Martedì, 23 Febbraio 2010 22:38

Brecht, Elio ed Intra valgon più di tre soldi

Scritto da Christian Auricchio
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brechtMILANO- La scorsa settimana al Piccolo Teatro di Milano c’è stato un gradito ritorno, quello  di Berthold Brecht e de L’ Opera da tre soldi. Correva infatti l’anno 1956 quando Giorgio Strehler realizzò la regia della celebre opera del drammaturgo tedesco, il quale, per l’occasione, assistè alla prima italiana di uno dei suoi testi più celebri.

Ma L’Opera da tre soldi non fu solo farina del sacco di Brecht: l’opera vanta infatti una duplice paternità, indispensabile e complementare al capolavoro. Brecht deve sicuramente molto al musicista e compositore tedesco Kurt Weill con il quale, tra il 1927 e il 1930, formò un fortunato e prolifico sodalizio.
In particolare, fu proprio Weill a fornire a Brecht lo spunto per L’Opera da tre soldi, sottoponendo alla sua attenzione L’ Opera del mendicante, un melodramma satirico del settecento in cui l’autore, John Gay, prende di mira l’ aristocrazia inglese e i suoi loschi affari simili a quelli della malavita, raccontando una torbida storia ambientata nei bassifondi di Londra. Partendo dall’opera di Gay, Brecht, con il prezioso ausilio musicale di Weill, imbastisce un singspiel ossia una pièce in cui canto e recitazione si alternano. La trama viene ovviamente attualizzata, così come  le melodie: quelle originali vengono infatti sostituite con generi musicali come il jazz in voga nella prima metà del Novecento. L’intento satirico nasce proprio dal confronto stridente tra i vizi rappresentati e l’amena leggerezza delle canzoni. Canzoni che non sono per niente ancelle del testo, anzi.

Elio e il jazz da tre soldi andato in scena al Piccolo di Milano, attinge proprio alla parte musicaleeliobn dell’Opera da tre soldi, raccontando la storia attraverso le canzoni più significative. Basti pensare che la Ballata di Mackie Messer è un vero e proprio evergreen della musica jazz, interpretata da grandi artisti internazionali come Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e Tony Bennet. Non c’è quindi da stupirsi se la parte strumentale del concerto andato in scena sia stata affidata al maestro Enrico Intra, milanese, classe 1935, uno dei nostri più stimati pianisti jazz, nonché direttore d'orchestra e compositore, oltre ad essere il fondatore del Derby Club.
Alla testa di un ensemble di cinque elementi davvero validi, il maestro Intra ha costruito un fil rouge musicale che si è inserito tra un brano e un altro cantato da Stefano Belisari, meglio noto come Elio, fondatore e leader di uno dei gruppi più interessanti del nostro panorama musicale, Elio e le Storie Tese. Tra l’altro non è nemmeno la prima volta che il poliedrico vocalist della dissacrante band milanese si confronta con il capolavoro brechtiano. Nel 2000 infatti Elio fu convocato dal compositore Luciano Berio, allora presidente dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma, per un adattamento che lo stesso Brecht aveva in precedenza operato per le scene americane.
Lui stesso ricorda in un’intervista quell’esperienza: “Non ho mai fatto l'attore, faccio solo lo scemo quando canto. Stavolta c'è un testo scritto che tento sempre di cantare, ma non so niente di Brecht e Weill” scherza Elio “Ora inizio a capire che ce la faccio e ho un'aspirazione: voglio essere il nuovo Milva (musa di Strehler, nonchè protagonista di molti suoi lavori teatrali dedicati a Brecht ndr). […] Con Brecht si pensa sempre a cose complicate, invece mi sono trovato di fronte a musiche orecchiabili e canzoni che fanno anche ridere: è un testo sconvolgente, rivoluzionario e allo stesso tempo semplice, immediato e di facile comprensione”.

eliointra_vert_foto_marascoA differenza dello spettacolo del 2000 però, quello che va in scena al Piccolo, è solo una selezione delle musiche di Weill, che evidenzia come L’ opera da tre soldi possa avere varie chiavi rappresentative: si assiste così ad una sorta di concerto che, se da un lato delizia le orecchie del pubblico per le indubbie abilità vocali di Elio, dall’altro rende difficile seguire la trama dell’opera, soprattutto per chi si imbatte per la prima volta in essa. E’ forse questo il limite più grande dello spettacolo, ma probabilmente è un risultato voluto, una sorta di omaggio al teatro brechtiano e al suo compositore di riferimento, quello stesso Weill di cui ricorre proprio quest’anno il sessantesimo anniversario della morte.
Ma lo spettacolo-concerto non è fatto solo di canzoni: a punteggiare il tutto vengono proiettate sullo sfondo una serie di immagini e disegni  di autori del Realismo tedesco, opere contemporanee al testo rappresentato, che consentono di focalizzare nel miglior modo possibile l'epoca molto difficile in cui operava Brecht ossia la Germania di Weimer, quella stessa Germania che avrebbe fatto da apripista al nazismo. Lo spettatore si trova così a confrontarsi con immagini e testi musicali che lo pongono, ancora una volta, di fronte alla denuncia sociale brechtiana contro quella stessa avida società borghese che, con suo grande disappunto, decretò il successo della sua opera.

Christian Auricchio

Letto 11152 volte Ultima modifica il Martedì, 23 Febbraio 2010 22:47

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