Martedì, 21 Aprile 2009 11:50

P. Ducci, Non ho mai detto che sarei rimasta fino alla fine

Scritto da Daniela Cutolo
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Paola_DucciLIBRI- Dopo A bucarmi il cuore ecco un nuovo testo raccolto nella collana "I corti", della casa editrice Il caso e il vento. Non ho mai detto che sarei rimasta fino alla fine, esperimento narrativo della scrittrice Paola Ducci, già conosciuta nel panorama letterario, come autrice e sceneggiatrice.


Questo romanzo, racchiuso appunto nella sezione narrativa della collana, è un esempio di scrittura che non ama sentirsi racchiusa all'interno di un genere solo. Assapora, nello scorrere, andamenti ogni volta diversi intrattenendoci con interesse. 

E' un mondo fatto di uomini e donne, chiusi nel vortice di sentimenti sempre nuovi e contrastanti che però non emergono come elementi assoluti della narrazione. Il centro dell'interesse, infatti, viene spostato sugli oggetti, veri protagonisti indiscussi della pagina scritta.
Sono loro che accompagnano i personaggi nel viaggio dell'immaginazione. Laddove ci sembra che il senso venga a mancare, così da creare momenti di silenzio o di domanda, sono gli oggetti che ci soccorrono, congiungendo i pensieri che spesso sembrano fuggirci di mano.
La storia è uno scorrere lento di immagini che non sembrano volerci condurre verso alcuna conclusione. Il pensiero, si libra lontano dagli schemi riconosciuti. Il linguaggio forte, naturale ci trattiene in una dimensione reale che vorremmo abbandonare, ma non possiamo.
Ciò che matura in noi è una  sensazione di rottura, un collasso della positività che blocca l'idea di un equilibrio, tra la vita di ognuno ed il suo scorrere apparentemente imperturbato.
In un mondo in cui ognuno crede di poter controllare se stesso, la vita nella sua materialità ci scuote ricordandoci la fragilità di cui è portatrice.
La solitudine conseguente alla scoperta di un'assenza. La mancanza di una leggerezza ambita, ricercata.
L'immagine del sogno come simbolo di un distacco, di un viaggio verso un'immaginazione aperta alla scoperta di un tutto oniricamente distorto. Il desiderio di possedere questo e molto altro e per farlo, ciò che ci viene in soccorso è la materia. La realtà sociale che ci trattiene a terra, che ironicamente si propone come unico strumento di riuscita. La speranza che, laddove la mente non riesce a condurci, perché paralizzata, sia il mondo con i suoi dettami economici e sociali a trarci in salvo, a permetterci di tornare dove un tempo, con occhi di bambino, osservavamo  la vita sorriderci. 

Un testo interessante, scritto con grande ironia e genuinità. Lontano da schemi filosofici o da quella scuola letteraria che vorrebbe parlare di vita solo se veicolata da una scrittura, spesso lontana dalle vicende di ognuno.
Un'indagine, questa invece, aperta a tutti, vicina a quell'unico pezzo di vita che possiamo dire d'avere tutti in comune. praha sexoprague
Potremmo insomma definire questo romanzo come esempio di quell'occasione montaliana, che in poesie come "Forse un mattino andando in un'aria di vetro", si rivela in tutta la sua forza di senso. Il reale, anche solo per un attimo, si palesa nella sua vera natura.
Paola Ducci non fa altro che protrarre questa sensazione e per farlo chiede aiuto a tutte quelle COSE che, apparentemente, sembrano essere l'unico aspetto vero del nostro esistere, ma che in realtà ne sono solo l'ostacolo maggiore.

Paola Ducci, Non ho mai detto che sarei rimasta fino alla fine, Il Caso e Il Vento, pag 112, € 12

Letto 7743 volte Ultima modifica il Giovedì, 23 Aprile 2009 00:21

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