Mercoledì, 24 Novembre 2010 01:33

Arts Santa Monica Barcellona

Scritto da Shiba
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[GRAFFIA(A)TI AD ARTE]

shibaAndare in Spagna per trovare un po’ d’Italia. Sulla Rambla si sente, come al solito, più l’italiano che il castigliano. Dopo aver contrattato in un inglese bofonchiato delle dieci di mattina (l’alba per Barcellona), ci rendiamo conto che anche il venditore di torroni è italiano, e così mi ricordo che Barcellona è in qualunque stagione una delle mete più amate dai miei connazionali.

Continuo il mio cammino tra le statue colorate e inverosimili, forse per l’umidità autunnale mancano i pollitos, così nessun cinguettio copre l’espressione, sempre in italiano, con cui mi viene chiesto di fare un’offerta: sto scattando foto ad una scenografia più che ad una maschera, direi quasi che l’accento è romano, ma forse mi rimbomba ancora qualcosa di casa nelle orecchie.
Ho la mia fedele guida in una mano, una busta griffata Custo Barcelona nell’altra, la macchina fotografica appesa al collo, e cerco un po’ di arte. Non ci si libera da quella che considero una dipendenza. Ed eccola sul lato destro della Rambla, dando le spalle a Plaça de Catalunya e andando verso il porto, il museo Arts Santa Monica. Entrata gratuita, ottimo direi per una turista con budget limitato, quindi inizio la scoperta, non so neanche cosa troverò.

Una bicicletta con TV incorporata, venti monitor in funzione incastrati nell’oro di un macchinone americano, computer vecchi e nuovi, e ancora TV, TV dappertutto. Ed io che credevo di essermene liberata almeno per qualche giorno di vacanza.

Fino al 5 dicembre 2010, l’arte discute della TV nella mostra TV/ARTS/TV, il titolo della mostra sembra incastrare il linguaggio artistico in quello del tubo catodico. Ci piace conservare quest’immagine antica perché qui le TV non hanno lo schermo piatto, e complicati calcoli tra pixel e pollici, ma raccontano la diatriba che da anni fa discutere gli artisti sul linguaggio della televisione. Ma anche qui come sulla Rambla sento parlare italiano, la voce è quella di Pier Paolo Pasolini, facile riconoscerla, è calma e pacata, insicura nelle idee chiare che esprimeva. Lui stesso si racconta e racconta la sua drammaturgia cinematografica. Sullo schermo Il Vangelo secondo Matteo e la Medea, Africa e Basilicata che si inseguono in una sequenza di immagini in bianco e nero, e Pasolini con i sottotitoli in inglese che spiega come il linguaggio cinematografico non cambi rispetto a quello letterario è, semplicemente, diverso.
Ancora Italia nella sequenza dei frame fotografati da Schifano, al secondo piano dell’Arts Santa Monica, un frammento di una realtà che il maestro dell’Arte Pop italiana viveva come la sua personale “finestra sul mondo”.
Una voce meridionale parla del ponte su Messina, non è un altro turista, ma l’immagine tratta dagli spezzoni che in tarda notte vedevo su Blob. Il nome di Berlusconi si ripete ad oltranza nella sala. Mi siedo e mi sento come a casa, davanti alla TV a guardare parte di un programma italiano, a sentire nomi che nel bene o nel male colpiscono il mio immaginario quotidiano. Sono gli spezzoni di Cinico TV, dei registi Ciprì e Maresco, scoperti da Enrico Ghezzi. A Silvio è una dedica trash che qui è presentata come un vero lavoro artistico.

Italiani ovunque? Qui credo che la loro presenza dipenda dal fatto che gli italiani sanno fare una grande arte e sapendo essere ipercritici nei confronti di loro stessi, tanto da non riuscire a cambiare se non scappando da quello che sono.

La mostra è ampia, tre piani di artistica TV! Lungo le scale un graffito dedicato ad Alice nel paese delle meraviglie, anche qui la fanciulla di Carroll che pare rappresentare questa generazione, mangia incoscientemente mentre il povero Bianconiglio è strozzato, forse è la giusta condanna per questo animaletto che conduce la piccola fanciulla in un mondo strano e confuso.
Tre piani con artisti del calibro di Bill Viola, Andy Warhol, Antoni Mintadas, Salvatod Dalì, John Cage, Wolf Vostell. Un percorso che sembra recente e che invece è già lontano circa cinquant’anni. E ancora c’è da chiedersi se siamo più osservatori o osservati; se siamo capaci di estraniarci dalle immagini che ci scorrono velocemente o se siamo estraniati da queste.
Barcellona si interroga su questo argomento e lo continua ad approfondire al MACBA; Museu d’Art Contemporani de Barcelona, di fronte ad in uno spazio invaso dagli skaters che sono grati al Meier tanto millantato dell’Ara Pacis. Qui, fino al 25 aprile 2011, potrete trovare un’altra mostra dedicata all’argomento TV e arte, Esteu a punt per a la televisió?
Ma vi raccomando, non andateci di domenica pomeriggio dopo le 15.00, io l’ho persa proprio per questo motivo!

Shiba

Letto 8917 volte Ultima modifica il Giovedì, 25 Novembre 2010 10:32

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