Domenica, 20 Giugno 2010 23:39

Dal ricordo al Voyeurismo

Scritto da Claudio Aleotti
Vota questo articolo
(0 Voti)
[ARTI VISIVE]

Helmut_NewtonLONDRA - Dopo le celebrazioni per il suo decimo compleanno, la Tate Modern riparte in grande stile ospitando Exposed – Voyeurism, Surveillance & the Camera, una mostra che indaga il significato dell’immagine e il ruolo che giocano i soggetti che entrano a far parte del rapporto a tre che l’immagine porta con sé.

Il soggetto immortalato dall’immagine fotografica o filmica, l’autore che sceglie il soggetto o il fenomeno da rappresentare, e il pubblico che fruirà di questa immagine. Quest’evento,  ideato da Sandra S. Philliphs del MoMa di San Francisco, è stato adattato da Simon Baker per gli spazi della 4° piano della Tate.
Exposed è un percorso. Un percorso anche cronologico, ma soprattutto evolutivo. Come è cambiata nel tempo l’immagine? E principalmente, quale è divenuta la sua funzione e come  è mutato il suo valore, considerando Merry_Alperanche la democratizzazione del processo di creazione dell’immagine, visto che ormai chiunque può creare immagini o videoriprese.

La mostra è strutturata seguendo un filo conduttore semplice ma allo stesso tempo accattivante. E’ suddivisa in 14 momenti e parte con una riflessione filosofica sul concetto di fotografia, che incarna un po’ tutto lo spirito dell’esibizione. Viene presentato, infatti,  il caso di Philip-Lorca di Corcia, un fotografo americano che ha catturato attimi di vita di ignari passanti per le strade di New York. Per questo suo lavoro è stato citato in tribunale, in quanto è stato messo in discussione il principio della privacy, della proprietà della propria persona che l’artista ha consegnato al pubblico, senza il permesso del soggetto fotografato.
Vi è poi una sorta di cronaca della genesi della fotografia: dalla ritrattistica all’interno degli studi, alla ripresa nel mondo reale. E’ la fase che potremo definire “documentaristica”.
nan_goldinSi passa poi, alla fotografia come autocelebrazione, l’esposizione della propria persona nella sfera privata.
Essere immortalati per essere in qualche misura immortali, che sfocia velocemente nella fase ancor più intima e intrigante dell’erotismo, attraverso le fotografie di nudi di prostitute e disinibite dame dell’alta società. 

A questo periodo, probabilmente anche grazie ai paparazzi italiani resi celebri dal genio di Fellini, subentra la fase perversa del divismo e del suo contraltare, il voyerismo. La figura del divo, che si nutre della sovraesposizione della propria immagine fino al punto in cui raggiunge lo status di celebrità che, nei casi più eclatanti diventa poi una maledizione.
Antony Steel (marito della Ekberg) che rincorre Tazio Secchiaroli, Jack Nicholson, Greta Garbo, Marylin Monroe, personalità del mondo dello spettacolo spiate, inseguite e addirittura create come la figura – deprimente – di Paris Hilton che del voyerismo delle masse ha sfruttato la morbosa curiosità per divenire un’icona.
Grande spazio è dato poi al voyerismo nella sua connotazione sessuale. La sezione Voyerism and Desire, presenta alcuni lavori di grandi maestri del nudo, su tutti Helmut Newton, ma anche la poesia della sensualità nelle foto di Man Ray e  i reportage dei bordelli di Henry Cartier-Bresson.
Il rigore morale dell’ex blocco sovietico nelle foto rubate del ceco Miroslav Tichy, l’obiettivo fisso di Merry Alper che per un anno intero fotografa il lato oscuro della vita di tanti newyorkesi riprendendo l’animata vita di un bordello illegale fra sesso, droghe e perversioni più disparate.
Una sala a parte, è stata riservata a Nan Goldin, una carrellata di foto di 42 minuti, che si distingue fra i nan_goldin2colleghi contemporanei per via dell’inarrivabile maestria e quel tocco così personale, che la fotografa americana riesce a dare ai suoi soggetti. Innamorati, madri, tossicomani, vittime di violenza: un occhio artistico sull’irrazionalità della passione umana.
L’immagine come testimonianza, l’immagine come documentazione e la sua perversa attrazione per la violenza. Il controllo e il pedinamento nel “gioco delle spie” durante la Guerra Fredda, a colpi di innovazione tecnologica per schedare il nemico e per smascherarlo, fino al controllo sistematico del sistema di spionaggio Echelon.
Le due sale finali sono dedicate ad uno degli strumenti più subdoli della nostra contemporaneità, ovvero l’oppressivo strumento di sorveglianza che invade le nostre città: la videosorveglianza e il business della sicurezza. E’ questa l’amara, ma saggia conclusione della mostra, che termina con una videocamera che filma la dipartita fino all’uscita. Ovviamente per preservare la sicurezza…

Claudio Aleotti

Letto 5283 volte Ultima modifica il Domenica, 20 Giugno 2010 23:50
Altro in questa categoria: « Cowparade Roma Dalla parte di Marcel »
Privacy Policy

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare l’esperienza di navigazione e per inviarti servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie Leggi l'informativa.