Martedì, 23 Febbraio 2010 23:01

L’inferno sono gli altri

Scritto da Maria Logroio
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[TEATRO]

cometa_offROMA- LET, Liberi Esperimenti Teatrali, in collaborazione col nuovo spazio teatrale Cometa Off (zona Testaccio, Roma) è giunta alla sua VI edizione, in itinere ormai dal 12 gennaio fino al 7 marzo 2010.

Definito come “cantiere di vita teatrale e terreno di continua sperimentazione” ha come obiettivo far emergere e dar luce ai lavori teatrali più nascosti.
Ed è in questo frame che si colloca come una tela dai colori sgargianti e accattivanti, che non può sfuggire neanche allo sguardo più pigro e disinteressato, lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Massimiliano Graziuso, tenutosi lo scorso 7 febbraio e intitolato L’Inferno sono gli altri.prima
La scena si apre con i passi ovattati dei musicisti, scorta inseparabile del protagonista oratore (M. Graziuso), che fanno il loro ingresso sul palcoscenico senza “scapigliare” nessuno per la loro infinita discrezione e che, nello specifico, sono: Paolo Buonomo al clarinetto, Salvatore Zambataro alla fisarmonica e Piero Piciucco al contrabbasso. E ognuno di loro, con il proprio strumento, anche senza sinfonie prolisse, ha contraddistinto la scena teatrale ornamentandola e donandole quell’effetto in più, drammatico, ironico o beffardo a seconda della situazione che l’artista ha messo in scena.
Graziuso è ‘padre e figlio’ nel contempo dei suoi stessi personaggi, per la cura con cui li osserva e li cresce teatralmente e la fedeltà che ha nel ritrarli, pur senza pennello alla mano e in maniera inequivocabile, a dispetto della linea guida della sua performance e che accomuna ognuno di questi brevi racconti: l’equivoco.

In un attimo la performance scenica ha inizio e i personaggi di Graziuso, si accendono facendo scintille. L’attore-autore mette in scena in chiave ironica storie mixate tra il reale e il fantastico di vita quotidiana in cui spesso l’inspiegabile e l’imprevedibile sono alle nostre spalle e sembrano prendersi gioco di noi, aspettando solo il momento giusto.
terzaI suoi monologhi, che in realtà diventano dialoghi con il suo pubblico che non può non commentare ridendo, sfumano da un personaggio all’altro; e mettendo in evidenza i particolari si sottolinea l’assurdità delle vicende che sembrano essere surreali, ma in realtà non sono poi così distanti dalla veridicità dei fatti quotidiani.
Tradimenti che vengono a monte nelle modalità più assurde riscoprendosi amanti e traditi nel contempo; un uomo costretto continuamente in giro per lavoro che cerca il profumo di casa e il calore familiare paradossalmente da una donna di facili costumi (e possiamo immaginare le eventuali reazioni!). Ma questi sono solo dei piccoli assaggi rispetto a quanto l’intero spettacolo è in grado di offrire. Assaggi spolverati da una fragrante coloritura di accenti dialettali italiani.
Uno spettacolo da non perdere per nessun motivo al mondo, anche perchè le risate sono assicurate…

Maria Logroio

Letto 13013 volte Ultima modifica il Martedì, 23 Febbraio 2010 23:07

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