Mercoledì, 22 Luglio 2009 11:32

Villa Ada parte II

Scritto da Federico Ramondino & Edyth Cristofaro
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[MUSICA]
estate-romana-roma-incontra-il-mondoROMA- Villa Ada quest'anno come d'altronde tutti gli anni dal 1994 ad oggi propone un programma vasto e ricco di concerti variegati, ma soprattutto appetibili. Tema portante della manifestazione è la contaminazione tra culture e tradizioni diverse, anche musicali, l'apertura mentale che permette ai popoli di crescere e agli esseri umani di evolvere. Ecco la seconda puntata dei concerti seguiti dal MArteMagazine per voi: Petra Magoni e Alessandro Mannarino...




Petra Magoni e Ferruccio Spinetti: Musica Nuda

magoni-spinettiVILLA ADA- Fra le sensuali note di una talentuosissima cantante e le sinuose curve di un contrabbasso, abilmente governato da un ragionerie che mastica il francese, a Villa Ada la musica si è spogliata lo scorso 8 luglio, con un'eleganza da far rimanere a bocca aperta. Sul palco Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, davanti a loro una moltitudine di persone che non smetteva di crescere neanche a metà concerto, un dedalo di sagome inginocchiate, sedute, in punta di piedi e di sedie quanto mai occupate.

Lei, una giovane cantante specializzata in musica antica, dall'indole grintosa e la voce duttile, non fa fatica a mettersi a proprio agio con il pubblico già palpitante. Lui, apparentemente più remissivo, la lascia fare con aria a metà tra il rassegnato e il fiducioso, ma nasconde un'ironia intelligente e disarmante, il risultato dell'unione di una coppia così discorde è a dir poco sorprendente: musica di altissimo livello alternata a sketch della cui premeditazione non si ha certezza.
La scaletta proposta dai due artisti è impeccabile e sa combinare abilmente brani prettamente soft con irresistibili esplosioni ritmiche, si passa da Prince ("Kiss") a Lucio Dalla ("Felicità"), dai Pink Floyd ("Another brick in the wall") alla musica sacra ("Angeli") passando per l'intramontabile "Roxanne", brano dei Police le cui note hanno scandito la nascita del duo quando per la prima volta si è esibito, in una enoteca, davanti a poco più di sei persone.

Petra e Ferruccio sono inarrestabili, se da un lato le esecuzioni dei brani ammutoliscono ogni persona al loro cospetto, il loro umorismo risulta straordinariamente semplice ed efficace, accorciando nettamente le distanze che li separano dal tappeto di adoratori, e da quel cane che, con fare irriverente, dimostra abbaiando di conoscere il prossimo brano mentre i due artisti lo approvano divertiti: risate autentiche che, forse, altri artisti anche meno capaci, si sarebbero ben guardati dal suscitare.
Si respira un'aria di grande serenità ed il tempo, come nelle circostanze più piacevoli, scorre petra_magoni_ferruccio_spinetti_01_milano2006veloce mentre sul palco si aggiunge il sassofono di Peppe D'Argenzio (ex Avion Travel, come Ferruccio, ora facente parte dell'Orchestra di Piazza Vittorio diretta da Mario Tronco).
Sarebbe imperdonabile non ricordare altri brani celebri e sostanzialmente diversi, proposti in nuove forme durante la serata, come "Splendido Splendente" (Donatella Rettore) e "Sei Forte Papà" (di Gianni Morandi, con tanto di partecipazione ironica e disinteressata di Spinetti), ma in realtà l'intera performance meriterebbe un angolo di memoria interamente dedicato.

Dopo due bis, che non sono bastati a saziare il pubblico di Villa Ada, Ferruccio e Petra si sono congedati dirigendosi probabilmente alla macchina, quella station wagon che Spinetti non avrebbe acquistato se nella vita avesse scelto di suonare, al posto del contrabbasso, il "cavaquinho": un piccolo strumento a corda di origini brasiliane del quale ci ha regalato solo un piccolo assaggio mentre la Magoni improvvisava diversi brani tra i quali "While my guitar gently weeps" dei Beatles.
La tentazione di mettere mano al portafoglio sulla via dell'uscita ha avuto la meglio, ed è così che anche la fine del concerto si è conclusa con una lunga fila, questa volta allo stand che esponeva cd e vinile di Musica Nuda.

Federico Ramondino



Mannarino Show: cantautore metropolitano di favole e magie

IMG_3232Ho ascoltato la sua musica la prima volta qualche mese fa, quando una nostra redattrice fece la recensione del suo disco Il Bar della rabbia, prodotto dalla Leave e distribuito dalla Universal Music, e ricordo di aver pensato subito: "ma chi è questo? Bravo...". Il fatto è che Alessandro Mannarino, forte lo è davvero: dalla sua ha la grinta, uno stile che è una commistione di generi diversi, e questa romanità così profusa tra le note che cessa di essere dialetto per diventare qualcosa di estremamente unico e coinvolgente.

Lo scorso 14 luglio, quando sono arrivata a Villa Ada, la domanda era ovviamente se, per caso, tutta la positività del disco la avrei ritrovata nel live. Mi sono stupita di vedere così tanta gente ad attendere l'inizio del concerto e questo ha suonato come un campanello di allarme. Positivo naturalmente. E poi, è arrivato lui.
Ha iniziato la sua serata senza dire una parola, inchinandosi al pubblico che lo chiamava a gran voce con un sorriso sghembo e sornione sulla faccia e da lì per oltre due ore non ce n'è stato per nessuno: il Mannarino Show è stato travolgente in tutti i sensi e pieno di impeti belli, positivi, da parte di chi stava sul palco, ma anche da parte del pubblico, estremamente attento, partecipe e caloroso.

Era tanto tempo che non godevo di un concerto in questo modo così leggero eppure così denso di significato, a divertirmi senza pensare ad altro che alla musica e alle sue parole. Ovviamente le canzoni presentate a Villa Ada, nell'ambito della manifestazione Roma incontra il Mondo, sono state proprio quelle del disco (a parte qualche produzione del suo passato storico di cantautore e compositore di musiche per film), che lo sta portando alla ribalta dell'underground italiano: a cavallo tra uno stornellatore d'antico stampo ed un cantautore metropolitano moderno, Mannarino condisce i suoi testi di tenerezza e realtà nuda e cruda. Onirici, surreali, i suoi racconti bislacchi partono dalle sonorità e dai ritmi della musica popolare italiana (tutta!) e si fondono con elementi di musica balcanica e gitana, jazz urbano, citazioni felliniane, evoluzioni circensi sullo sfondo di una Roma città aperta, città di confine, di passaggio, d'amor (che poi è loIMG_3133stesso che dire Roma ma leggendolo al contrario...).

I personaggi di Mannarino sembrano uscire fuori dalle sue canzoni per vivere una favola musicale che dura quei 4 o 5 minuti in cui a chi ascolta sembra di attraversare vite, storie, mondi lontani, per ritrovarsi poi con gli occhi fissi sul palco vedendo delle "zingarelle" originali, del Casilino 900, che ballano la loro danza gitana su "Tevere Grand Hotel" tra fisarmoniche e tamburello, oppure una corista (Claudia Angelini) che si rivela molto di più quando intona il ritornello de "La strega e il diamante" con una voce intensa e sicura da brividi. Anche quando Mannarino rimane solo sul palco con la sua chitarra ad accompagnare con un giro leggero di note "Il Bar della Rabbia" la fascinazione delle sue parole rimane forte: la gente canta con lui, lo acclama, lo accoglie, anticipa le sue parole e lo incita in una sorta di accompagnamento polifonico, e questo succede perché dal palco scende una carica dirompente, coinvolgente, informale, godereccia. La sensazione che si prova è quindi quella di essere un tutt'uno con il gruppo, quasi che più che un concerto altro non sia che una cantata tra amici.

IMG_3226Forse è per questo che nessuno ha mosso un dito quando le luci si sono spente sul palco dopo il primo bis. Forse è per questo che a gran voce, tutti insieme, è uscita fuori dal parterre l'intonazione della canzone che ha fatto da traino al disco: "Me so 'mbriacato" e allora la Mannarino's band non ha potuto fare altro che tornare fuori, prendere di nuovo posto agli strumenti e cominciare a suonare. Ad Alessandro brillavano gli occhi e col suo solito sorriso divertito e irriverente si è messo a duettare col "suo" pubblico, quello della "sua" città, quello che lo sta consacrando nell'Olimpo dei più talentuosi. Perché è proprio questo ciò che a Mannarino non manca: proprio quel diamante che ha nascosto e "po' pigghiari sulu lui": il talento...

Edyth Cristofaro

Letto 9833 volte Ultima modifica il Venerdì, 31 Luglio 2009 15:05

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