Mercoledì, 08 Dicembre 2010 17:20

Una commedia umana

Scritto da Eva Kent
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[L'ILLETTERATA]

evakentChissà perché leggendo il romanzo La commedia umana di William Saroyan (edizioni Marcos y Marcos nella collana miniMARCOS), continuava a tornarmi in mente il parallelo con la ben più famosa  e divina commedia di Dante Alighieri.

Lontana dalla politica dantesca e dalla dottrina escatologica con la sua rappresentazione immaginaria e allegorica dell'oltretomba cristiano, culmine della visione medioevale del mondo secondo la Chiesa cattolica, La commedia umana di Saroyan è sicuramente la rappresentazione di una rabbia palese, di una lotta contro il mondo indelicato del periodo della Seconda Guerra Mondiale, eppure è anche il delicato e ironico ritratto formidabile di uno stile di vita scomparso, una parabola sull'adolescenza e sul mondo degli immigrati d'America degli anni Quaranta.
Forse nel realismo, nella fantasia e nella sottesa filosofia che si sostiene del racconto potrebbe richiamare alla memoria un’altra omonima e ben più famosa commedia (storicamente), che è quella raccolta di Balzac comprendente tutte le opere del celebre autore francese, eppure questo piccolo classico in trentanove episodi, condivide con questa solo il nome, anzi si discosta da tutti gli esempi famosi per ritrovarsi a vivere una propria e fortunata vita letteraria.

Protagonista della vicenda, ambientata negli Stati Uniti all’epoca della seconda guerra mondiale, il la-commedia-umana8giovane Homer, ragazzino di quattordici anni pieno di entusiasmo. La famiglia Macauley, da cui proviene, è modesta, le difficoltà non sono poche: il babbo è morto e il fratello maggiore è partito per la seconda guerra mondiale; eppure tutti si dedicano con energia a quel che va fatto: la mamma alle galline come all'arpa, la sorella agli studi e al pianoforte e alla ricerca di un lavoro, e Ulysses è il fratellino più curioso del mondo.
Homer, che ha assunto il ruolo di capofamiglia, di giorno frequenta il liceo, la sera si tuffa in bicicletta alla volta dell'ufficio del telegrafo, dove lavora come portalettere, cercando di proteggere il senso di famiglia come era vissuto all’epoca (Homer alla sorella e alla fidanzata del fratello partito in guerra: “Scordatevi questa storia del lavoro. Qualsiasi lavoro, qui, è meglio che lo facciano gli uomini. Le ragazze devono stare a casa a prendersi cura degli uomini. Punto e basta. Il fatto che al mondo ci sia la guerra non è una buona ragione per perdere la testa. Restate nelle vostre case, tu Bess ad aiutare la mamma, e tu tuo padre, Mary”). Pochi giorni, e già si rivela come il messaggero più veloce della West-Coast, ed entra così, con questa leggerezza e decisione - quasi volando - nel mondo degli adulti. Il suo segreto è prendere sul serio le cose e i sogni per diventare qualcuno, anzi, capire di esserlo già.
Sullo sfondo del racconto, la natura rigogliosa e i colori della California e una banda di ragazzini vispissimi, negozianti armeni, giganti buoni, primedonne giramondo e la crescita neanche troppo graduale che allontana Homer dal suo mondo per portarlo in quello degli adulti, in un domani pieno di incertezze e diverso dallo ieri dei padri. La commedia umana però, non solo è una formidabile galleria di ritratti della provincia americana, una Antologia di Spoon River sotto forma di prosa, ma è quindi anche una delicata, ironica, tenera e toccante parabola sull'adolescenza e sull’immigrazione.

C'è una bellissima definizione di Saroyan, firmata da John Fante: "La mano di Saroyan è piena di rabbia, una rabbia armena eppure americana: e soprattutto, la sua scrittura è fantastica, lirica fino all'ultimo punto, all'ultima virgola".
William Saroyan (1908-1981), di origine armena è stato un artista capace di incarnare con tenacia e determinazione il sogno di tanti emigranti: quello di riuscire, nonostante tutte le incredibili avversità e tutte le difficoltà di crescere senza padre, in una famiglia poverissima, in una nazione nuova, a diventare qualcuno e qualcosa. Artista amato da tutti, ha lasciato libri come questo, che altro non sono se non un grande tributo a un sentimento umano spesso dimenticato e frainteso, e alla incredibile storia di viaggio umana che è iniziata in letteratura con l’Odissea. Non è un caso che il protagonista si chiami Homer, che il suo fratellino porti il nome altisonante di Ulysses, e che Helen, sia la ragazzina di cui Homer è innamorato. Non è un caso che l’ambientazione sia in una città chiamata Ithaca (California) dove convivono un’infinità di razze diverse che si mischiano e restano se stesse. Il romanzo è un romanzo iniziatico, un affresco sociale romantico, eppure ricco di compassione, di consapevolezza del dolore: “Un uomo che non piange di fronte al dolore del mondo è un uomo per modo di dire. Nel mondo ci sarà sempre dolore. Questo non significa che si debba perdere la speranza. Un uomo vero si sforzerà di eliminare il dolore dal mondo. Un uomo meschino non lo vedrà nemmeno, tranne che in se stesso. E un uomo malvagio, per sua disgrazia, porterà al mondo altro dolore, seminandolo ovunque andrà. Ma non è colpa di nessuno, mi sa, perché nessuno ha chiesto di venire al mondo”.
Con un lessico semplice, immediato, diretto al cuore del lettore, l’autore traspone il racconto orale in maniera mirabile, le vicende di Homer prendono la mano della lettura e ci conducono in un mondo lontano, eppure sempre molto attuale, così Saroyan riesce a raccontare la normalità della sofferenza, la normalità assurda della morte in guerra, la dolorosa normalità della crescita, in un libro che parla con grande semplicità di fenomeni e sentimenti molto complessi, sempre con stile. Il risultato è un romanzo coinvolgente, umano, vero, una piccola perla di umana dolcezza…

Eva Kent (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

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