ROMA- Due identità, due stili, due carismi differenti Enrico Capuano e Luca Persico, ‘O Zulù dei 99Posse, che però lo scorso 4 marzo, al Qube (via di Portonaccio) - uno dei locali più noti della movida Capitolina– sono diventati sinergici, ‘sgonnellando’ sul palco, ognuno a proprio modo.
Questa apparente calma iniziale, il palco vuoto, la gente distratta da tutto e niente, era solo il preludio di una surreale atmosfera, che è esplosa un attimo dopo in una tempesta. Voce, gesti e ritmi tutt’altro che soft, un sound adrenalico che all’improvviso ha fatto sballare di gioia i presenti ritrovandosi, sotto l’effetto di luci affievolite, all’unisono con gli artisti in scena.
Gli artisti, accompagnati dalla band storica capuanense hanno improvvisato dal primo all’ultimo
istante, regalandoci un live d’eccezione. Un ping pong senza battute d’arresto, assecondandosi vicendevolmente e alternando folk rock, rock e rap, e a tratti mixando il tutto. E una nota di merito va alla band che ha seguito, senza perdere un colpo, le voci di scena, come fossero la loro esca.
Zulù, uno come noi, uno di noi, ma con una marcia in più: un artista a tutto tondo, per la sua perspicacia intellettiva e scorci di vita della sua terra natia, che ripropone continuamente nei suoi testi musicali, ritrovando un riscontro popolare di non poco effetto.
Capuano, energico e coinvolgente si distingue sulla scena come sempre per il suo folklore e la sua Tammuriatarock di non poco rilievo, che denota il suo style.
Due artisti che iniettano la linfa vitale nelle vene degli spettatori senza accorgersene, caricando anche le pile più scariche, se mai ci fossero. Per non parlare poi dell’ effetto fisico e mentale e della condivisione patriottica che questi live suscitano. Una serata che ha visto tutti coprotagonisti.
Maria Logroio
