Sabato, 11 Luglio 2009 14:25

Villa Ada capitolo primo

Scritto da P. D'Angelo & I. Castellani
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[MUSICA]

villa_adaROMA- Villa Ada quest'anno come d'altronde tutti gli anni dal 1994 oggi propone un programma vasto e ricco di concerti variegati, ma soprattutto appetibili. Tema portante della manifestazione è la contaminazione tra culture e tradizioni diverse, anche musicali, l'apertura mentale che permette ai popoli di crescere e agli esseri umani di evolvere. Noi, che seguiamo molti dei concerti in programma abbiamo deciso di raccontarvi la nostra esperienza a "puntate" e stavolta vi presentiamo: Giovanni Lindo Ferretti, Easy Star All Stars e Patti Smith...

 


Giovanni Lindo Ferretti "Reduce"

giovanni_lindo_ferrettiUna serata fredda e umida a Villa Ada, il laghetto emana fumi nebbiosi e il cielo è intriso di nuvole grigie. Il concerto in programma l'1 luglio è Reduce di Giovanni Lindo Ferretti, il timore è di ritrovarsi di fronte a un uomo in piena crisi mistica che propone un concerto-sermone in cui lui è il reverendo indiscusso.
Invece, con enorme sorpresa, ai nostri occhi si presenta una figura inizialmente timida e impacciata, ma successivamente, quando supera la tensione dovuta all'allontanamento dai live per cause di forza maggiore, tenace e grintosa, sorridente e impaziente di urlare le proprie passioni ritrovate.

Certo, del punk rock dei CCCP Fedeli alla Linea è rimasto ben poco se non le parole dei tempi in cui Ferretti era più vitale e proiettato verso l'anarchismo comunista e la lotta di classe, eppure la scaletta svela un attaccamento del cantautore al suo passato e all'epoca in cui al racconto estremo si accostava una carica di note essenziali e abilmente composte.

Apre Lorenzo Esposito Fornasari con un toccante tributo all'interprete siciliana Rosa Balistreri eseguendo con voce sopraffina "Mi votu e mi rivotu". Un modulatore di voci che nel corso di tutta la durata del concerto accompagna il paroliere Emiliano con suoni emanati dalle sue studiate corde vocali e, registrandole in loop, le accavalla fino a comporre melodie di una pienezza sconvolgente.
Con loro sul palco il violino di Ezio Bonicelli, inarrestabile e in continua sperimentazione di improvvisazioni cariche di emozioni e di impeto musicale, e l'organetto di Raffaele Pinelli, silenzioso, diligente e di grande mestiere. Il quartetto ci propone un excursus nei meandri della poesia composta e scomposta del presente e del passato di Ferretti. Brani tratti da quello che, a mio avviso, è uno dei più bei dischi mai scritti: Linea Gotica, secondo album in studio del Consorzio Suonatori Indipendenti.

La prima canzone estrapolata è "Cupe Vampe" dedicata all'incendio della biblioteca di Sarajevo e all'assedio della città jugoslava durante la guerra civile: "cupe vampe livide stanze, occhio cecchino etnico assassino, alto il sole: sete e sudore piena la luna: nessuna fortuna. Ci fotte la guerra che armi non ha, ci fotte la pace che ammazza qua e là, ci fottono i preti i pope i mullah 'ONU, la NATO, la civiltà. Bella la vita dentro un catino bersaglio mobile d'ogni cecchino. Bella la vita a Sarajevo città questa è la favola della viltà"

Si prosegue con "Sogni e Sintomi", "Esco" e "Irata" il cui testo contiene dei riferimenti al regista bolognese Pier Paolo Pasolini: "..ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per una irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né so fare domande... ".
Sempre dalla discografia dei CSI la band ci fa ascoltare "Accade" da Tabula Rasa Elettrificata album nato dopo il secondo viaggio di Giovanni Lindo Ferretti, in compagnia di Massimo Zamponi, in Mongolia. Viaggio che ha anche ispirato un bellissimo romanzo scritto a quattro mani (Ferretti - Zamponi) In Mongolia in retromarcia.

Verso la fine del live le teste che fino a quel momento erano rimaste immobili iniziano a ondeggiare e i corpi ad alzarsi, tutta Villa Ada raggiunge i piedi del palco per cantare "Amami" insieme al quartetto che, inizialmente, è calmo e accovacciato su delle sedie poste in fila e successivamente in piedi con il pubblico.
Un concerto a tratti di difficile attenzione e coinvolgimento, ma colmo di contenuti e di vertiginose scorribande armoniche e poetiche.
Al termine si tira un sospiro di sollievo per aver potuto assistere a uno spettacolo toccante, in cui la voce raccolta di Giovanni Lindo Ferretti riesce a colpire al cuore e a lasciarti senza fiato.

Paola D'Angelo

 


Easy Star All Stars più che mai

easystarall-starsEsistono album intoccabili che fanno parte della storia del rock e stanno immobili e indiscussi all'interno dei libri che raccolgono i dischi più belli di tutti i tempi. In tanti hanno provato a rivisitarli, riarrangiarli e addirittura stravolgerli, ma nessuno ha mai ottenuto l'approvazione e il successo di pubblico che invece hanno avuto gli Easy Star All Stars. Considerati tra le migliori reggae-dub band degli ultimi anni, giovedì 2 luglio hanno fatto tappa nella città eterna.

Portano dread e cappelli giamaicani, cantano e si muovono in pieno stile reggae, ma in realtà sono quattro newyorkesi con la passione per il battere in levare. Lo show si apre con i brani contenuti nel loro unico album di inediti Until that day, per poi sfociare nelle ormai celebri rivisitazioni dei classici del rock.
La strada verso la conversione dal rock al dub è inaugurata da "With a little help from my friends" , cover contenuta nel loro ultimo lavoro in studio Easy Star's Lonely Hearts Dub Band.

Assistere all'esecuzione ondeggiante di una canzone che solo Joe Cocker ebbe il coraggio di riproporre in una versione urlante e oltraggiosa, provoca una strana sensazione. Riescono a creare abilmente un ponte virtuale tra l'acidità della psichedelia e la ballabilità del dub. Inarrestabili e instancabili sguazzano felicemente tra i Pink Floyd, dalla cui rivisitazione è nato The Dub Side of the Moon, i Beatles e i Radiohead.
"Breathe in the Air", "On the Run", "Time", "The Great Gig in the Sky" per poi concludere la parentesi rosa con una divertentissima "Money" con tanto di cori e sciarpe roteanti.
Forse le cover più riuscite sono "Paranoid Android" e "Karma Police" estratte dal loro secondo lavoro in studio Radiodread . Certo Tom York probabilmente avrà qualcosa da ridire in merito, ma nel ritornello di "Karma Police" devo ammettere che i ritmi rocksteady calzavano a pennello.
Vengono trasformati in stile rastafari anche "Lucy in the sky with diamond", "She's leaving home", "When I'm sixty-four" e "Sgt Pepper's lonely hearts club band" con la batteria in origine semplice ed essenziale di Ringo Starr potenziata in rimshot. Mentre "A day in the life" è il brano che riesce a coinvolgere emotivamente e ammutolire il pubblico che, fino a quell'istante, non aveva smesso di dondolare.

Si procede con l'unico bis del concerto, a metà esibizione il cantante esce dal palco per dare spazio agli assoli strumentali: chitarra, batteria, sax, trombone, tastiere e di nuovo chitarra. Tutti ci chiediamo che fine abbia fatto la voce solista, perché non saluta il pubblico festante e sovrappopolato di Villa Ada. Ma mi giro indietro e, esattamente alle mie spalle, lo vedo ballare e sorridere pronto ad accogliere i suoi fan e magari lasciare qualche autografo: un mito! Take a rest. Slot Machine HotLine is a novelty in the catalogue of the company NetEnt https://50-spins.com/hotline-slot/ The Theme of the slot is made in the spirit of Miami 80s. Developer NetEnt, when creating Hotline used retro style.

Paola D'Angelo

 


Patti Smith: la leggenda

patti-smithLe leggende non cambiano. Le leggende non muoiono. Le leggende non smettono mai di creare, di sperimentare. D'altronde, se escludiamo queste opzioni, non si potrebbe considerare tale. Patti Smith è una leggenda. Non è mai cambiata, non cambierà mai. La sua intrapendenza, la sua forza, la sua vita passata, la sua arte e il suo esser donna fanno di lei ciò che oggi possiamo vedere e sentire. Una dimostrazione per il pubblico italiano è stata quella del concerto che Patti ha tenuto in forma acustica insieme al fidato chitarrista di sempre Lenny Kaye e alla figlia Jesse Smith, talentuosa e apprezzata pianista, a Villa Ada per il consueto festival estivo Roma incontra il Mondo, giunto alla sedicesima edizione.

Quando l'arte di una donna come Patti, poetessa, pittrice, scrittrice viene rievocata attraverso i suoi concerti che, quasi incredibilmente riesce ancora a sostenere, la tensione e le aspettative salgono alle stelle. Ed è proprio alle stelle che Patti ha voluto farci arrivare. Proponendo molte delle sue migliori canzoni rielaborate in forma acustica, riuscendo così a distaccarsi anche se solo visivamente da quella sfumatura di rock e punk mai di basso livello che l'ha sempre caratterizzata. La sensazione che ne è emersa è quella che, anche se avesse sempre composto con questa formula acustica le proprie canzoni, sarebbe diventata comunque ciò che è oggi. La poesia, i ricordi, le speranze descritte riescono a far riemergere nei presenti tutto la forza e la commozione dei tempi che furono, i tempi in cui Patti faceva baldoria, era rock e se ne fregava della sua reputazione in onore di un'arte che rimarrà per sempre nella storia.

Tutto questo è accaduto a Villa Ada, con la Signora che urlava, si metteva a gattoni, ed ha persino chiesto al pubblico che era stato disposto sulle sedie (punto a sfavore per l'organizzazione, che ha pensato di disporre i presenti a sedere, in quanto il concerto era acustico) di alzarsi in piedi per ricevere l'emozione, linfa vitale per emanare quella forza di cui tutti avevamo bisogno.
Concerto meraviglioso, momenti toccanti, quasi commoventi. Non ha concesso il ritorno sul palco per un'acclamata, ultima canzone di fine concerto, come di solito accade. Ha fatto la scelta giusta. Non ce n'era assolutamente bisogno. Era stato tutto perfetto. Grazie Patti, grazie di esser rimastra ciò che eri. Globalizzazione e comsumismo non hanno intaccato la tua forma prima. E comunque Patti Smith non può cambiare, è una leggenda...

Iacopo Castellani

Letto 6514 volte Ultima modifica il Sabato, 11 Luglio 2009 14:47
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