Mercoledì, 28 Luglio 2010 15:54

Jonsi: un unico respiro senza tempo

Scritto da Paola Zuccalà
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4796185454_4a0c61c4a3ROMA- Ci sono concerti difficili da descrivere e raccontare perché non sono note, luci e colori, ma suoni, atmosfere ed emozioni.  Ci sono concerti che per essere “rock” e scuotere hanno bisogno di un assolo con una chitarra elettrica distorta, altri che per esserlo hanno bisogno anche solo di una voce e qualche strumento.

Ci sono concerti che hanno un inizio ed una fine e altri che ti entrano dentro e ti lasciano con il fiato sospeso.
Suoni, atmosfere ed emozioni che ti trafiggono: questo è il live che Jonsi, cantante e leader dei Sigùr Ros, ha regalato al pubblico dell’Auditorium Parco della Musica, nella calda serata del 21 jonsiLuglio.
Le luci si spengono e Jonsi, come un folletto al crepuscolo, in punta di piedi, è comparso sul palco e con la sua semplice chitarra e la voce ha improvvisamente fermato il tempo (“Stars in Still Water”), e le anime sospese dei presenti, non potevano far altro che restare ad assistere alla magia incessante e a tratti dolorosa tipica delle novità che, contemporaneamente, spaventano e attraggono.
Un live in un turbinio di sensazioni e percezioni confuse tra atmosfere di natura incontaminata e quiete, e attimi di sofferenza e resistenza: “Icicle Sleeves”, un pugno allo stomaco e vomito tra fiamme purificatrici e farfalle, poi un carillon nella pioggia fino all’esplosione osannata dei due singoli “Go Do”, che , tra luci colorate, regalava respiri, sorrisi e ali per spiccare il volo e “Boy Lillikoi”, fino ad un bis indimenticabile in cui il folletto magico posseduto dalla musica, trasformato in un indigeno  dalle mille piume in testa, si contorceva e Jonsi2danzava, commuoveva e scuoteva. “Grow Till Toll” per chiudere nella tempesta, una tempesta che travolge tutto e pietrifica il corpo fino a non farlo sentire più, fino a far perdere la cognizione del tempo e dello spazio, solo anime cullate dalla musica e lacrime di gioia.

Un’esperienza resa unica e irripetibile non solo dalla voce e le atmosfere create da Jonsi e dai suoi musicisti, ma anche grazie alle luci magistralmente curate che, anche nella semplicità, si fondevano con le animazioni suggestive proiettate sull’enorme pannello alle spalle del gruppo. Immagini di acqua, di pioggia, di fiori e di animali, di alberi, di lotta e speranza, di sogno e di cruda realtà. Il tutto solo con le sue “canzoni” fatte di crescendo e stop improvvisi, di momenti di calma e esplosioni incontenibili, lasciando a jonsi3bocca asciutta chi si aspettava di sentire almeno una canzone dei Sigur Ros. La cavea era, stranamente, mezza vuota, eppure il battito di mani a tempo che alla fine non si è riuscito a contenere davanti alla perfezione, per la forza, l’ha riempita, e teneva il tempo anche per gli assenti, i distratti assenti che hanno perso un’occasione per ondeggiare in aria sfiorati e cullati dalla musica.
E se appena finito il concerto fai fatica a tornare a respirare a ritmi regolari senza avere la voglia di tornare in quella magica apnea che non toglie vita ma la regala; e se quando torni a casa non riesci ad ascoltare nessun tipo di musica e al risveglio del giorno dopo hai la sensazione che il mondo abbia acquistato una luce nuova, o semplicemente hai ancora la luce del giorno prima che ti acceca; e se non ti va di alzarti e “vivere” per paura di disperdere troppo presto quello che hai imprigionato la sera prima, non resta che dire che la musica si può sentirla, ascoltarla, ma è jonsi6veramente difficile sopravvivere senza, quando un alito vitale ti aiuta a toccarla, gustarla, annusarla e vederla.

Ci sono concerti che aiutano a tirare fuori la rabbia che si ha dentro, e concerti che ti inondano di armonia, bellezza e poesia.
Ci sono concerti in cui l’applauso è un apprezzamento nei confronti dell’artista che si esibisce sul palco, ci sono concerti in cui il consenso e ringraziamento ideali sono un brivido nel silenzio.
Ci sono concerti fatti da persone che fanno musica, ci sono concerti fatti da persone attraversate dalla musica a tal punto da diventarlo loro stessi.
Inondati da armonia, bellezza e poesia da una persona attraversata dalla musica a tal punto da diventarlo lui stesso: questo è stato il live di Jonsi.

Paola Zuccalà

Letto 5829 volte Ultima modifica il Mercoledì, 28 Luglio 2010 16:13
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