Domenica, 18 Ottobre 2009 15:09

I Guerrieri del Bronx e Fuga dal Bronx, regia di Enzo G. Castellari

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1990_bronx_warriors6CINEMA D’ANNATA- 1990- I Guerrieri del Bronx (1982)
Ann (Stefania Girolami, progenie del regista), figlia del capo della più influente multinazionale americana, la Manhattan Corp, cerca rifugio nelle profondità del Bronx (per l’appunto) durante la spaventosa repressione esercitata da parte di suo padre (per l’appunto); operazione capitanata, a sua volta, dal temibile Tenente Hammer (Vic Morrow), il quale utilizza metodi alquanto brutali per far “sloggiare” chi bazzica il malfamato quartiere, che a sua volta versa in condizioni post- apocalittiche.

Il Bronx, dal canto suo, è gestito da diverse bande, o clan, che esercitano la gestione secondo codici tutti personali (emulazione molto interessante de I Guerrieri della Notte di Walter Hill).
Ann, durante il suo breve excursus nei bassifondi, si innamorerà di Trash (Mark Gregory), ma la battaglia contro la repressione da parte degli squadroni di Hammer richiederà la collaborazione amichevole di ogni singolo clan del Bronx, affinché sussista la seppur remota possibilità di vincere.

Fuga dal Bronx (1983)
Il Bronx sta per essere distrutto (ancora?), e chi lo abita, pure.fuga_dal_bronx
Un manipolo di squadroni, chiamati “Disinfestors”, capitanati dallo spietato Wangler (Henry Silva), a sua volta al servizio di un’imponente multinazionale (ancora?), prendono d’assalto il malfamato Bronx isolato dopo isolato, dando fuoco inesorabilmente a tutto ciò che si muove o che addirittura si consegna senza opporre resistenza.
Ne fanno le spese anche la madre ed il padre di Trash (Mark Gregory), i quali vengono arsi vivi proprio prima del suo ritorno  a casa (il ragazzo, al contrario del primo episodio, pare esser l’unico a saper entrare ed uscire dal Bronx conservando la pellaccia…).
Trash si alleerà con Strike (Giancarlo Prete, già con Castellari ai tempi de Il Cittadino si Ribella), un levigato guerrigliero solitario, con lo scopo di rapire la figlia del presidente, affinché il governo rifletta meglio sulla sua intenzione di radere al suolo un quartiere combattivo come il Bronx.

Impossibile discutere di uno dei capitoli senza fare riferimenti speculari da ambedue le parti.
Vi basti sapere che nonostante la trama sia affine, i due film (tranne per il fatto che purtroppo annoverino il pessimo Marco Di Gregorio -compagno di palestra di Castellari all’epoca- in ambedue le produzioni) non sembrano proprio appartenere allo stesso universo, di conseguenza non trattano affatto la medesima continuity.
BronxWarriors3Difficile collocarli secondo criteri cronologici, se non per anno di uscita in sala.
Vi occorre sapere invece che entrambe le pellicole, partono sì da uno stesso plot, ma lo svolgimento, a livello di struttura narrativa, è eterogeneo e divergente. Diametralmente opposto.
Chiunque potrebbe guardar prima sia l’uno che l’altro. Il tutto risulterebbe lo stesso plausibile, causa, l’utilizzo dei medesimi elementi costituitivi (Trash, le bande, la multinazionale cattiva, il tenente-boss di fine livello, la giovane innamorata del protagonista, ecc…).
I perché sono facilmente rintracciabili a livello di operazione commerciale, che valse a Castellari, in quegli anni, un botteghino da record negli States, e che riuscì a battere, questo in graduatoria d’incasso in sala durante le prime settimane di proiezione, anche E.T. L’Extraterrestre di Spielberg (dello stesso anno).

L’operazione commerciale in questione, per l’appunto, faceva perno unicamente sul tentativo bronx202d’emulazione nostrano per quanto riguardava pellicole come: 1997: Fuga da New York di Carpenter o Interceptor: Il Guerriero della Strada (Mad Max) dell’australiano Miller. Notevoli sono i pregi che vi possiamo senza dubbio annoverare. Ma ancor di più, purtroppo, sono le falle.
Le storie sono ridicole, ed hanno vaghi riferimenti spiccioli d’origine ambientalista ed esistenzialista (molteplici concezioni di giustizia a seconda della chiave di lettura del contesto nel quale si è costretti a viverla, in questo caso si tratta del Bronx), ma il buon vecchio Castellari non è mai stato realmente capace di instaurare -attraverso le sue inquadrature prettamente d’origine spettacolosa- una vero e proprio ‘rapporto’ di pathos con il pubblico: ovvero autentici momenti delicati e di emotività, di una catarsi tangibile.
Tuttavia, nella regia d’azione (condita spesso e volentieri da slow motion e stunts), i pollici vanno inevitabilmente verso l’alto.
Tra le curiosità: Moana Pozzi appare in Fuga dal Bronx sotto le mentite spoglie (rigorosamente in latex attillato nero) di una capo banda armata di frusta. Ahrrr…

Luca Vecchi

Letto 7997 volte Ultima modifica il Domenica, 02 Gennaio 2011 12:48

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