Sabato, 11 Luglio 2009 14:13

Normali Marziani

Scritto da A. Passero, A. Grasso, I. Castellani
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1 luglio: cinematograficamente parlando...

[CINEMA]

musicaMercoledì primo luglio alle ore 21, presso la sala Rossa del decimo Municipio (piazza di Cinecittà 11) ha avuto inizio la prima serata di Normali Marziani - produzioni e spettacoli dall'Italia di dopodomani.  Realizzato in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, la rassegna si è riproposta il non facile obiettivo di rappresentare la realtà, attraverso stili narrativi alternativi e "piste" meno battute rispetto a quanto è solitamente veicolato dai media.


Spazio, in particolare, ai giovani che hanno avuto un'occasione di visibilità e di espressione di fronte ad un pubblico eterogeneo e incuriosito dai piccoli microcosmi narrati e da suggestive animazioni grafiche accompagnate dalla lettura di testi poetici. Oltre ad essere stata una manifestazione indiscutibilmente interessante per i contenuti, rappresenta di sicuro un'operazione, non l'unica certo, per erogare cultura anche in quartieri non centralissimi. "Lodi lodi lodi", direbbe qualcuno ironicamente, ma a tutti i Municipi che si prodigano in tal senso non lasciando così i propri abitanti in una condizione di "fame di stimoli culturali ed espressivi", noi plaudiamo.

La prima serata Marziana, dedicata alla sperimentazione video (grafica e videopoesia digitale, cinematografia e documentaristica), ha visto come protagonisti tre corti: il pluripremiato Sotto il mio giardino di Andrea Ludovichetti, Giganti di Fabio Mollo, miglior cortometraggio al 25° Torino Film Festival e selezionato per la 58° Berlinale ed infine LavoroLiquido di Michele Cinque, Premio Opera I.M.A.I.E. 2009 come "Miglior Documentario".
Storie di bambini alle prese con le proprie fantasie si sono alternate al racconto del precariato attuale o al ritratto "spietato" del sud Italia costretto fra discriminazioni e storie di mafia. Una serata, quindi, all'insegna delle emozioni e dello sperimentalismo che gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Cinecittà hanno saputo restituire agli spettatori piccoli frammenti di esistenze che in qualche modo possiamo dire di sentire anche nostre.

(Angelo Passero)



2 luglio: documentari marziani, ma non troppo

[CINEMA]

come-un-uomo-sulla-terra-bAl municipio 10 della città di Roma, si è tenuto dal 1 al 3 luglio scorso Normali Marziani, un format di nuove spettacolarità che coinvolge Teatro, Musica, VideoArte e Cinema. E proprio sul cinema vogliamo soffermarci, raccontando delle due pellicole-documentario, presentate Giovedì 2 Luglio, per il Terzo Modulo del Progetto "Avventure sul Presente".

All'interno della Sala Rossa abbiamo assistito a Come un uomo sulla terra di A. Segre- D. Ymer e a Ritorni di Giovanna Taviani, che insieme hanno trattato il difficoltoso tema dell'Immigrazione e dell'Integrazione, se non i retroscena che avvengono nei confronti di questi problemi sociali, spesso non compresi.
Come un Uomo sulla Terra, vincitore dell'ultima edizione del Salina DOC Film Festival, parla di Dag, uno studente di Giurisprudenza ad Addis Adeba, in Etiopia. A seguito della forte repressione politica nel suo paese, Dag decide di emigrare, attraverso via terra il deserto tra Sudan e Libia.

Siamo nel 2005 e in Libia si sono scatenate diverse problematiche: da un lato la violenza dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo e, dall'altro, le sopraffazioni subite dalla polizia Libica, responsabile di arresti e deportazioni non sempre estremamente "puliti".
Dag, tuttavia, nel suo lungo percorso riesce ad arrivare in Italia, a Roma, iniziando a frequentare la scuola di Italiano Asinitas Onlus coordinata da Marco Carsetti, insieme a svariati volontari: questo risulterà essere un punto di incontro per molti immigrati Africani. Attraverso l'insegnamento presso la Scuola Asinitas Onlus, Dag, imparerà non solo la lingua Italiana ma anche i segreti del video-documentario, decidendo di prendere in mano il progetto di raccogliere le memorie, non solo sue, ma anche dei suoi coetanei sul viaggio compiuto attraverso la Libia.
Questo documentario che ci mostra la vita reale di un uomo alla ricerca di una giustizia individuale, regala non solo un lungo viaggio commovente, ma anche una tematica che racconta sbagli inconcepibili. Uomini picchiati, donne che hanno subito abusi: qui non si parla di umanità, ma di sconcertanti testimonianze che ci aprono gli occhi su un mondo alla deriva. Attraverso i loro volti e i loro occhi capiamo la sofferenza del silenzio, di chi vuole ignorare o di chi, invece, semplicemente non sa.
Questo documentario, come molti suoi precedenti, mira a mostrarci le violenze nascoste dietro il Trattato Italia-Libia, proprio nel momento in cui il Colonnello Gheddafi ritorna in Italia, in occasione del G8.
E sono le parole di Dag a fare davvero la differenza: "Per me questa è la giustizia: dare voce a quelli che non hanno il potere".

Ritorni, presentato alla prima edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Extra, ci narra del fenomeno silenzioso dei movimenti migratori. Ci viene mostrato un insegnante di Lingua Araba presso l'Università di Catania, Karim Hannachi.
Quest'uomo, tunisino, è responsabile della comunità Maghrebina di Mazara del Vallo, possiede moglie e figli e, ogni anno come di consueto, attende la nave che lo riporterà ne suo paese per le vacanze, pronto ad abbracciare amici e parenti. Affrontiamo così questo viaggio attraverso gli occhi di Karim, dalla partenza, lungo il tragitto in nave fino all'arrivo in Tunisia: abbraccia la famiglia ritrovata, riapre l'antica porta di una casa abbandonata e compie innumerevoli passeggiate nel deserto con i figli. Spesso il distacco è difficile, come il ritorno nel paese d'origine: si presenta così pesante ed angoscioso, spesso impraticabile.
Il tema della separazione e della lontananza al centro del documentario della Taviani, tra le riflessioni dei due maggiori esponenti della cultura maghrebina, ovvero Assia Djebar e Tahar Ben Jelloun, ci racconta tre storie differenti, modi diversi di rispondere alla lontananza e al ritorno nella propria casa, scavalcando coloro che con ignoranza rendono ancora gli emigranti come emarginati sociali, pronti magari ad aprire una totale visione sulla scoperta l'uno dell'altro.

Alessia Grasso



3 luglio: la musica su Marte

[MUSICA]

underdogUltima serata quella del 3 luglio scorso per l'evento marziano a Roma, all'insegna della sperimentazione musicale, che vuole gettare uno sguardo, anzi un'orecchio, a quei gruppi che cercano di sprofondare in qualcosa di molto personale, quasi teatrale, letterario, qualcosa che dedica alla musica la più ampia concezione di arte.
Si parte con i Nu Indaco, band romana nata da un'idea di Mario Pio Mancini, storico fondatore degli Indaco, tra i maggiori esponenti della world music italiana e dall'incontro con Antonio Nastasi, tastierista e arrangiatore. La loro musica è fortemente radicata nella world music, ma la loro sperimentazione sta proprio nel cercare di congiungere questo stile a più influenze possibili, passando dal rock al folk, all'elettronica alla progressive, con un occhio alla tradizione della Sardegna.

Fra l'esibizione di un gruppo e il siccessivo, il pubblico è stato catturato dai monologhi teatrali divisi in tre atti della bravissima Nicole Sartirani, che proponeva lo spettacolo Schifo di niente paura di nessuno.

Si è proseguito poi con gli Underdog, eccentrico e giovane gruppo romano, dalle particolari e accattivanti sonorità. Il dolce cantato di Barbara che si attorciglia alla satanica voce di Diego al basso per una confortevole scarica di adrenalina. Il tutto accompagnato da sonorità free jazz, rock e sperimentazione elettronica amalgamata ai suoni di violino e ad inaspettate architetture di batteria.

Altro atto teatrale e salgono sul palco i Torpedo, stralunato ensamble di artisti che spazziano fra matrice dub, eccentriche sonorità punk e spruzzi di drum'n'bass/reggae gettati nel pentolone indie-hiphop per chiudere la loro folle ricerca di un suono proprio.Come si direbbe in gergo: roba per muovere il culo!

Ultimo atto teatrale e sale sul palco l'ultimo gruppo marziano della serata, i Qbeta, unico gruppo non romano salito fino a Roma dalla stupenda Siracusa. Non per niente il loro suono è un mix di sonorità mediterranee latineggianti, folk e funk per far muovere, rock e etniche per concedere al pubblico presente le essenze e gli umori del sud.
Il festival si conclude e la musica marziana se ne torna sul suo pianeta. Speriamo che il prossimo anno i marziani di turno optino per suonare di nuovo sulla Terra: è stata uan bellissima esperienza!

Iacopo Castellani

Letto 5905 volte Ultima modifica il Giovedì, 16 Luglio 2009 12:54
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