Lunedì, 31 Maggio 2010 19:54

La Nostra Vita, regia di D. Lucchetti

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00322671_bCINEMA- Claudio (Elio Germano) é un operaio trentenne con due figli ed una moglie incinta. Le giornate trascorrono senza infamia e senza lode, tra preparativi per l'arrivo del nuovo pargolo e pranzi domenicali con amici e parenti.

Non accade nulla di insolito, questo fino al parto di Elena (Isabella Ragonese), che si rivelerà essere un evento meno lieto di quanto ci si aspettasse: poichè la consorte del protagonista perderà la vita durante il parto e per Claudio sarà ricominciare da capo la propria esistenza con una rediviva consapevolezza.
Che il cinema italiano fosse un'industria in crisi, povera di idee e di mezzi, che si trova costretta ad attingere molto spesso dalla realtà viva e pulsante o peggio dalla cronaca sociale per drammatizzare le sue storie che ricalcano alla perfezione la vita di tutti i giorni, non è una novità; anzi oramai direi che è un callo al quale dobbiamo abituarci (per chi vuol fruire opere italiane o per chi coltiva l'ambizione di entrare in questo settore). Fatto sta che questa 'nobile' critica sociale sembra aver mero successo autocelebrativo da cinema dell'arte e di neo neorealismo dal quale nessuno apprende poiché la strada é bella che asfaltata e la direzione comune (questo in ambito lavorativo, familiare, civico, ecc.) la conosciamo tutti e chi vuol intendere intenda. Quindi, italiani: sotto col plasma da 46 pollici, la wii, il mutuo per andare in Costa Smeralda e guai a voi se pagate le tasse!

Da come avrete capito non sono un gran fruitore di prodotti nostrani, appunto perché non la-nostra-vitasopporto che un prodotto filmico, di qualunque natura esso sia (commerciale o di nobili intenti autoriali o di visioni personali) debba necessariamente attingere dai  quotidiani locali o farsi scudo di tematiche sociali al semplice scopo di esser prodotto/considerato/celebrato/premiato.
Il cinema degli anni '80 Hollywoodiano è stato il mio pane quotidiano in tenera età, questo perché (definizione da manuali e se volete vi cito anche la bibliografia dettagliata) il cinema deve ambire al sogno; una riorganizzazione della realtà per il materiale filmico a scopo di costruzione drammatica (almeno cerchiamo di arrivare ai livelli di Inarritu). Ed é per questo che personalmente non riesco a scindere, nel mio immaginario, Lucchetti da Lucini, Muccino da Soldini, compagnia bella e via discorrendo (senza dimenticare Ozpeteck con tutti quei colori, quei sessi, quei trans e quelle disgrazie facili). Poiché questi individui sono semplicemente l'erba di uno stesso fascio. Pseudo-autori non così autoriali che si fanno scudo di tematiche da Centro Sperimentale di Cinematografia per potersi permettere di realizzare i propri lavori.
Con un interesse, una curiosità, voyeristica ed un linguaggio di regia che hanno molte più cose in comune con il documentario o con le ricostruzioni drammatiche di Chi l'ha Visto? ma poco con il cinema per definizione.
La macchina é a spalla, su piani stretti, che indagano spesso e volentieri solo il volto di Germano (bravo perchè spontaneo e verace). La fotografia non é ignobile, insomma un prodotto onesto realizzato con due lire, ma scritto adeguatamente poiché attuale. Nulla più. Tutta questa eccitazione, sinceramente, io non l'ho carpita.

Luca Vecchi

Letto 8300 volte Ultima modifica il Domenica, 02 Gennaio 2011 12:27

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