, per raccontare una danza antica, lo sfogo malinconico di un corteggiamento con i talloni alzati delle periferie di una città, di un altro Sud, che è un simbolo dell’immigrazione. Intensi i movimenti, che sembrano uscire dalle pareti per volteggiare al centro della pista. De Cristofaro, ha un approccio antico alla fotografia, ricorda i fotografi francesi degli anni ’30-50. Il suo è uno sguardo all’emozione catturata in un determinato momento.

Di fronte, Maribel Atoche, che, invece, fa esplodere i sui colori ritraendo le case. Forse il lavoro di post produzione è eccessivo, e l’immagine è un po’ stucchevole, ma quei colori riportano al meridione. Al Sud in tutti i sensi, contrasti di blu, rosso, giallo e verde per descrivere una quotidianità senza persone, fatta solo di pareti colorate. De “La casa” vengono ritratti gli spiragli all’esterno, in un continuo dialogo tra l’interno, il familiare e il sociale. La solarità dello spazio e la disponibilità all’accoglienza, marcata dai colori sulle pareti.

Più intimista è Maddalena Zampitelli, con Loop, immagini che sembrano rubate alla cinematografia o ancora di più al telefilm di culto Lost. L’uomo e la sua disperazione in un  silenzio costruito da se stesso, la figura sola e abbandonata ai suoi pensieri ancora più feroci della violenza esterna. Una paura stratificata che blocca la voce come una patina sul volto o il cammino come una vegetazione a noi sconosciuta. Un vai e vieni della mente, un ritorno continuo, un pensiero costante per una sequenza di immagini che spiegano la paura e la ricerca della solitudine in un controsenso continuo.

E se si nascondessero anche a sé stessi le proprie paure? Le maschere e il teatro nascono anche Alessandra_Mai_1con questa funzione, si colorano e si fanno belle per decorare i nostri pensieri tristi e grigi del vivere. Alessandra Mai, rende omaggio alle maschere con un lavoro che invita all’arte scenica, Mascherando.

Dal teatro alla piazza, con Mena Rota torniamo nei vicoli di un tipico paesino del sud, un balcone che potrebbe affacciarsi su un qualsiasi mare del mediterraneo, che è vissuto solo nei mesi caldi e afosi, quando i figli del Sud tornano a casa a vivere la loro nostalgia di un intero anno di lavoro.
Passato e presente, soprattutto un grande senso di nostalgia, ma nessuno sguardo al passato con esaltazione, un racconto interessato per riscoprirsi, questi giovani fotografi cercano nel presente tracce del loro cammino tra le strade, le maschere o un ballo.
Storie di un’immigrazione continua, che sanno raccontare meglio di altri la nostalgia di casa e l’entusiasmo per un luogo nuovo.

Rossana Calbi

Letto 6457 volte Ultima modifica il Mercoledì, 09 Giugno 2010 09:45

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