Giovedì, 03 Marzo 2011 10:21

Sguardi s-Velati III

[TEATRO]

Copertina_sguardisvelatiROMA- Finiscono le sette settimane di spettacoli al Teatro Due Roma per la rassegna giovani Sguardi svelati – punti di vista al femminile. Dall’11 gennaio fino al 27 febbraio la rassegna ha portato in scena punti di vista femminili sul mondo, sulla storia e su sentimenti universali. Per uno sguardo “diverso” da quello maschile ufficiale e abituale.




Viaggio a Buenos Aires

viaggio_a_buenos_airesCarlo Emilio Lerici firma la regia per l’ennesimo spettacolo di valore all’interno della rassegna Sguardi s-Velati al Teatro DueRoma dal 18 al 20 febbraio.
Una donna sola bussa ad una porta senza capire bene dove si trova o chi potrebbe rispondere, ma dall’altra parte non c’è nessuno ad aprire. Inizia così il suo viaggio alla riscoperta della sua vita e della sua famiglia muovendosi tra ricordi assopiti e forse non del tutto reali. La coscienza e soprattutto la conoscenza di sé porta questa donna sull’orlo della follia alla disperata ricerca di poter trovare una via d’uscita.
A riviverlo e reinterpretarlo è la figlia, tornata nella casa di sua madre, dopo la sua morte, per rimettere a posto i suoi oggetti.
Tra preghiere, canzoni e lettere la protagonista cerca qualcuno che la porti via da quel luogo, qualunque esso sia, sperando magari di poter rivedere i suoi figli in Canada o la sorella a Buenos Aires.
Durante tutto lo spettacolo non si parla mai di Alzhaimer per non dare una classificazione che possa imbrigliare in una specifica malattia l’angoscia di questa signora, ma dandole tutta l’apertura per poter abbracciare tante situazioni. In tanti tra il pubblico, me compresa, avranno ritrovato tuttavia gli stessi sintomi di qualche parente vicino, che abbiamo lasciato andare cercando di mantenere solo i ricordi antecedenti alla malattia.

In un monologo delicato all’inizio e sempre più angosciante nel finire in un crescendo di rimembranze o frammenti del passato e del presente, la protagonista, un’eccezionale Francesca Bianco, nel ruolo di Walerka, trascina il pubblico portandolo a riflettere sull’importanza della propria memoria storica.
Il testo, opera delle sorelle Gabriela e Monika Muskala (Amanita Muskaria) è uno dei più celebrati della drammaturgia polacca, già messo in scena lo scorso anno al Teatro Belli all’interno della rassegna TREND ha raccolto un buon risultato tra il pubblico e la critica.
Il viaggio a Buenos Aires. Work in Regress (pubblicato sulla rivista “Dialog” nel novembre del 2001) ), ha debuttato nel dicembre dello stesso anno al Jaracz Theatre di Łódź con la stessa Gabriela Muskała nel ruolo di Walerka. Nel 2005 ha debuttato al Teatr Dramatyczny di Varsavia ed è stato finalista nella rassegna dei migliori allestimenti di drammaturgia contemporanea polacca organizzata dal Ministero della Cultura.
Successivamente ha partecipato a numerosi Festival in Polonia e in Europa, tra cui il prestigioso Fringe Festival di Edimburgo. Gabriela Muskała è stata premiata come migliore attrice ai festival di Kalisz, Wrocław e Bydgoszcz, ed ha ricevuto anche il premio indetto dal Ministero della Cultura Polacco.

Manuela Tiberi



Giada Fradeani: brava Da Mangiare

due_mangiarePenultimo spettacolo per la rassegna Sguardi S- velati: dal 22 al 24 febbraio Da Mangiare, con Giada Fradeani per la regia di Michela Fiornavanti. Un monologo di poco più di un’ora che inchioda alle poltrone il pubblico nella sala del Teatro Due Roma.
Che interesse può suscitare una donna squallida, annoiata, antipatica e deprimente? Per di più grassa, un corpo fatto esclusivamente per mangiare. La risposta è nella lucidità del suo sguardo sul mondo, in particolare sulle vite degli altri, su di noi, in definitiva, che la guardiamo – e giudichiamo-  dall’alto in basso.
La protagonista fin da bambina trova nel cibo tutto ciò di cui un essere umano ha bisogno: affetto, gioia, comprensione, soddisfazione. Se la vita si nega, il cibo è lì ad assisterla, un surrogato pronto e servito dalla mamma ad ogni evenienza.
Sei triste? Mangia! Sei felice? Allora mangia. Cos’hai che non va? … Mangi qualcosa? Il vuoto esistenziale si riempie di tutto ciò che può essere fagocitato. Il cibo viene persino trasformato in un nuovo social network: la protagonista è una cassiera del supermercato e nella spesa dei clienti riesce a leggere la loro vita.

Ci dà prova dell’estrema raffinatezza del suo metro di giudizio: cibi pronti e sughi in barattolo? Un single 40enne che con la prospettiva di una notte di sesso preparerà una cena appena sufficiente.
Riso integrale, frutta e verdura? Una donna giovane, ancora sola, ma che ha appena iniziato una storia. Ma non c’è amore nella sua vita: niente farina, niente uova, non usa preparare dolci.
E così via, passano in rassegna carrelli, stomaci e vite. Nulla interessa la protagonista, non  è arrabbiata né triste, semplicemente indifferente ad una realtà che non le ha concesso un granché sin da bambina.
Ma all’improvviso una stonatura incrina le sue lucide certezze: un centauro con una misteriosa bustaGiada20Fradeani2062020400x400 di mandarini. L’intero paradigma interpretativo cede: cosa nasconde questo sconosciuto imperscrutabile? Così avverrà il primo e verosimilmente anche ultimo cedimento rivelatore di una fragilità latente.
Ma l’apertura al mondo in un accenno di tenerezza ha vita breve: lo svenimento causato dall’eccesso di emozioni fino ad allora sconosciute e compresse non si risolve in un risveglio a nuova vita. Tutto continuerà a fluire come sempre e le vite degli altri a passare sul nastro della cassa del supermercato.

La forza del testo dell’autrice-regista è nel linguaggio asciutto e diretto, che esprime uno sguardo lucido sulle cose. È implacabile e freddo come una lama e, unito ad un racconto dalla parabola ben dosata, sa creare una forte tensione emotiva. Il testo risulta inoltre magistralmente interpretato dalla protagonista, Giada Fradeani, che il pubblico del MArteLive ha già potuto apprezzare come vincitrice della Sezione Teatro nel 2007 con Tutto precario, dell’altrettanto brava Noemi Sarracini. Giada è un’attrice tecnicamente molto preparata, che ha il pregio di una recitazione naturale  e al tempo stesso estremamente scenica: gestualità e voce sono del tutto calibrate al personaggio che rischiava di tramutarsi in caricatura e che, al contrario, risulta tragicamente umano.

Francesca Paolini



Ninetta e le altre – le marocchinate del ’44: ultima fermata

ninetta1E’ con Ninetta e le altre – le marocchinate del ’44, pièce scritta e diretta da Damiana Leone, che si chiude la Rassegna tutta al femminile Sguardi s-Velati, in scena al Teatro Due Roma dall’11 gennaio al 27 febbraio. Nel corso delle sette settimane che hanno interessato la manifestazione, sono stati proposti 14 spettacoli che hanno portato a far scoprire al pubblico la prospettiva speciale di un teatro, ideato, scritto, interpretato e vissuto da donne – si è trattato per lo più di debutti assoluti –, concepito con l’intenzione di non rinchiudersi in un’arte rappresentativa di genere, ma, al contrario, con l’obiettivo di non mancare di esplorare storie e sentimenti assolutamente universali.

Con Ninetta e le altre (già vincitore del Festival Chimere di Padova) il palcoscenico del Teatro Due ha visto protagonista – dal 25 al 27 febbraio - il tema della violenza sulle donne, affrontato ispirandosi agli stupri che avvenivano sulle donne cosiddette “marocchinate” in Ciociaria, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Lo spettacolo è frutto di un vero e proprio lavoro di ricerca di testimonianze che riguardano i racconti di quei fatti drammatici di violenza contro le donne -ormai quasi epici per la popolazione del basso Lazio-  compiuti dagli uomini delle truppe nordafricane dell’esercito francese che campeggiavano vicino alla linea di fortificazione Gustav (che tagliava l’Italia in due tra tedeschi a nord e Alleati a sud).
E’ così che con riferimenti a fatti realmente accaduti e a personaggi veramente esistiti, lo spettacolo racconta come mentre si susseguivano battaglie sanguinose tra le forze nemiche di nazisti e Alleati e bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile, migliaia di donne venissero violentate e brutalizzate dalle truppe coloniali francesi. E’ quanto De Sica volle denunciare con il film La Ciociara (1960), ispirato al romanzo di Moravia.

Damiana Leone sceglie di portare in teatro questa tragedia usando il dialetto, nella fattispecie il ciociaro e il veneto (quest’ultimo a ricordo dei veneti che colonizzarono l’Agro Pontino durante il fascismo) e di dare voce alla storia di tre donne: Ninetta (la regista stessa), Maria (Consuelo Cagnati) e Celeste (Francesca Reina). Le tre incarnano diversi aspetti della donna nei riferimenti alle tre divinità pagane arcaiche (dei luoghi che le circondano) delle montagne, dei fiumi e delle stelle e animano tra sacro e profano sulla scena le loro vicende: dalla festa di fidanzamento alla guerra in casa, dalla purezza incontaminata di una popolazione legata al lavoro dei campi e a rituali millenari ai tragici episodi che fecero di loro le “marocchinate”. E a ciò che avvenne dopo il loro dramma, nel manifestarsi di malattie infettive, follia, suicidi, aborti, infanticidi, e nei casi migliori silenzi, omissioni, vergogna e tanta disperazione.
Ninetta e le altre – le marocchinate del ’44 è un lavoro ricco e un’operazione di denuncia interessante: coinvolge il pubblico nella rappresentazione di un avvenimento tragico del passato e punta allo stesso tempo il dito contro lo stupro, come questione dolorosa purtroppo ancora estremamente attuale e che in questo senso deve riguardare tutta la comunità umana, senza differenza di sesso.
Sottolineando infatti quale rovina rappresenta una tale insensata violenza nel colpire una singola donna, la pièce mette in luce come un dramma simile riguarda e si ripercuote su generazioni e territori interi e si presenta come una catastrofe che ferisce la terra e la persona.

Alice Salvagni

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Mercoledì, 09 Febbraio 2011 13:33

Sguardi s-Velati II

[TEATRO]

Copertina_sguardisvelatiROMA- Continua a Roma la rassegna Sguardi s-Velati ospite del Teatro Due Roma, a cura di Ambra Postiglione e Annalisa Siciliano. La rassegna ospita una lunga carrellata di proposte – ciascuna in scena per tre giorni – che offrono al pubblico un punto di vista al femminile per esplorare storie e sentimenti assolutamente universali. Non già, quindi, un teatro di donne o per donne ma un teatro che, attraverso le donne, sappia raccogliere e raccontare frammenti di problematiche comuni e condivise.

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Martedì, 25 Gennaio 2011 17:52

Sguardi S-Velati

[TEATRO]

Copertina_sguardisvelatiROMA- Sono previste ben sette settimane di spettacoli al Teatro Due Roma per la rassegna giovani Sguardi svelati – punti di vista al femminile. Dall’11 gennaio fino al 27 febbraio la rassegna porta in scena punti di vista femminili sul mondo, sulla storia e su sentimenti universali. La femminilità, insomma, è il prisma adottato per analizzare, scomponendola, la realtà. Per uno sguardo probabilmente diverso da quello maschile ufficiale e abituale.

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Venerdì, 07 Gennaio 2011 11:07

Rassegna Sguardi S-velati al TeatroDue

Sguardi S-velati, punti di vista al femminile a cura di Ambra Postiglione e Annalisa Siciliano.
Dall’11 gennaio al 27 febbraio 2011 al Teatro Due Roma, Sala Aldo Nicolaj, vicolo due Macelli, 37 – Tel. 06 6788259

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Martedì, 21 Dicembre 2010 12:41

Giada Prandi: parola alle donne

Vincitrice assoluta della Sezione Teatro del MArteLive 2010, Giada Prandi è una continua scoperta.
Diplomata nel 1999 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, è attiva in ambito teatrale dal 1998, ma non ha disdegnato di provare il cinema e anche la televisione.

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Domenica, 18 Ottobre 2009 12:46

Masked - Legami di sangue

masked-3ROMA– Una stanza fredda e spoglia, ganci alle pareti, secchi d’acqua e inquietanti macchie di sangue ovunque: il retrobottega di una macelleria in un villaggio palestinese dei territori occupati dell’ovest.

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