Giovedì, 24 Marzo 2011 00:12

Sartre si confessa a teatro

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[TEATRO]

CIMG8384ROMA- Erano una coppia invidiabile, chiunque a quei tempi avrebbe voluto vivere una storia intensa e avvolgente come la loro, strana ma davvero sensazionale: lei, Simone De Beauvoir, femminista famosa, lui, Jean- Paul Sartre, filosofo esistenzialista. Parigi, il loro punto di incontro, ma anche quello della loro separazione, avvenuta solo a causa della sopraggiunta morte dello scrittore nel 1980.

In questi giorni la storia dello scrittore francese, le sue opere e le sue memorie vengono portati sul palcoscenico da Ennio Coltorti, attore e direttore del teatro che ospita la commedia Ritratto di Sartre da giovane di Maricla Boggio fino al prossimo 18 aprile.
Il posto è quello giusto, Le stanze segrete, un teatro accogliente ed intimo, nato nel 1992: un divano bianco ed un tavolo di marmo su cui è posato un libro, La nausea, con intorno tante sedie dello stesso colore per gli spettatori, sono gli elementi giusti per accogliere i tre attori che ci hanno invitato a gustare e sorseggiare gocce di vita di uno dei massimi esponenti della cultura del Novecento, Sartre.
Un uomo che ha costruito la sua esistenza nutrendosi di arte ed estetica, riversando il suo amore per la vita sulla donna che ha sempre amato, nonostante la sua propensione nell’elargire opportune dosi di ammirazione verso altre donne che hanno attraversato il suo percorso nel mondo.
I suoi pensieri filosofici si intrecciano con il racconto della sua vita, il suo rapporto straordinario con le donne a cominciare da quello con sua madre, con le amiche materne, con le sue studentesse e soprattutto l’amore per Simone de Beauvoir, fantasticamente interpretata da una splendida Gianna Paola Scaffidi.

Le continue incursioni del passato dello scrittore rendono il dialogo tra i due coniugi incalzante, sartre3pericolosamente travolgente, quasi come se lo spettatore si sentisse parte integrante di esso con i continui richiami alle sue opere più famose, come La nausea. Fondamentale appare la presenza in scena di un’altra donna, interpretata da una deliziosa Glenda Canino, la quale porta nella rappresentazione tutte le altre figure femminili desiderate e coccolate dallo scrittore francese. Perché è proprio di figure che si parla, donne bellissime e provocanti, secondo quanto sosteneva lo scrittore nelle sue lettere inviate alla consorte, ma che non hanno lasciato un segno indelebile nella sua vita. Proprio perché la donna che tradiva ripetutamente, il suo “castoro”, come osava chiamarla, era l’unica in grado di raccogliere il suo amore, quello vero e puro, nel suo modo così filosofico di vedere la vita.
Un sottofondo musicale accompagna la scena, il protrarsi delle letture e lo scorrere del tempo, il quale consente agli spettatori di inoltrarsi in un periodo storico e culturale in cui la passione per la vita passava attraverso il filo di inchiostro di una penna fatta scivolare su un foglio, che crea storie e racconta emozioni che nessuno strumento moderno saprebbe riprodurre.
La bravura degli attori che si sono esibiti ci fa strada verso la comprensione della rappresentazione della vita e la morte, come due facce di una stessa medaglia, al cui confine vengono posti la passione, l’ardore e la curiosità per il mondo, sia esso contingente che spirituale, estetico e metafisico.
Quando le luci si spengono e la stanza rimane al buio, ci accorgiamo che ciò a cui abbiamo assistito non è stata solo una rappresentazione teatrale, ma neanche un semplice elogio: è stata la condivisione di un’esperienza di vita e la gioia nel percepire e accogliere ogni singola manifestazione dell’esistenza. Quella di un filosofo, ma anche quella di un uomo come pochi.

Eva Di Tullio

Letto 21306 volte Ultima modifica il Giovedì, 24 Marzo 2011 10:49

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