Mercoledì, 28 Luglio 2010 17:32

Il popolo del Festival

Scritto da Maria Luisa Bruschetini
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[MUSICA]
Umbria_JazzPERUGIA- Quando si parla di Umbria Jazz l'attenzione si accentra sui grandi nomi ospiti, sugli eventi, raramente ci si  accorge dell'altro protagonista: il pubblico e di ciò che accade per le strade e per le piazze di Perugia. Quello che si crea nella città tra Piazza IV Novembre e i Giardini Carducci è il microclima umano del popolo del festival.


Nei due palchi dedicati ai concerti gratuiti si alternano formazioni ad alto grado d'intrattenimento, capaci di coinvolgere anche i semplici curiosi e passeggiatori distratti.  L'edizione 2010, svoltasi dal 9 al 18 luglio, ha sentito i mille colori del jazz: il blues, le voci calde del soul. Il dixieland proposto con affetto e serenità  da Guido Pistocchi.
Gli affezionati frequenatori di UJ hanno visto cresce nel susseguirsi delle edizioni i Funk Off, marching band italiana, che hanno raggiunto una maturità e coesione  interessanti. Una banda così (per citare il loro ultimo cd)  è  un esercito di simpatia  e bravura, abili a catalizzare  gli spettatori nei suo giochi e nel vortici sonori.

Le Orchestre Giovanili riempono la piazza  di freschezza e voglia di musica.

Musica itinerante per strada con la Brass Band CoolBone from New Orleans e loro passseggiate musicali, una vera e propria contagiosa animazione sonora.
L'offerta musicale dei concerti gratuiti ha avuto negli anni un ruolo fondamentale nel richiamare una folla ondeggiante per la città e contribuire a formarne un'identità. Una popolazione attenta all' ascolto, non solo per ciò che viene proposto sui palchi, ma anche per gli artisti che si esibiscono per strada.
Compiere un profilo esatto del popolo festival perugino non è semplice. Sfatata ormai la leggenda che il jazz non piace alle donne e abbattuta l'aurea di intellettualismo di certi ambienti jazzofili, il jazz con i suoi indefiniti confini attrae una miscellanea eterogenea di persone e personaggi.
A confondersi tra i viaggiatori di Umbria Jazz sembra impossibile che vi siano stati tempi in cui i locali esponevano il  cartello “chiuso per festival”. Una passeggiata per Corso Vannuci durante il festival fa venir voglia di credere che un mondo migliore sia possibile.

Maria Luisa Bruschetini

Letto 9520 volte Ultima modifica il Mercoledì, 28 Luglio 2010 17:36
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