Lunedì, 12 Luglio 2010 23:46

S. Dark, Libere!

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Libere_-_copertinaLIBRI- Quella delle radio libere è una storia breve ma intensa, appassionata e appassionante, che rivive nelle pagine di Libere! – L’epopea delle radio italiane degli anni ‘70, l’accurata ricostruzione di Stefano Dark.

Si parte da lontano, tratteggiando una rapida ma mai frettolosa storia del medium nel nostro Paese, a partire dalle prime radiotrasmissioni nel 1924, passando per la nascita della Radio Audizioni Italia (RAI), che diventerà nel 1954 Radio Televisione Italiana, mantenendo immutata la sigla RAI.
Caratterizzata da un rigido monopolio di Stato, la radio in Italia conosce una crescita continua, in particolare tra gli anni Cinquanta e Sessanta, diventando un mezzo di comunicazione che entra concretamente nella vita degli italiani, ossia diventa familiare.
Celeberrimi alcuni programmi RAI: basti citare Hit Parade, al microfono del quale c’era il recentemente scomparso Lelio Luttazzi.
La radio di Stato abitua a registri formali, dizione impeccabile e programmi rigidamente strutturati in copioni appositamente redatti per la trasmissione: la radio libera, al contrario, si basa sulla spontaneità di tecnici che si formano sul campo, e colpisce le orecchie degli ascoltatori con un parlare spezzato, improvvisato e dagli spiccati accenti locali.

Cosa accade, tra il ’68 ed il ‘77, confini virtuali dell’esperienza delle radio libere?
Si fa viva un’urgenza comunicativa prepotente, convinta di poter davvero fare qualcosa, incidere sul mondo circostante: nasce un’esigenza di occupare spazi pubblici con contenuti di parole e di musica altri, innovativi, e non sembra un caso che ad animare queste emittenti siano giovani intorno ai vent’anni.
Da Nord a Sud nascono i Cento Fiori: Radio Parma (da Dark indicata come prima vera e propria radio privata), Radio Milano International, Canale 96, Milano Centrale, Radio Roma, Radio Città Futura, la celeberrima nonché attivissima Radio Alice di Bologna, Radio Aut (dalle cui sequenze trasmetteva Peppino Impastato), la romana e tuttora attiva e autogestita Radio Onda Rossa.
Sono questi solo alcuni dei nomi citati nella ricca fenomenologia della radio libera, nella quale il lettore si trova immerso e si perde. Non era affatto semplice ottenere un testo agile ma non per questo sciatto, puntuale nelle descrizioni (lo conferma una ricchissima bibliografia posta in calce al volume), puntuale dicevamo, ma nient’affatto noioso, anzi.
Si rivivono le atmosfere di quegli anni, di una situazione a metà tra impegno politico e desiderio di disimpegno totale: un ritratto di un momento storico in cui una intera generazione contro, rompeva regole e schemi con la forza delle parole e della musica.

Stefano Dark, Libere! – L’epopea delle radio italiane degli anni ’70, Stampa Alternativa, pag. 205, € 15

Chiara Macchiarulo

Letto 6536 volte Ultima modifica il Domenica, 02 Gennaio 2011 12:01
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