Freddo

di Lars Norén

traduzione Annuska Palme Sanavio
regia Marco Plini
con Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi

 

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

Sabato 2 aprile (ore 21) e domenica 3 aprile (ore 17) al Teatro Biblioteca Quarticciolo debutta “Freddo”, del drammaturgo svedese Lars Norén per la regia di Marco Plini. Un atto di denuncia, un contributo alla riflessione su una cultura della tolleranza sempre più necessaria per un futuro prossimo. Lo spettacolo continua le repliche il 5 aprile (ore 21) al Teatro Tor Bella Monaca per approdare dal 7 al 17 aprile al Teatro India (tutte le sere ore 22.30 – domenica ore 18.00 – lunedì riposo).

 

Tre ragazzi adolescenti si ritrovano a festeggiare la chiusura dell’anno scolastico in un bosco, in compagnia di qualche birra, dando sfogo all'intonazione di cori nazisti. Connotati di teste rasate e grotteschi simboli nazisti tatuati sul corpo, apparentemente potrebbero sembrare solo tre giovani inquieti il cui unico fine è perdere tempo. I discorsi dei ragazzi riflettono la situazione della Svezia di fine millennio, spaventata dall’arrivo degli immigrati che sono vissuti come possibili inquinatori del puro sangue svedese. Ma i tre amici non sono lì per caso: stanno aspettando l’arrivo di Kalle, loro compagno di scuola di origini coreana, che è stato adottato da una famiglia svedese. Il suo arrivo innesca un crescendo di tensione e violenza che culminerà nel più tragico degli epiloghi.

 

“Freddo” affronta la questione del razzismo, del disagio giovanile e della xenofobia temi oggi molto vivi nei paesi scandinavi. L’attuale situazione politica registra la crisi del modello socialdemocratico di welfare e inclusione sociale. Ciò ha rinfocolato rigurgiti nazionalistici che hanno trovato adesione soprattutto da parte dei più giovani, e non solo tra appartenenti alle classi sociali più deboli; sono figli di una società del benessere e non della disperazione sociale. Un gruppo di ragazzi vaga senza meta, beve, schiamazza; quando ragionano tra di loro mostrano insofferenza verso tutto ciò che è diverso dai loro schemi ideologici. Acclamano la loro appartenenza esaltando simboli nazisti, si pronunciano a favore di un ordine costituito e di un assetto familiare che sia in grado di procreare una sana razza bianca. Tutto questo avviene in Svezia, ma è uno spaccato sociale che può verificarsi in qualsiasi parte del mondo. Freddo è un atto di denuncia, un contributo alla riflessione su una cultura della tolleranza sempre più necessaria per un futuro a noi prossimo, per l’Europa di questo millennio, per un continente che come il mondo è destinato a meticciarsi e incrociarsi, che deve in modo nuovo pensare il futuro nelle forme dell’accoglienza.

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