Rassegna Sguardi S-velati al TeatroDue

Sguardi S-velati, punti di vista al femminile a cura di Ambra Postiglione e Annalisa Siciliano.
Dall’11 gennaio al 27 febbraio 2011 al Teatro Due Roma, Sala Aldo Nicolaj, vicolo due Macelli, 37 – Tel. 06 6788259

Sette settimane di spettacoli e quattordici compagnie in scena per svelare il mondo attraverso una prospettiva speciale, lo sguardo femminile, velato per sua stessa natura da un filtro tale di umanità e tenerezza da renderlo straordinariamente penetrante, eppure indulgente rispetto a ciò che vede.

 

Dall’11 gennaio al 27 febbraio 2011 il Teatro Due Roma ospita una lunga carrellata di proposte – ciascuna in scena per tre giorni – che offrono al pubblico un punto di vista al femminile, uno sguardo a 360° per esplorare storie e sentimenti assolutamente universali. Non già, quindi, un teatro di donne o per donne ma un teatro che attraverso le donne – siano esse attrici, autrici, registe o protagoniste – sappia raccogliere e raccontare frammenti di problematiche comuni e condivise.

 

Gli spettacoli, per lo più debutti assoluti, vedono in scena formazioni che utilizzano la femminilità come una sorta di  prisma, per scomporre ed interpretare tematiche storiche, letterarie, sociali e politiche.

 

A fare da “cappello d’apertura” alla rassegna sarà lo spettacolo Scritto apposta per me, di Aldo Nicolaj che vede in scena dal 7 al 9 gennaio 2011 Giada Prandi, vincitrice della Sezione Teatro del MArteLive 2010.

 

Orari:

dal martedì al sabato h 21.00 – domenica h.18.00 – lunedì riposo

Prezzi:

Intero 12,00€ . Ridotto 10,00€

 



Dal 11 al 13 gennaio

Teatro Belli di Antonio Salines presenta

Gli occhi al cielo 

di Massimo Vincenzi

con Francesca Bianco

musiche di Francesco Verdinelli

regia di Carlo Emilio Lerici

Le voci di due madri. Una vive a Kokura, città giapponese obiettivo della prima bomba atomica e salvata all’ultimo istante da un temporale, nell’agosto del 1945. L’altra vive a New York nel settembre 2001. Due madri che pensano e si muovono specchiandosi nel cuore e negli ochhi dei loro figli. Due madri che raccontano la loro esperienza resa simile dal filo della paura e del dolore che attraversa la loro storia. Cronaca e realtà storica fanno da sfondo al racconto, dopo il vero e il verosimile formano la traccia che ci porta dietro l’unica realtà oggettiva: il dolore delle vittime di tutte le guerre.

Dal 14 al 16 gennaio

Sottopalco nbe presenta

Tutto precario 

di Noemi Serracini

con Giada Fradeani

regia di Noemi Serracini

“Tutto precario” è la storia di Sara, lavoratrice e donna precaria. Sara ha trent’anni, lavora a progetto in una reception, ha un figlio ed è separata.  Attraverso il suo vissuto, in modo ironico, grottesco, a volte malinconico e tragico, lo spettacolo racconta il malessere della condizione lavorativa che diventa oggi anche condizione esistenziale: la precarietà.

Il bianco e il nero della scena, dominata dal personaggio e dalla presenza di una sola sedia, quella della reception, segnano il confine tra la vita e la morte, l’amore e la solitudine, la comunicazione e l’incomunicabilità. Sono i toni simbolo dello stato liminale del personaggio che si racconta attraverso un monologo attuale, amaro e divertente. Lo spettacolo ha vinto il Premio Sezione Teatro MArteLive 2007 ed il premio DonnaMostraDonna 2006.




Dal 18 al 20 gennaio

Quattroquinte presenta

Lipstick 

di Carlotta Corradi

con Elisa Alessandro, Claudia Mei Pastorelli, Paola Sambo

con la voce di Michelangelo Tommaso

regia di Carlotta Corradi

“Non è come lo voleva mia madre, ma non potevo scegliere un abito più bello. La collana è stretta. Però il rossetto è di un rosa perfetto. Mi tremano le gambe, ma sotto il tulle non si vede, no?  C’è una sola navata a separarmi dal “giorno più bello della mia vita”, eppure io voglio solo rientarare in quella stanza e baciarla. Non è come lo voleva mia madre…”

Dal 21 al 23 gennaio

Piano in bilico presenta

Donna bomba 

di Ivana Sajko

con Chiara Tomarelli

regia di Chiara Tomarelli

 

In scena una giovane donna  kamikaze negli ultimi 12 minuti e 36 secondi prima di farsi saltare in aria.All'interno di una dimensione onirica, dove già il linguaggio esprime una forte visionarietà, ascoltiamo i pensieri, le immagini le contraddizioni di una donna kamikaze poco prima di compiere l'attentato al politico di turno. Il racconto della donna viene interrotto dall'attrice che trasportando in scena le riflessioni dell'autrice e le proprie su questo tema così delicato e attuale si continua a fare delle domande a cui cerca di dare risposta. Domande che riguardano se stessa, la propria vita, quella del mondo in cui vive, la società, la politica...ecc. Lo spettacolo mette in scena la ricerca di una risposta che è difficile trovare, analizza il problema, lo guarda da diversi punti di vista, non trae conclusioni ma apre delle ulteriori domande su di noi e sul mondo in cui viviamo.



Dal 25 al 27 gennaio

Teatro delle Condizioni Avverse presenta

Accadde a Farfa

di Dimitri Patrizi

con Elisabetta De Palo e Coro Zenzerei (diretto da Laure Gilbert)

regia di Elisabetta De Palo

Durante una Guerra tra Saraceni e Cristiani, in un passato solo apparentemente lontano, due donne si incontrano in terra Sabina: una è Lena, una girovaga ciarlatana che sopravvive tra espedienti, storie ed imbrogli; l’altra è una ragazza incinta che ha bisogno di raggiungere suo marito, un soldato spedito lontano a proteggere un gruppo di profughe in fuga dalle violenze dei soldati. Il carretto della ciarlatana sembra il mezzo di trasporto più adatto alla ragazza incinta a cui mancano pochi giorni al parto, anche se, misteriosamente, la nascita del bambino continua a tardare, come se il bimbo avesse paura a nascere, per venire in un mondo così brutto, sconvolto da guerra e violenza…

Dal 28 al 30 gennaio

Imprevisti e probabilità presenta

Progetto O-felia 

di Soledad Agresti e Raffaele Furno

con Annarita Cammarano, Janos Agresti, Soledad Agresti e Valentina Fantasia

regia di Raffaele Furno

Due attrici in scena, sole, ma osservate da un pubblico con cui conversano, gioiscono, si confrontano, e di cui temono il giudizio. Due volti di Ofelia, bloccata, incatenata da un amore impossibile, e tesa tra il desiderio di rispettare il ruolo che socialmente e culturalmente le è imposto, e la necessità di partire… anche se conscia che la meta è la morte.

Ma i toni dei suoi deliri non sono solo cupi, alternando vitalità e timore. Sulle due Ofelia che si alternano in scena, agiscono con folle e lucida ironia i clown becchini di ispirazione shakespeariana – voce di una saggezza popolare che si interroga, irride, e rispetta sommamente le pende d’amore della giovane donna. Quinto personaggio è infatti l’amore, che pervade lo spazio attraverso la proiezione di coppie che si baciano con romanticismo o trasporto erotico.           

Dal 1 al 3 febbraio

Studio 12 presenta

Scendono le parole, suonano le campane 

di Gianni Guardigli

con Elisabetta De Palo

regia di Gianni Guardigli

Siamo nell'immediato dopoguerra, in un paese del Veneto. Il Fascismo è caduto e gli ultimi sussulti di terrore e crudeltà si sono consumati nella non molto lontana Salò. Il Podestà locale è scomparso una mattina e qualche giorno dopo qualcuno ha ritrovato sul greto di un torrente il suo corpo quasi intonso "come se dormisse", ma con un forellino sulla fronte. La vicenda è frutto della fantasia, intorno ad essa ruota la vita del paese, pulsa il cuore di un microcosmo che in alcuni casi è governato da una profonda solidarietà umana, in altri casi diventa un mondo claustrofobico e spietato. Tre donne illustrano il loro punto di vista sulla vicenda: una padrona, una serva e un'attrice di rivista.

Dal 4 al 6 febbraio

Il Cantiere Teatrale presenta

Scalaccì Corpobbì 

di Paola Tiziana Cruciani

con Elena Mazza e Manuela Bisanti.

regia di Paola Tiziana Cruciani

 

Rossella è una ragazza alle prese con i classici dubbi prematrimoniali, dubbi amplificati dall’ansia di dover mettere alla luce un figlio al più presto. Nelle ore più difficili sarà Lucrezia ad aiutarla, o perlomeno a provarci. Ma le domande sono tante: il re della braciola è la persona giusta da sposare? Il terrore di avere poco tempo per iniziare la gravidanza sarà giustificato? Ci si può sottrarre ad un simile impegno? Tra scelte drastiche ed abbagli, la commedia si evolve in un crescendo rossiniano per chiudersi in un finale che fa riflettere.



Dall’ 8 al 10 febbraio

NUOVE OFFICINE.Laboratorio Babs in collaborazione con Kairos Italy Theatre presentano

BUIO. me, maybe  

di Marianna di Mauro

con Romina Bufano, Chiara Papanicoulaou

regia di Marianna Di Mauro

Due donne, amiche d’infanzia, si ritrovano dopo anni. Motivo dell’incontro è raccontarsi, sapere cosa è successo nella vita di entrambe durante il lungo tempo in cui non si sono viste. E’ così che prende corpo un microcosmo profondamente femminile, scandito da ricordi e presenze altre – madri, mariti, figli – in una dimensione temporalmente astratta in cui gioco e spensieratezza sono ancora possibili, forse come non mai. Marta e Valeria non sono oggi quello che avrebbero voluto diventare. Solo al buio saranno libere di esprimere se stesse. Forse. Nell’oscurità ogni apparenza e ogni valore materiale vengono annullati. Così è più facile parlare, raccontarsi, ammettere una verità. Due corpi molto diversi si muovono e si cercano in un luogo ad entrambi sconosciuto, metaforicamente in ristrutturazione come le loro stesse esistenze. Mi interessava fermare questo momento di rivelazione e profonda presa di coscienza che potrà condizionare le due vite in gioco, o forse no. I tentativi di trovare un interruttore per spegnere o accendere la luce scandiscono il ritmo dell’incontro ed un agire scanzonato e sgangherato, a segnare il viaggio nella vita di due donne e nei loro sogni irrealizzati. 

Dall’ 11 al 13 febbraio

Gruppo Dire presenta

Casa di bambole ovvero Bambole di Casa 

di Alessandro Trigona e Antonella Dell’Ariccia

con Antonella Dell’Ariccia, Arianna Gaudio

regia di Antonella Dell’Ariccia

 

Bionda, occhi azzurri, curve mozzafiato: Barbie!! Una bambola divenuta vero proprio oggetto cult, icona di femminilità. Barbie è hostess, cavallerizza, ballerina, maestra d’asilo... Barbie ha una casa, un camper, una piscina, un aereo. Barbie possiede tutto ciò che è possedibile.

Nel rappresentare uno sfavillante universo fatto di plastica, il testo ne evidenzia le contraddizioni, mostrando le tragicomiche figure di bambole - merce con tanto di codice a barre - che si interrogano sui ruoli cui sono condannate.

Ma quando anche l’ultima delle frasi a disposizione è stata detta, quando il tempo ha consumato quegli stanchi dialoghi, non rimane che scoprire se quelle bambole sono davvero quello che appaiono... svelare il gioco a cui stanno giocando...



Dal 15 al 17 febbraio

Piano in bilico presenta

Madonne di Beslan 

di Chiara Tomarelli

con Chiara Tomarelli e Ilenia Caleo

regia di Chiara Tomarelli

 

“Beslan è una città lasciata a se stessa, una città che sta impazzendo, il cui passare del tempo non placa, anzi acuisce le ferite, una città che lancia il suo sos umano”.

Madonne di Beslan , progetto ideato da Chiara Tomarelli e vincitore del Premio MarteLive sezione Teatro, riprende e interpreta drammaturgicamente una delle vicende più buie della Russia della guerra in Cecenia. Lo spettacolo da una parte, attraverso le lucide e acute riflessioni della giornalista russa Anna Politkovskaja e attraverso un lavoro di contaminazione teatrale, pone degli interrogativi che chiamano in causa chi vi asssiste, richiedendo una risposta che scaturisce nel rituale collettivo.

Dall’altra parte dona voce ai “piccoli”, alle donne dignitose il cui grido è stato spezzato dalla codardia di un potere che pensa solo alla propria autoconservazione, anche a scapito dei “sudditi” di ogni epoca.

Dal 18 al 20 febbraio

Teatro Belli di Antonio Salines presenta

Il viaggio a Buenos Aires 

di Amanita Muskaria

con Francesca Bianco

musiche di Francesco Verdinelli

regia di Carlo Emilio Lerici

Una donna bussa ad una porta. Nessuno apre. Inizia cosi il viaggio terribile di una donna che sta poco a poco perdendo la memoria e la coscienza di sé stessa. A riviverlo e reinterpretarlo è la figlia, tornata nella casa di sua madre, dopo la sua morte, per rimettere a posto i suoi oggetti.

Non si parla mai di Alzeihmer. Il disagio della donna assume cosi un valore simbolico non drammaticità della sua condizione. La porta si aprirà solo alla fine. Solo dopo aver compreso che siamo noi che viviamo accanto ai malati, a tenerla chiusa.

Dal 22 al 24 febbraio

‘Gocce di Arte presenta

Da mangiare 

di Michela Fioravanti

con Giada Fradeani

regia di Michela Fioravanti

Uno sguardo su una donna qualunque. Brutta, grassa, pignola, invidiosa. Che non ha amici e non ha interessi. Una persona squallida. Annoiata. Disincantata. Deprimente. Indifferente a ogni forma di vita, che non sia commestibile, si lascia vivere nel solo desiderio di passare la giornata.

Non ti invidia. Non ti odia. Non ti ama. Non ti giudica. Ma si racconta, analitica e lucida, senza apparenti emozioni.

Fino al giorno in cui si imbatte in un ragazzo che saprà colorare il suo mondo. E farla sorridere, sperare, guardare la realtà con occhi diversi.

Un monologo crudo, un’esistenza grigia, ma vissuta con tutta l’ironia e il disincanto di chi non spera in un futuro migliore. 

Dal 25 al 27 febbraio

Errare Persona presenta

Ninetta e le altre – le marocchinate del ‘44 

di Damiana Leone

con Consuelo Cagnati, Damiana Leone, Francesca Reina

regia di Damiana Leone

 

Tre donne in scena. Tre diversi aspetti della donna e della terra che parlano un linguaggio arcaico unendo due dialetti: ciociaro e veneto. Tre divinità pagane arcaiche come i luoghi che le circondano: montagne, fiumi, stelle. Ninetta, Celeste e Maria. Dalla festa di fidanzamento alla guerra in casa, dalla purezza incontaminata di una popolazione legata al lavoro dei campi alle marocchinate (così vennero soprannominate le donne violentate) e a ciò che avvenne dopo: malattie, suicidi, aborti, infanticidi, ripudi, vergogna e tanta disperazione. La violenza alla donna è la violenza alla terra. E una terra intera è stata violentata dalla guerra, senza pietà, senza dignità, senza vincitori. Per non dimenticare, perché la Storia si ripete troppo spesso anche nel civilissimo occidente. La guerra la fanno sempre gli uomini ma le donne sono costrette a subirla.

 

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