Giovedì, 03 Marzo 2011 09:39

EDITORIALE- Social Media Week

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ROMA – Dal 7 all’11 febbraio, nove città nel mondo fanno rete per raccontare come Internet ha cambiato la comunicazione. A New York, San Francisco, Parigi, Toronto, San Paolo, Londra, Hong Kong, Istanbul e Roma, esperti dei nuovi linguaggi digitali incontrano curiosi della rete o chi già in rete ha un suo spazio ed ha tante domande su come l’Italia sia fondamentalmente indietro in ogni forma di evoluzione benevola.

Partiamo con l’ePublishing, si può e si deve abbandonare la carta? La sola idea lascia sconcertata anche chi vi scrive, tra le tante abitudini mutate in questi anni, l’dea di dove rinunciare all’odore delle pagine del libro sembra impossibile. In realtà, però, l’Italia sappiamo essere un paese poco affezionato alle librerie, e, forse, questo nuovo sistema informatico potrebbe aiutare la consultazione dei testi. Se, poi, ci piace conservare l’idea di un romanzo sul comodino, riusciamo anche a vedere come possa agevolare gli studi una biblioteca on line. Come ci spiega Giulio Blasi, il semiotico allievo di Eco, uno dei fondatori di MediaLibraryOnLine, un progetto che unisce mille biblioteche italiane, si tratta di un “Network di biblioteche digitali a cui si accede con una password e si ha la possibilità di utilizzare un vasto contenuto”.
In questi mesi sta passando l’idea che si possa sviluppare un mercato legato all’e-book, grazieSocial_Media_Week_2 ovviamente all’evoluzione dei mini computer e di uno degli ultimi regali di Steve Jobs, l’iPad. Blasi racconta come l’interessamento a questo nuovo modo di catalogazione del libro già nel ’97 sia approdato a Bologna e da allora si sia avviato un processo della biblioteca universitaria. Ma il problema è la protezione, il diritto d’autore. Ad esempio su BookRepublic (www.bookrepublic.it), il sito italiano dove poter comprare i testi in formato digitale, la protezione del diritto d’autore è minima. Marco Ferrari amministratore di BookRepublic ci spiega come ci possano essere delle soluzioni alla vendita dell’e-book come un download valido solo per un determinato periodo di tempo.
In Italia le pubblicazioni scientifiche sono quelle che più facilmente rinunciano alla proprietà autoriatoriale, ma ben presto dovremo avvicinarci alle università americane dove la polvere cartacea sta lasciando largo agli spazi pubblici. Non si chiudono le biblioteche, le si trasforma  in spazi sempre di utilità.
Se per i video e la musica, ormai, non c’e altra via che la commercializzazione su Internet, il processo diventa ancora un po’ complesso da maneggiare e da gestire per i libri. Quello della vendita dell’e-book viene analizzato da Marco Calvo, che nel 1994, fonda l’associazione Liber Liber, di cui è il presidente. Con questa associazione Calvo si propone di fondare una biblioteca libera per tutti. Si dovrebbe trovare un modo più semplice per permettere il pagamento e che omologhi certi linguaggi. Evitare le carte di credito, metodo pericoloso e soprattutto nel nostro paese poco usato, e optare per il pagamento tramite linea telefonica. Ma come spiegava Umberto Eco in un convegno sulla storia del libro: dall’avvento della stampa con Gutenberg ci sono voluti settanta anni per porre l’indice al testo. Quindi sappiamo che dovremo aspettare ancora un po’ per queste risoluzioni che legano la tecnologia alla commercializzazione, del resto ricordiamoci che qui i poteri forti non vengono costituiti dagli editori, ma dalle banche, e crediamo che in settanta anni si raddoppieranno, non si ledono certi poteri soprattutto per la diffusione della cultura.

Social_Media_Week3Se il libro in formato digitale ha un bell’avviso di “lavori in corso”, l’informazione liquida è il tema di un altro incontro della settimana dedicata alla rete. Lo scetticismo rispetto all’abbandono del libro ancora rimane, ma, ormai, crediamo che sia di dominio pubblico la necessità della comunicazione on line! Tutto deve essere raccontato velocemente perché non si può aspettare che l’indomani arrivi il giornale in edicola, bisogna avere l’avviso sul cellulare di quello che accade vicino a noi e nel resto del mondo. Durante l’incontro sul giornalismo dopo Twitter e Wikileaks, di fronte a noi, nonostante si parli di portali e di comunicazione immediata, il linguaggio è ancora stantio. Ancora la vecchia casta giornalistica.
Apre l’incontro Emilio Carelli, il direttore di TgSky 24. Si aprono le danze con le solite parole che sanno un bel po’ di demagogico: democratizzazione della comunicazione, autorevolezza dell’informazione. In realtà la questione si concentra su un fatto di cronaca politica e/o di costume, non si capisce più come catalogare queste ultime notizie, e si continua a dire poco. Pubblicheremmo le foto del fattaccio? Ma ci sono queste foto? Nessuno conferma di averle viste, Tommaso Tessarolo, manager generale di Current TV Italia, ha il coraggio di dichiarare che le foto del misfatto che coinvolge “il papi e la Ruby” ci sono. Si accettano scommesse su chi pubblicherà mai quelle foto e se poi la scusa addotta sarà la decenza.
Noi troviamo indecente che un pubblico di web giornalisti abbia fatto domande ai signori dell’informazione e che questi abbiano deviato, distorto e non rivelato nessuna intenzione sulla questione annosa dei pagamenti ai giornalisti del web, individuati come dei blogger più che come dei veri giornalisti. E se non esistono più i giornalisti o non vengono riconosciuti nella loro evoluzione, si è persa la capacità di capire come, perdendo la figura dell’inviato, si può invece acquistare una comunicazione diretta e non filtrata, con l’immediatezza di chi sul luogo può raccontarci, senza grosso dispendio di capitale per le redazione, ma con un grande servizio per il lettore.
Il giornalismo, che dovrebbe essere al passo con il tempo, dimostra ancora un legame ai vecchi schemi ed una difficoltà a guardare ai giovani linguaggi nel giusto modo, un adattamento forzato, che palesa le sue contraddizioni nella stessa forma in cui si presenta.
Del resto se si hanno le tecnologie e non le si usano al meglio, si riesce a fare solo una grande e grossa parodia.  Come il Cruciverbone negli spazi della Stazione Termini, ma ve lo ricordate quello di Domenica In? Eccolo riproposto qui però al massimo c’è qualche domanda che riguarda il tema proposto dalla settimana della socializzazione informatizzata. Gli organizzatori in Italia, Marco Montemagno e Marco Antonio Masieri non lo ammetteranno mai, ma un vero e proprio senso di nostalgia pervade questo Social Media Week, e forse la cultura quella vera, quella lavorata e studiata, quella del libro, sarà lenta ma riuscirà a fare un percorso onesto rispetto ai suoi lettori e soprattutto agli autori.

Rossana Calbi

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