Martedì, 21 Dicembre 2010 15:21

P. Thiam e G. Cecconi, Il cielo sopra Ibrahima

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LIBRO-  Storie che si raccontano e raccontano; storie di vita emozionate ed emozionanti; storie che fanno pensare e riflettere; storie che prendono forma come creta attraverso le parole degli autori, Penda Thiam e Giuseppe Cecconi che hanno dato vita a Il cielo sopra Ibrahima. Un libro che puntella lentamente, ma con dolcezza l’indifferenza più algida dell’animo umano attraverso queste narrazioni. Un libro che anche gli stessi autori ritengono parli da sè.


Edito da Giovane Africa è stato realizzato per conto dell’Associazione Thiaroye sur Mer O.N.L.U.S. di Pontedera e rende omaggio alle storie di vita raccontate e ai loro protagonisti, che con una lente di ingrandimento spiegano il rapporto immigrati-italiani, in particolare come gli immigrati giudicano gli italiani :
Gli italiani hanno sovente opinioni differenti, contraddittorie, perfino opposte, sugli stranieri [...]. Invece gli immigrati, all’unisono, la pensano nel medesimo identico modo sui costumi, le abitudini, i modi di fare degli italiani.
Nello specifico sono i senegalesi ad aver capito e conosciuto bene l’italiano medio, con i suoi vizi e le sue virtù, i suoi comportamenti variegati e con vista acuta, con un’occhiata rapida e un perspicace intuito colgono al volo la tipologia dell’italiano. Il loro giudizio è riassunto in una sola parola, ‘tubab’ che vuol dire l’uomo bianco e tutto ciò che gli appartiene e lo contraddistingue con pregi e difetti... Non siete curiosi di scoprire il resto?
Le descrizioni e le vicende narrate sono alquanto affascinanti e proiettano il lettore in una dimensione che spesso non si considera: la sfera dello straniero in Italia. Un “mappamondo” che mescola sensibilità, tenacia, forza.

Questo libro racchiude nel suo scrigno miracoli italiani che lasciano esterefatti e fanno ancora sperare. Il testo scorre fluido perchè contraddistinto dalla semplicità e naturalità delle espressioni e dei contenuti. Un susseguirsi di parole che riempiono di luce nuova il lettore, che prova a proiettare l’immagine di sè in quelle determinate circostanze, mettendosi virtualmente alla prova, ma difficili da capire se non si è completamente immersi in queste vicende come i protagonisti: bisognerebbe “andare alla ricerca del nostro prossimo” per capire. Andare oltre noi stessi, i nostri pregiudizi e la normalità delle nostra quotidianità. Normalità invece che gli immigrati devono spesso sudare in un Paese straniero...Ed è proprio questo il senso del libro!
Gli immigrati sono semplicemente ‘immigrati’ e differiscono dagli italiani per religione, abitudini e costumi, ma non per questo diversi da noi. Ma se hanno la fortuna di incontrare qualcuno che per loro diviene scudo, spalla e supporto come alcune di queste vicende raccontano, saranno grati per sempre.
Scusa se è poco”si dice ad un tratto in uno dei suoi racconti. E la risposta a questa affermazione è stata: “Il poco fa molto”. Che è un po’ sinonimo di incontro.

Penda Thiam e Giuseppe Cecconi, Il cielo sopra Ibraima, Giovane Africa, pag. 64

Maria Logroio

Letto 13611 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Dicembre 2010 15:25

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