CD MUSICA- Rimasti scossi da Squallor, Gemboy, Prophilax? Ok, voi potete cliccare da un’altra parte e mi raccomando, non vi azzardate a toccare questo cd. Gli altri possono continuare a leggere. Parliamo di un cd targato 2009, ma di cui si può ancora discutere.
A tutti sarà capitato di trovare qualche adesivo degli Sgroove nei posti più disparati della Capitale. Eccoli qua: quattro menti malate che ruotano incessantemente attorno ad un unico concetto, tanto per confermare che i maschietti pensano sempre ad una cosa. Ebbene si, 15 tracce che riescono a girare senza sosta su argomenti bassi, sfrontati, al limite della decenza e decisamente privi di censura. La loro ultima demenzialità è Abbey Ruzz, secondo lavoro realizzato in studio (al One Music Studios di Roma) dopo Ruzzer than you (2006), e di cui forse in un periodo come questo – dove la limitazione e la censura si annida in ogni dove – è quello da ascoltare per potersi dire “Ah ecco, allora non tutto deve rientrare in un limite!”.
Un demential rock che – stranamente – non ha niente da invidiare all’indie rock di questi ultimi tempi. Ecco perché dopo aver sentito questo cd – e dopo una estenuante lotta alla scissione testo/musica – ti viene voglia di mangiarti le mani: se fossero riusciti a calibrare le argomentazioni, e i termini, il lavoro sarebbe risultato decisamente migliore.
Ma i ragazzi sono goliardici. E allora non ci resta che dare uno sguardo al lavoro cercando di distrarci un po’ dai testi (e vi sfido a riuscirci!), o al massimo ascoltandolo stampandovi un bel sorriso sulla faccina. Se raggiungete il Nirvana nella musica degli Sgroove troverete dei ragazzi che dietro rutti, parolacce e testi esplicitamente pornografici nascondono timidamente un sound rock-punk tipicamente anni ’80.
L’opener, “Mike Naison”, è una delle più rock dell’album, quello old style che non scontenta mai nessuno. “Vilnegligenza” è addirittura una perla – nel porcile – meravigliosamente punk, in cui la sintesi tra batteria e chitarra riesce persino ad aiutarci a dimenticare il testo. Nonostante la voce qui assomigli paurosamente a quella di Renga. Da citare è senza dubbio lo sfottò a quella musica “tunz tunz” commerciale-discotecara, unito all’egocentrismo del chitarrista Turu , orchestrato in “Turunduruzz”. Assolutamente vuota musicalmente, ma unica traccia che forse non parla di organi sessuali e prende in giro una musica veramente inutile.
Stranamente, ma lo posso dire, c’è anche una best track dell’album: “Un trans di nome Istor lo chiamerò Transistor”, di cui già il titolo è un programma. Le sonorità sono riconducibili a quelle dei Kaiser Chiefs. Estremamente rock, divertente e incalzante è “Horror Turu”, che non manca di omaggiare i miti dell’horror-music, intramezzando la follia di questo gruppo di Gaeta con accenni di “Jaws” di Joel McNeely e della gobliniana “Profondo rosso”. Seguono brani senza troppa rilevanza (se non quella di un pop-rock andato a male) eccezion fatta per “L’omino nel cervello” dagli ottimi risvolti funk-rock. Melodiche ed anche troppo orecchiabili “Bassa Moralmente” e “Caciomarzolino”: pericolo tormentone già dopo il primo ascolto.
Avevate mai avuto a che fare con glam rozzo???
TRACKLIST:
1. Mike Nailon
2. Bassa Moralmente
3. Vilnegligenza
4. T.V.B.
5. Caciomarzolino
6. Fa Mi Sega Re (i soliti accordi)
7. Turunduruzz
8. Un trans di nome Istor lo chiamerò Transistor
9. Personal
10. Horror Turu
11. La ciotta Irene
12. Sto cacando
13. L'omino del cervello
14. Caffè Song
15. www.sgroove.com
Emiliana Pistillo
