Giovedì, 20 Maggio 2010 10:27

MUSICA IV_ Buon vecchio rock!

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fabio.ventrone-emergenti-IMG_3988Serata all'insegna del rock nel senso più puro del termine, o quasi. Diciamo che si parla di un rock imparato da grandi maestri che ci riporta indietro alla scena di qualche decennio fa, eccezion fatta per un gruppo di giovanissimi che esce un po' fuori dal contesto. Ma procediamo con ordine.

Le Labbra di Greta, è un gruppo che dietro ha molto lavoro, sia per la scelta di ricreare atmosfere  concettuali alla Led Zeppelin, e progressive quanto basta, sia per l’utilizzo di una strumentazione nutrita. C’è un chitarrista, nonchè tastierista, nonché synth, e un altro chitarrista che recita e canta insieme alla cantante dall'aspetto un po' hippie: lunghi capelli e voce potente, ma anche evanescente quanto basta. Propongono pezzi in italiano, il che risulta essere una scelta azzeccata, visto che creano atmosfere piuttosto interessanti.

E' qui che cambiamo panorama e ci catapultiamo in college inglesi, con tre Indie Boys are for fabio.ventrone-emergenti-IMG_4060Hot Girls, anche se di groupie se n'è vista solo una. Le chitarrone distorte si alternano a qualche riff alto smaccatamente indie rock come appunto recita il loro nome, anche se l'approccio alla batteria e al basso dà al tutto un groove più rockeggiante e meno inglese di quello che vorrebbe sembrare.

Proseguendo sulla scena inglese i The Gravity si esibiscono saltando sul palco come veri ossessi, si divertono da pazzi e suonano bene, le chitarre si rispondono affiatate e a volte distolgono persino l'attenzione dal cantante che pure si esibisce in semiacrobazie, mentre canta in tipico stile indie. Rientrano nel genere in modo credibile e ci fanno ballicchiare.

I Kruk ci catapultano di nuovo in un ambiente malinconico con sfumature bluastre (saranno state le luci?), anche qui uno dei chitarristi suona anche il piano, ma in un modo più classicheggiante. Le ballads che partono subito dopo il primo pezzo, sono convincenti a metà fra Radiohead, il cantante se la cava molto bene con il falsetto infatti, e una sorta di Giardini di Mirò , con quelle notine fatte apposta per colpire.  Sul palco sono molto seri, ma nell'economia del gruppo e del genere anche valeria.dovidio.musicalive.IMG_2543quest'approccio risulta essere una scelta vincente.

A chiudere la serata i Gaia Groove rispettano fedelmente la promessa del loro nome. Infatti, in un blueseggiante rock, che un po' mi fa pensare ad uno Zucchero dei primissimi novanta, cantano in italiano testi dissacranti e ironici che bene si sposano che la voce calda del cantante, mentre quando interviene la cantante donna, si smorza l'ironia per lasciare posto ad un più classico scenario blues in modo appropriato e riuscito.

Mikaela Dema

Letto 5443 volte Ultima modifica il Mercoledì, 05 Gennaio 2011 10:21

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