Martedì, 09 Novembre 2010 14:22

Lo spazio cromatico di Carla Breeze

Scritto da Eva Di Tullio
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[ARTI VISIVE]

Carla_Breeze1ROMA- Nel cuore della Garbatella, non troppo distante dalle belle abitazioni che caratterizzano il quartiere la cui denominazione è ancora un mistero, esiste uno spazio dove l’arte prende vita e si impossessa della quotidianità fatta di attimi che rotolano nella nostra mente.

In questo spazio chiamato Embrice, nato nel 2008 con l’intento di favorire la diffusione delle arti, prestando particolare attenzione all’architettura, artigianato ed arti visive in generale, è possibile ammirare la mostra Cocoa/Sky fino al prossimo 12 novembre.
L’artista a cui è dedicato questo evento è Carla Breeze, una fotografa che vive a New York, la quale ha trasformato i tragici eventi dell’11 settembre in spunti energetici da cui trarre vitalità, e farla riflettere sulle sue opere, dei veri e propri componimenti materiali su calore e colore che a loro volta danno vita ad un universo di sensazioni che si lascia attraversare dallo sguardo languido dello spettatore.
Le sue riflessioni artistiche ci mettono di fronte alla constatazione di un rapporto visivo tra forma e colore che sembra assumere caratteristiche via via sempre differenti a seconda della loro posizione nello spazio e nel tempo, caratteristica comune ai ricordi che possono causare tormento o gioia nella mente di chi li rivive.

E’ un’arte che gioca con le sensazioni dello spettatore quella realizzata da Carla Breeze e ci piace osservare la sua capacità di mettere insieme le caratteristiche dell’arte: l’uso dei colori sovrapposto alle leggi che difiniscono i confini delle misure, la larghezza, la lunghezza e lo spazio su cui questi vengono costruiti ed interpretati.
L’interpretazione della realtà e dei suoi elementi architettonici è alla base delle creazioni artistiche della Breeze, la quale raccoglie nel suo scatto fotografico i misteri che si celano dietro l’esistenza di piattaforme cromatiche che servono ad orientare le nostre attitudini all’ascolto dei suoni e rumori provenienti dalle geometrie che formano lo spazio esterno, quello delle metropoli e dei suoi angoli più remoti così come quello della nostra memoria, che si nutre costantemente di emozioni e forme inconsuete di immagini appartenenti al passato.
Il passato ed il presente si costruiscono attraverso la rielaborazione della materia di cui è costituita la creatività dell’artista, linee e luci si mescolano per riaccendere quella dose di passione e vitalità utile a ricordarci che siamo le pedine di un labirinto fatto di segni da cogliere e interpretare, per comprendere l’essenza del nostro essere al mondo.

Eva Di Tullio

Letto 6319 volte Ultima modifica il Martedì, 09 Novembre 2010 16:00
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