Giovedì, 17 Marzo 2011 19:00

Eroi in costume i Gogol Bordello

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[MUSICA]

orl04032011gogol_bordello4ROMA- Le radiazioni creano i supereroi. E' un dato di fatto noto a tutti, una verità sottesa in circolo da decenni. Un tempo la fantascienza cercava di farci credere che la radioattività facesse ingigantire gli insetti, poi ci ha raccontato quell'ancor più fantasiosa faccenda della perdita dei capelli, dei tumori e della morte istantanea.

Ma la verità, come ben sappiamo, è che se vieni morso da un ragno radioattivo diventi uno Spiderman. Le onde Gamma ci hanno dato Hulk, i raggi cosmici i Fantastici Quattro. E Chernobyl ad esempio ci ha dato Eugene Hutz. La storia dei Gogol Bordello nasce infatti nel 1986, quando il suo cantante aveva solo 14 anni. Nato in Ucraina, il giovane Eugene dovette abbandonare la sua terra natia come un novello Kal-El, in seguito al famigerato meltdown della centrale est-europea. Dopo pochi anni lo ritroviamo negli Stati Uniti al fianco del violinista Sergey Ryabtsev, primo di una lunga serie di compagni di viaggio. La carovana così riunita avrebbe reso omaggio a Nikolai Gogol e a un amore per la commistione (musicale, sessuale, linguistica ed etnica) che nulla ha da invidiare alla Patchanka di antica memoria Manonegrista.
E infatti se c'è da trovare un predecessore nelle sonorità dei Gogol Bordello, è proprio all'antica band di Manu Chao che si dovrebbe guardare, soprattutto nelle giornate in cui suonavano “I Fought The Law” (versione Clash). Uno stile che, Patchanka e postmodernismi etnici a parte, la stessa band definì Gipsy Punk, in accordo con il titolo di uno dei loro vecchi dischi.

Gli effetti delle radiazioni Gogol sono immediati sin dalla prima esposizione, e chi ha avuto il piacere di vederli (o rivederli) lo scorso 4 marzo all'Atlantico Live di Roma difficilmente ne è rimasto immune. Come un morso di tarantola, come un omaggio a San Vito, chi comincia a ballare non riesce più a smettere. Sin dal primo pezzo (“Tribal Connection”, nemmeno qualcosa di particolarmente movimentato) sotto al palco sono già tutti zuppi di sudore. Hutz, da buon supereroe, si dimostra instancabile: balla, si agita, coinvolge e alterna sulla scaletta canzoni recenti e pezzi d'altri tempi. Se indossasse una calzamaglia porpora nessuno avrebbe a che stupirsi.
”Wonderlust King” scalda definitivamente gli animi, e la danza comune non si arresta fino a “When orl04032011gogol_bordello14Universes Collide”, in partenza solo voce, chitarra e violino, ma il cui crescendo finale aumenta i battiti cardiaci e per un attimo sembra quasi rimetterti a posto la vita. Il tutto seguito da un immancabile siparietto di contestazione politica, ai danni di Berlusconi e Sarkozy.
Per quanto sembri strano, vista la loro chiara impostazione liberal e priva di regole, il punto di forza di questa gang di supereroi sta proprio negli stereotipi che indossano con fierezza. Oltre a un cantante che veste spudoratamente l'archetipo del gitano furbo, abbiamo il violinista russo, il bassista di colore e la circense orientale. Un po' come quando in certi fumetti americani si incontrava immancabilmente il supereroe spagnolo vestito da matador. Del resto, anche molte argomentazioni di Eugene sono spesso frutto di stereotipi. "Voi giornalisti non siete che giudici", ammette ironicamente a fine concerto, quasi a dire che chi fa il reporter sta a metà strada tra il parolaio e il servo del regime. Quasi a farci intendere che le vere radiazioni sono quelle che dovrebbero colpire l'Albo dei Giornalisti, in barba al povero e sin troppo anonimo Clark Kent.

Giampiero Amodeo
Foto di Luigi Orru

Letto 14350 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Marzo 2011 20:24

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