Martedì, 22 Luglio 2008 18:29

L'Estate Romana a misura di romano

Scritto da Francesca Paolini
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[TEATRO]

Seduta su una panchina di Villa Massimo ascolto involontariamente la conversazione tra i miei tre vicini di posto. Tre signore uscite a prendere il fresco in una bella nottata romana.
“Oggi è l’ultima sera…è uno spettacolo per bambini”; “Ogni giorno il pomeriggio hanno fatto qualcosa per i bambini”; “Meno male, ci voleva. Dovrebbero farlo più spesso. I ragazzini stanno sempre chiusi dentro casa…”.

L’11 luglio, La Villa Incantata, festival organizzato nella splendida cornice di Villa Massimo, chiude la sua settimana con La Festa dei Colori, uno spettacolo itinerante fatto di scene comiche, numeri di abilità e musica. Nel pubblico in attesa degli artisti, molti bambini. E la mente va ai concerti chic dell’Auditorium, a quelli colti di Villa Celimontana e alle grandi star del RomaRockFestival (c’è anche Ben Harper!). E, non ultimo, penso io, il costo dei biglietti, tema che fa nascere sempre non poche polemiche.
La Villa Incantata, è una rassegna di cinema, teatro, danza e musica all’interno del cartellone della stessa Estate Romana. Ma quella del Municipio III non sembra la stessa cosa. Qui gli spettacoli sono a misura d’uomo, nessuna fatica per assistervi, niente doppie o triple file con la macchina, niente code, niente biglietto. E gli artisti non sono da meno dei big in quanto a professionalità e dedizione al pubblico, che forse alle volte mancano alle grandi star a cui tutto si concede, anche la mediocrità.

Un rullo di tamburo: inizia lo spettacolo. Tre trampolieri catalizzano gli occhi di tutti, non solo dei bambini, mentre un terzo componente si muove sulle sue gambe in basso. Una tromba, due piatti e un rullante da banda: niente di più per l’orchestrina itinerante che propone un repertorio dal dixieland alla musica italiana con momenti sud americani. I quattro si muovono percorrendo il perimetro del parco, fermandosi di tanto in tanto per distribuire caramelle, improvvisando gag con il pubblico seduto sulle panchine come me. Mi piace pensare che, come nella favola del pifferaio magico, è una magia che muove tutti, grandi e piccoli, a seguirli nella loro buffa processione: la magia dell’arte di far sorridere. L’incanto riesce. Finalmente arrivano alla loro ultima “fermata”: il palcoscenico, illuminato da luci colorate che riflettono i colori brillanti dei tanti striscioni appesi sulla scena: La Festa dei Colori, appunto.
I bambini vengono coinvolti sul palco per ballare e interagire con gli artisti, alcuni superando la propria innata timidezza e staccandosi dalle ginocchia sicure della mamma.
Poi la musica finisce e le luci colorate si spengono. Prima di concludere, uno degli attori, nonché organizzatore del festival, Emilio Gennazzini, ringrazia insieme al Comune e al Municipio, il pubblico che ha seguito le diverse giornate con partecipazione. La risposta degli spettatori non è mai stata così fondamentale per un evento. Qui non ci sono vip o grandi nomi della scena musicale, questa non è la struttura futuristica del Parco della Musica e non ci sono gli stand gastronomici della Festa dell’Unità. Qui le persone hanno trovato artisti di diversi generi – attori, danzatori, musicisti e artisti di strada- che hanno dedicato sempre al massimo il loro lavoro a chi, di sera in sera, ha scelto di seguirli.
Per una settimana i bambini, ma anche gli adulti, hanno probabilmente lasciato un po’ più a lungo videogiochi e tv spenti, accendendo la mente. I miei tre vicini di posto avevano ragione: dovrebbero farlo più spesso.

Letto 18531 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Aprile 2009 23:55

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