[TEATRO]

bisbetica-locandinaROMA–  Una delle più rappresentate commedie di William Shakespeare per uno spettacolo nel pieno rispetto della tradizione, ma con diversi tratti di originalità e innovazione. Si tratta de La bisbetica domata, portata in scena al Teatro Ghione di Roma dal 23 febbraio al 7 marzo per la regia di Caterina Costantini.

La storia è nota: un ricco padre e due figlie da sistemare, Bianca (Fatima Ali Abdirashid), dolce, amabile e circondata da tre pretendenti, e Caterina (Selene Gandini), la maggiore, scontrosa, bisbetica e ribelle. La decisione di non concedere Bianca in sposa finché non sarà impalmata Caterina e il provvidenziale arrivo del nobile Petruccio (Alessandro Parise), in cerca di una ricca dote e incurante del brutto carattere di colei che potrà fornirgliela. Tra inganni, travestimenti e Selene_Gandinirivelazioni varie si celebrerà il matrimonio e, grazie al carattere forte e ad un comportamento anche più bisbetico e prepotente del suo, Petruccio riuscirà a domare la bella e riottosa Caterina.
Pochi invece sanno che questa storia è un altro esempio di meta-teatro, ovvero di teatro nel teatro, tante volte usato proprio da Shakespeare nelle sue opere. La commedia infatti è introdotta dalla storia di Sly, un calderaio ubriacone vittima, in una locanda, dello scherzo di un nobile burlone, che gli fa credere di essere in realtà un gran signore che ha vissuto per tanti anni in una sorta di sogno, nel quale era convinto di essere un povero calderaio. Nella stessa locanda si ferma una compagnia di attori girovaghi che per festeggiare il ‘risveglio’ del ricco signore viene pregata di rappresentare una delle sue commedie. 

Caterina_CostantiniCaterina Costantini ha voluto riproporre l’idea della cornice, ma invece della storia originale ha scelto di prendere spunto dalla realtà. Dal 1592 al 1594, infatti, i teatri di Londra furono chiusi a causa della peste e proprio in quel periodo Shakespeare scrisse, tra le altre opere, questa commedia. Nel suo spettacolo, dunque, la Costantini propone che sia una compagnia a riposo forzato a causa della peste a mettere in scena l’opera di un giovane scrittore, un po’ libertino e in crisi d’ispirazione, finalmente completata grazie allo stimolo di un lauto compenso.
Tradizione e innovazione, dunque. E proprio come accadeva nei teatri di Londra alla fine del ‘500, anche qui la scena è uno spazio vuoto, animato solo dall’azione e dalle parole degli attori, nonché dai colori brillanti dei loro costumi.
Una novità, invece, ammirare una Caterina bionda ed esile, a dispetto della sua lingua lunga, e una Bianca di colore, ipocrita e un po’ smorfiosa, come a voler sottolineare con i contrasti il gioco della commedia tra ciò che è e ciò che appare.
Tutti molto bravi gli interpreti. Oltre a Selene Gandini, Alessandro Parise e Fatima Ali Abdirashid, in scena Fernando Cormick, Vincenzo De Luca, Flaminia Fegarotti, Enrico Franchi, Federico Frignani, Gabriele Granito, Alberto Mancini, Saverio Mattei, Rodolfo Medina, Diego Maria Pianese, Vita Rosati. I costumi sono di Graziella Pera e le musiche di Luciano Francisci e Stefano Conti.

Emanuela Meschini


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MArteMagazine - Anno III - Numero 87
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