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Martedì, 09 Novembre 2010 14:41

Hallogallo performing Neu

Scritto da Salvatore Insana
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[MUSICA]

hallogallo2010ROMA- Erano tempi di cavalcate elettriche e indagini ai limiti dell'ordinaria sensorialità, quelli in cui band come Can, Neu, Faust e in primis Kraftwerk si addentravano nel panorama musicale europeo con dirompente e teutonica linfa innovativa.

Era il 1971 quando Michael Rother e Klaus Dinger fondarono i Neu (letteralmente “nuovo”), dopo le esperienze seminali con i Kraftwerk stessi. Un'incisione in 4 giorni e 3 notti, modulando genialmente la velocità delle tracce, sporcandone e distorcendone la “fedeltà sonora” con fare provocatorio, creando un mix tra ritmi sincopati rock e irresistibili battiti da primitivi dance floor, raggiungendo un'impalpabile soglia tanto stimolante nella sua semplicità minimale di accordi e di combinazioni strumentali, quanto capace di spingere verso un'ipnosi generata più dai composti riff di chitarra che dalle evoluzioni delle tastiere. Si provava allora l'esperienza alterata della lunga ed epica durata “progressiva”, fino allo stato di trance. Verso il punk che stava per giungere. Prefigurando il noise e le dissonanze di tanta ricerca sonora successiva.
Autori fino al '75 di tre album fondamentali per l'influenza che esercitarono su molte band a venire (da David Bowie ai Primal Scream fino ai Sonic Youth), i due tedeschi presero poi strade diverse, HalloGalloRothersempre restando nell'universo musicale “kraut” (per un approfondimento consiglio a tal riguardo gli scritti di Julian Cope).

Se Klaus Dinger, colui che curava soprattutto la sezione percussiva della band, è morto due anni fa, Michael Rother ha deciso di riportare in tour, per poche e ricercate date, così da creare rari e imperdibili eventi con ospiti d'eccezione, le sonorità del duo di ormai epiche origini ma di una stagione tutt'altro che ormai tra-passata.
Unica tappa italiana in un Circolo degli artisti stracolmo, lo scorso 27 ottobre, con il leader Rother in gran forma, sobrio, elegante sorridente ingegnere del suono, guida per percorsi strumentali da battito cardiaco forsennato. Con Aaron Mullan al basso e soprattutto, a sostituire degnamente il compianto compagno, con una guest star di lusso, Steve Shelley lo storico batterista proprio dei già citati Sonic Youth, eccezionale come sempre nella sua potente e insieme delicata capacità di controllo dinamico dei toni e dei ritmi dei brani, provvedendo con tal maestria a scortarci in avventure dall'andamento felicemente disorientante, tracce da sentire e vivere con il corpo più che con le sole orecchie.

Salvatore Insana

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